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Il ritorno del Canada in Africa tra diritti umani e sicurezza

Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau si è recato in visita ufficiale in Liberia e in Madagascar dove ha partecipato al XVI summit dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia con l’obiettivo di riallacciare i rapporti con i Paesi africani e portare avanti la sua campagna di difesa dei diritti umani

IL RITORNO DEL CANADA IN AFRICA — Con la sua presenza al XVI summit dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia che si è tenuto il 26 e il 27 Novembre a Antananarivo, capitale del Madagascar, il Primo ministro canadese Justin Trudeau ha concluso la sua prima visita ufficiale nel continente africano iniziata pochi giorni prima in Liberia. Il tour africano del Premier, oltre a essere un importante momento per ribadire l’impegno del Paese nella lotta al cambiamento climatico e nell’empowerment delle donne, temi fondanti delle politiche di sviluppo internazionale portate avanti dal Governo liberale eletto nel 2015, è stato un ulteriore passo nella strategia del Governo per rinnovare il suo impegno negli Stati africani, cercando anche nuovi alleati.

Fig. 1 – L’ex Primo Ministro canadese Stephen Harper 

La precedente amministrazione di Stephen Harper, esponente del partito conservatore e Primo ministro canadese dal 2006 al 2015, aveva infatti segnato un disinteresse del Governo per le operazioni di peacekeeping e gli aiuti esteri verso il continente africano, per concentrarsi su una politica estera fondata sulla lotta al terrorismo e le operazioni militari in Libia e Siria. Questo cambiamento di direzione in politica estera è probabilmente costato al Canada il seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2010 a causa del mancato voto favorevole di diversi Paesi arabi e africani storicamente amici. Il nuovo Governo sta invece guardando con rinnovato interessa al continente nero, forse anche in vista delle prossime elezioni del Consiglio di Sicurezza. Questa strategia di re-engagement in Africa era già evidente nel viaggio del ministro degli affari esteri Stéphane Dion in Etiopia, Kenya e Nigeria, volto a stabilire relazioni bilaterali con questi Paesi e a manifestare l’interesse e il futuro impegno per la sicurezza di questi Stati, e nell’annuncio dell’invio di 600 soldati nell’ambito di missioni di peacekeeping in Mali, Congo e Repubblica Centroafricana.

LA SCELTA DELLA LIBERIA — La decisione del Primo Ministro Trudeau di scegliere la Liberia come primo Paese in cui recarsi ha stupito molti osservatori date le poche relazioni tra i due Stati e la mancanza di interessi economici del Canada nel Paese. Tale scelta sembra essere principalmente di natura simbolica: la Liberia infatti vanta un primato importante, ovvero quella della prima elezione democratica di un presidente donna in uno stato dell’Africa post-coloniale. Ellen Johnson Sirleaf, al suo secondo mandato alla guida del Paese (2006 e 2011) e vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2011 insieme alle attiviste Tawakkul Karman e Leymah Gbowee, si erge a simbolo delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti.

Fig.2 – Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia. Nel 2011 riceve il Nobel per la pace per la sua battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace

Nei 14 anni di guerra civile che hanno devastato la Liberia le donne sono state probabilmente le più colpite, come dimostra un sondaggio dell’Organizzazione Mondiale della sanità che riporta come il 90% delle donne del Paese abbiano subito atti di violenza fisica o sessuale durante il conflitto. La violenza generalizzata e protratta nel tempo ha spinto molte donne ad assumere un ruolo attivo nel difficile processo di pacificazione del Paese incidendo positivamente sia sulla firma dei trattati di pace – attraverso proteste non violente – sia sulla loro implementazione attraverso un impegno attivo per la demilitarizzazione del Paese. L’elezione di Sirleaf nel 2006 costituisce un’ulteriore vittoria dei movimenti di donne liberiane che hanno portato avanti una massiccia campagna di sensibilizzazione sull’importanza dell’esercizio del diritto al voto. In questo contesto è chiara l’importanza della visita di Trudeau nella narrativa politica del Canada in cui la promozione dell’uguaglianza di genere è al centro delle politiche e dei programmi di sviluppo, nell’ottica che essa possa supportare un progresso economico e sociale sostenibile.
NON SOLO RETORICA —  Due sono i momenti ufficiali per cui sarà ricordata la visita del Primo Ministro canadese: la visita nella scuola elementare gestita dall’ONG canadese Right to Play e la partecipazione al panel sull’empowerment e la leadership delle donne e delle ragazze. Durante il dibattito Trudeau ha elogiato il lavoro della Sirleaf nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili e ha sottolineato come l’unico modo per avere una pace duratura e sostenibile sia puntare sull’emancipazione delle donne e incoraggiare gli uomini a sostenerle.

Fig. 3 – Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau al 38° Vancouver Pride Parade, 31 luglio 2016 

Il panel è stato anche un’occasione per ribadire l’interesse ad approfondire le relazioni tra i due Paesi che, seppur di natura abbastanza superficiale, sono sempre state buone. In particolare la Presidente della Liberia ha ricordato il prezioso aiuto del Canada durante la devastante epidemia di Ebola che ha sfinito le forze del Paese; il governo canadese ha infatti stanziato 130 milioni di dollari per rispondere all’emergenza Ebola in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Durante il dibattito, il Premier ha rinnovato l‘impegno a sostenere economicamente la stabilità della regione attraverso un piano quinquennale da 10 milioni di dollari per supportare le attività di UN Women nell’Africa occidentale, lo stanziamento di un milione e mezzo di dollari per il finanziamento, attraverso gli strumenti forniti dall’ONU, delle organizzazioni locali che lavorano sul ruolo delle donne nel mantenimento della pace, e un ulteriore milione per incoraggiare la partecipazione delle donne nella politica alle prossime elezioni del Paese che si terranno nel 2017.

DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI — Un altro tema affrontato durante il dibattito è quello dei diritti della comunità LGBT. Trudeau è notoriamente un sostenitore di omosessuali e transgender tanto da schierarsi apertamente per i loro diritti così come ha fatto durante il suo discorso al summit dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia.
La questione è stata però affrontata in modo piuttosto evasivo dal Primo ministro canadese e dalla sua controparte liberiana. Alla domanda su casa pensasse dell’opposizione del governo Liberiano ai matrimoni omosessuali Trudeau ha risposto che «Paesi differenti evolvono a differenti velocità per quanto riguarda questi diritti»  mentre Sirleaf ha affermato che non esistono leggi in Liberia che restringono il diritto degli individui di compiere le proprie scelte. La dichiarazione della Presidente non rispecchia la reale situazione del Paese in cui essere omosessuali è considerato un crimine punibile con pene fino a un anno di detenzione e dove non sono rari i casi di discriminazioni e violenze nei confronti della comunità LGBT. Le dichiarazioni dei due leader sono state accolte da diverse critiche sia dai sostenitori che dai detrattori della comunità LGBT e riaprono un discorso complesso che potrebbe entrare anche nei temi della prossima campagna elettorale.

Fig. 4 – In Liberia il codice penale prevede il reato di “Sodomia Volontaria” che prevede fino a un anno di prigione

Marcella Esposito

Un chicco in più 

La questione del riconoscimento dei diritti degli omosessuali è spesso strumentalizzata dai politici di alcuni Paesi africani che cercano di fare leva sulla richiesta del loro rispetto da parte delle Organizzazioni Internazionali e da altri Stati presentandola come un tentativo di ingerenza negli affari interni dei loro Paesi: l’omosessualità, infatti, è spesso vista come un prodotto occidentale estraneo alla cultura locale. Questo sembra anche il caso della Liberia e nel report di Human Rights Watch viene analizzato come proposte di legge discriminanti per gli omosessuali e inasprimento dell’intolleranza verso tali persone siano collegate anche alla percezione dell’ingerenza straniere, e nello specifico americana.

Foto di copertina di Justin In Markham-Unionville rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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