Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsi – Lo spettro della recessione si affaccia sull’Australia, isola felice dell’economia mondiale. Per la prima volta in cinque anni, il trimestre si è chiuso con il segno meno e le prospettive non appaiono rosee. All’orizzonte, si stagliano l’annunciato fallimento del TPP e il probabile declassamento da parte delle agenzie di valutazione

1. LO SPAURACCHIO DELLA RECESSIONE – Da molti anni a questa parte, i risultati economici dell’Australia sono particolarmente lusinghieri. Il più grande Paese dell’Oceania, infatti, ha collezionato una lunga serie di dati positivi in materia economica che gli hanno permesso di raggiungere l’invidiabile risultato di essere da venticinque anni in crescita. Ma se per un periodo così lungo Canberra è stata in grado di tenere a debita distanza lo spettro della recessione, in queste settimane, per la prima volta, lo spauracchio del segno meno si fa concreto. A giustificare queste paure sono gli ultimi dati, pubblicati a dicembre, che vedono una perdita dello 0,5% del PIL nel periodo luglio-settembre rispetto al trimestre precedente. Ciò che spaventa maggiormente è il fatto che questa è la prima contrazione, dal 1991 a oggi, a non essere giustificata da “cause di forza maggiore”. Nel 2000, infatti, si ebbe una leggera contrazione dovuta alla cosiddetta “bolla delle dot-com”; nel 2008 fu la crisi finanziaria globale ad incidere negativamente sulle prestazioni trimestrali dell’Australia; e poi, nel 2011, furono le inondazioni nel Queensland a placare i bollenti spiriti dell’economia australiana.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – La sede della Banca Nazionale di Australia a Sidney

Ma il segno meno sul terzo trimestre del 2016 non è dovuto a nessun evento catastrofico, sia esso di natura finanziaria o meteorologica. Le cause di questa perdita nel PIL, piuttosto, sono da ricercare nelle cattive prestazioni in tre settori: investimenti delle imprese, edilizia e spesa pubblica. Nello specifico, gli investimenti delle imprese sono diminuiti del 3,2%, subendo la dodicesima contrazione trimestrale di fila; il settore dell’edilizia, invece, ha perso addirittura l’11,5%.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Scott Morrison, attuale Ministro delle Finanze australiano

2. ACCUSE AL GOVERNO E FALLIMENTO DEL TPP – Le deboli prestazioni dell’economia australiana hanno posto sul banco degli imputati il Governo di Canberra, il quale, in risposta alle accuse piovute, ha lamentato una scarsa collaborazione da parte delle forze politiche di opposizione. Scott Morrison, il Ministro delle Finanze, ha affermato che questo momento di difficoltà potrà essere superato solo se il Governo e gli altri partiti collaboreranno tra loro per approvare quelle riforme necessarie a far riprendere gli investimenti delle imprese.
Tuttavia, i futuri successi (o fallimenti) dell’economia australiana non dipenderanno esclusivamente dalle politiche interne adottate. Un ruolo centrale lo avranno anche i rapporti che Canberra sarà in grado di tessere con il resto del mondo e, nello specifico, con la regione dell’Asia-Pacifico. Rapporti che oggi sono dominati dall’incertezza, anche a seguito dell’annunciato smantellamento del neonato TPP, il Partenariato Trans-Pacifico. Il trattato, che per il momento è stato ratificato solo da un Paese su dodici, il Giappone, ha come obiettivo quello di promuovere gli scambi e gli investimenti tra gli Stati partecipanti. Ma le violente critiche che ha scatenato l’accordo hanno portato molti Paesi a riconsiderare la loro adesione. Tra questi, oltre al Vietnam, anche e soprattutto gli Stati Uniti d’America. Con l’elezione di Donald Trump alla presidenza, il TPP appare condannato. Già in campagna elettorale, il candidato repubblicano aveva fortemente attaccato il trattato (che d’altro canto non veniva difeso neanche dalla sua avversaria democratica, Hillary Clinton). Ora, a poche settimane dal suo insediamento alla Casa Bianca, il Presidente-eletto ha dichiarato che gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo durante il primo giorno della sua presidenza. Senza la partecipazione della prima economia mondiale, il TPP avrà poco senso di esistere.
In questo contesto, l’Australia dovrà ripensare la propria strategia commerciale e, forse, dovrà considerare una maggiore collaborazione economica con la Cina che dal fallimento del TPP potrebbe trarne vantaggio.

Embed from Getty Images

Fig. 3 – Fitch Ratings, una delle più importanti agenzie internazionali di valutazione

3. IL CLUB DEGLI “AAA” – Nel frattempo, sembrerebbe che le agenzie internazionali di valutazione stiano per declassare l’Australia. Il Paese dei canguri, per il momento, appartiene all’esclusivissimo club delle economie con rating AAA, insieme ad illustri (e ricchissimi) membri come il Lussemburgo, la Svezia, Singapore o il Liechtenstein. La perdita della terza A, secondo la ABC, la principale società di diffusione radio-televisiva australiana, sarebbe politicamente un disastro. Ma non necessariamente dal punto di vista economico.
Per Scott Morrison, il sopraccitato Ministro delle Finanze, infatti, il declassamento sarebbe una sciagura vera e propria. Per gli australiani, invece, le cose non cambierebbero minimamente. Sempre a detta di ABC, il declassamento non farebbe altro che porre l’economia di Canberra sullo stesso piano di quella di Washington che, dopotutto, è la prima del mondo. Il downgrade avrebbe un impatto sui prestiti futuri, ma non ci sarebbe alcuna differenza sul debito già esistente.
In ogni caso, al netto di questi scenari vagamente inquietanti che si profilano all’orizzonte, l’Australia potrebbe dopotutto non entrare in recessione. L’AFR (l’Australian Financial Review) sostiene che nel 2017 Canberra non subirà una cosiddetta recessione tecnica (che ricorre quando per due trimestri consecutivi vi è una diminuzione del PIL). Tanto meno non ci sarà una recessione economica (ovvero quando la variazione del PIL rispetto all’anno precedente è negativa di almeno l’1%). Le uniche conseguenze “reali” si avrebbero sulla crescita, che potrebbe essere troppo lenta, e sull’occupazione, con una mancata decrescita della disoccupazione.
Nulla di catastrofico, insomma, assicurano gli esperti. Certo è che, se Canberra non inizia a prendere delle decisioni nette nel prossimo futuro, le prospettive per l’economia australiana potrebbero peggiorare significativamente.

Gennaro Messina

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Per ben 101 trimestri, l’Australia non ha visto alcuna recessione economica. Questo impressionante filotto dura dal terzo trimestre del 1991. Meglio di Canberra ha fatto solo l’economia dei Paesi Bassi che, dal primo trimestre del 1983 al terzo trimestre del 2008, ha collezionato ben 103 trimestri senza recessione. Altre prestazioni impressionanti sono quelle della Polonia (87 trimestri senza recessione dal 1995) e del Canada, libero dallo spettro della recessione per un lungo periodo, dal 1960 al 1980 (ben 82 trimestri). [/box]

Foto di copertina di InfoMofo rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome