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    La destra statunitense: oltre il Neoliberismo

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    In seguito all’inizio della crisi economica e all’elezione di Barack Obama si è verificata una forte crescita di movimenti politici alternativi (rispetto alla corrente “neoliberista” moderata) all’interno della destra statunitense, ispirati anche da idee che negli anni Novanta avevano avuto difficoltà nel trovare un ampio sostegno. Analizziamone l’origine e le principali caratteristiche

    PALEOCONSERVATORISMO – Il paleoconservatorismo è una ben delineata filosofia politica conservatrice incentrata sul ristretto controllo dell’immigrazione, sulla lotta al multiculturalismo, sulla rivendicazione dei diritti degli Stati e, soprattutto, sull’isolazionismo rispetto alla politica estera e sul contrasto al libero commercio (con il fine di tutelare l’industria manufatturiera americana ed evitare la dipendenza dall’importazione). La voce più importante all’interno di questa corrente è sicuramente Pat Buchanan, giornalista ed ex-consigliere dei Presidenti Nixon, Ford e Reagan. Lo stesso Buchanan si candidò alla presidenza nel 1993 contro il Presidente repubblicano in carica George H.W. Bush (a testimonianza della divergenza di idee di questa corrente rispetto all’establishment repubblicano, incarnato dalla famiglia Bush). Molti, all’interno del movimento, si identificano con la “Old Right” del primo dopoguerra. Idee come l’uscita dalla Società delle Nazioni (coincidente oggi con l’uscita dall’ONU), opposizione al New Deal di Roosevelt (politiche di laissez-faire invece di stimoli alla domanda di tipo keynesiano) ed isolazionismo nella Seconda Guerra Mondiale (opposizione alla guerra in Iraq) coincidono quindi perfettamente con il programma paleoconservatore. Il supporto deciso alla “tradizione” si traduce infine nel sostegno a principi condivisi anche dal resto del Partito Repubblicano, come l’opposizione al secolarismo, al matrimonio gay, all’aborto, alla pena di morte, al secondo emendamento (cioè il diritto di possedere armi da fuoco), nonché all’ interpretazione originalista della costituzione statunitense (ossia l’idea secondo la quale il testo costituzionale andrebbe interpretato, in giurisprudenza, seguendo il significato originale attribuitogli dai padri costituenti). Va detto anche che il paleoconservatorismo non ha mai avuto un grande successo, anche perché si è sviluppato in un periodo (gli anni Novanta) in cui il sentimento populista non era ancora così diffuso tra la popolazione. Ciononostante, molte sue idee sono state adottate, volontariamente o meno, da recenti movimenti all’interno della destra americana. Dal paleoconservatorismo sembra infatti aver preso a piene mani lo stesso Trump: non a caso, Buchanan si è schierato a suo favore fin dal principio della campagna presidenziale (nonostante Trump lo avesse fortemente criticato in passato).

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    Fig. 1 –  Pat Buchanan, principale esponente della corrente paleoconservatrice

    TEA PARTY – Il movimento è sorto nel 2009 in risposta all’annuncio da parte del neo-eletto Presidente Obama dell’approvazione di un piano di salvataggio per i proprietari di case in bancarotta. Il nome fa riferimento al “Boston Tea Party” del 1773, che ebbe un ruolo fondamentale nell’inizio della Rivoluzione Americana. L’obiettivo dichiarato del movimento è un ritorno al conservatorismo fiscale e ad un limited government, cioè un governo che si limiti a svolgere una serie di funzioni essenziali senza interferire troppo nella vita dei cittadini. Fondamentale per il Tea Party è quindi una riduzione del debito e del deficit federale attraverso una riduzione della spesa governativa, seguite da una riduzione delle imposte (TEA= Taxed Enough Already, già abbastanza tassati). Secondo diversi sondaggi, a identificarsi con il movimento sono tra il 10% e il 30% degli statunitensi, specialmente uomini bianchi oltre i 45 anni, religiosi, facoltosi e istruiti. Grazie alla leadership di politici noti come Sarah Palin (soprattutto nella fase iniziale), Ron Paul (rappresentante della corrente libertaria) e Michele Bachmann, il partito ha avuto un forte impatto sulla politica interna del partito repubblicano, riuscendo a portare all’elezione diversi candidati che si riconoscevano nei suoi princìpi. Ciononostante, nel 2016 il movimento viene percepito come in declino per una serie di ragioni, come il ritiro dalla vita pubblica di alcune figure (come Bachmann e Palin), l’inconsistenza di altre, e l’ingresso nell’establishment repubblicano di molti (Nikki Haley, Marco Rubio, Trey Gowdy). I due esponenti più importanti rimangono forse Rand Paul (che però ha ottenuto risultati molto inferiori rispetto alle aspettative durante le primarie repubblicane) e Ted Cruz (nonostante la maggior parte del suo sostegno nel corso delle primarie sia arrivato dalla destra religiosa del Midwest).

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    Fig. 2 –  Protesta degli attivisti del Tea Party contro l’IRS (l’agenzia delle entrate statunitense)

    ALT-RIGHT – L’ultimo gruppo da analizzare è la cosiddetta “Alt-Right” (Alternative Right), difficilmente classificabile in quanto essenzialmente un movimento fondato sulla condivisione di contenuti online. Non si hanno infatti notizie di manifestazioni pubbliche organizzate dal movimento, del quale sarebbe comunque difficile identificare un leader. Saliti alla ribalta per il supporto al Presidente-eletto Trump, il gruppo sostiene posizioni di estrema destra in modo anche più esplicito rispetto ai paleoconservatori, allontanandosi quindi molto dagli obiettivi del Tea Party. L’Alt-Right è stata infatti associata con posizioni islamofobe, omofobe, e antifemministe, nonché a volte antisemite. Ciononostante, è difficile identificare in quale misura i contenuti siano condivisi con serietà e quanto invece siano pubblicati con l’intento di a provocare quelli che vengono ironicamente definiti Social Justice Warriors, cioè tutti coloro che predicherebbero idee giudicate eccessivamente “politicamente corrette”. Le principali piattaforme utilizzate per la condivisione di contenuti sono Twitter e Breitbart News, il cui ex direttore Steve Bannon è stato recentemente nominato consigliere del Presidente, provocando l’ira e lo sconcerto della gran parte dei media americani.

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    Fig. 3 –  Stephen Bannon, consigliere del Presidente-eletto Trump e direttore di “Breitbart News”

    CONCLUSIONE – In seguito ai disastrosi risultati dei candidati “moderati” nelle primarie repubblicane (in particolare Jeb Bush), l’establishment repubblicano sembra essere entrato in crisi. Considerando il vistoso declino del Tea Party dopo meno di un decennio dalla sua nascita, la futura direzione del partito sembra incerta come non mai, nonostante la vittoria ottenuta nel corso dello scorso mese. Per avere qualche indizio, sarà quindi fondamentale seguire con attenzione i primi provvedimenti del nuovo governo.

    Michele Boaretto

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    • Come accennato, Trump criticò fortemente Buchanan ai tempi della sua prima candidatura per aver fatto commenti esplicitamente offensivi su “neri, messicani ed omosessuali”. http://fusion.net/story/198276/donald-trump-pat-buchanan-election-2000-campaign/
    • Il “Boston Tea Party” del 1773 fu un atto di protesta contro il governo britannico, colpevole di aver imposto delle leggi sulla tassazione commerciale nonostante il popolo americano non avesse diritto ad una rappresentazione nel parlamento britannico. La protesta (e la escalation che ne seguì) viene vista come la scintilla che portò alla Guerra d’Indipendenza Americana. [/box]

    Foto di copertina di U.S. Embassy Jakarta, Indonesia Rilasciata su Flickr con licenza La destra statunitense: oltre il Neoliberismo 1 Attribution-NoDerivs License

    Michele Boaretto
    Michele Boaretto

    Nato a Padova nel 1994. Studio Relazioni Internazionali all’Università di Manchester, in precedenza ho studiato per un semestre in Spagna (Universidad Complutense) oltre ad aver studiato inglese per un anno in Canada. Particolarmente interessato alla politica statunitense ed europea, per il Caffè Geopolitico mi occupo principalmente di economia politica e di politica nordamericana.

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