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Emergenza rifugiati: aumentano i minori stranieri non accompagnati

In questi ultimi anni la presenza di  minori rifugiati nei centri di accoglienza europei è andata aumentando, soprattutto in Italia, dove sono giunti negli ultimi mesi oltre 16.800 minori non accompagnati. Questi rappresentano circa il 15% di tutti gli arrivi via mare, mentre nel 2015 costituivano appena l’8%. Si tratta quindi di una presenza elevata, che espone migliaia di bambini e ragazzi a gravi pericoli quali il traffico degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione minorile. Pericoli che le autorità europee e internazionali stanno cercando di ridurre attraverso diverse politiche volte a salvaguardare l’incolumità dei minori rifugiati

LE POLITICHE DI ACCOGLIENZA DEI MINORI IN EUROPA – Conformemente a quanto previsto dall’Art.3 della Convenzione sui diritti del fanciullo“tutti i minori che arrivano senza alcun riferimento familiare devono essere accolti nel Paese in cui sbarcano senza essere espulsi anche se provenienti da Paesi non in guerra e senza forme di persecuzione”. La norma richiama il principio del superiore interesse del minore e la necessità di assicurare condizioni di vita adeguate alla minore età.  Per queste ragioni, la Commissione Europea ha pubblicato uno studio “Policies, practices and data on unaccompanied minors” relativo agli Stati Membri dell’UE  e alla Norvegia. All’interno di questo studio possiamo riscontrare che nella maggior parte degli Stati membri dell’UE ai minori non accompagnati viene garantita protezione internazionale in accordo con la direttiva di Qualificazione Europea, e viene conferito loro  il permesso di soggiorno basato sullo status di rifugiato o sulla protezione sussidiaria. La legislazione dell’Unione Europea contiene previsioni specifiche relative alla protezione e all’integrazione dei minori non accompagnati. Per salvaguardare la loro vita quando si trovano al confine o nei territori dell’Unione Europea, vengono messe in atto misure di ricezione e garanzie procedurali fino al momento in cui non viene trovata una soluzione duratura. Nella maggior parte dei casi,  i bambini vengono subito separati dagli adulti per proteggerli dai trafficanti in modo da prevenire la ri-vittimizzazione. Viene offerto loro un alloggio appropriato e un tutore fin  dal primo momento. Successivamente si prosegue con l’accertamento d’età e delle origini familiari in quanto, a seguito delle sparizioni frequenti di bambini, gli Stati europei, secondo  la direttiva del Consiglio Europeo 2004/81/EC, possono offrire il permesso di soggiorno a tutte le vittime di traffico di esseri umani, in particolare ai minori, a cui vengono attribuite garanzie speciali come l’acquisizione di alloggi dedicati ai bambini. Stati come la Polonia e il Belgio  possono offrire permessi di soggiorno senza condizioni in modo da evitare che il minore affronti qualsiasi procedura amministrativa e/o burocratica.

Fig. 1 – Bambini nel campo rifugiati di Ritsona, a nord di Atene

Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, alcuni Stati come il Belgio e l’Olanda offrono centri di accoglienza specializzata per i minori i quali vengono seguiti nel loro percorso integrativo sociale, protetti da potenziali  ulteriori vulnerabilità. A seguito di questo programma di ricezione protetta, le sparizioni dei minori sono diminuite notevolmente; inoltre, per supportare la loro crescita personale, i bambini non accompagnati possono essere seguiti dalla figura di un tutore.  In Belgio esiste una struttura chiamata Guardianship Service che assegna il tutore, il quale può provenire o da una ONG o può essere un volontario o un privato cittadino. In Francia invece, esistono due forme di tutela, una per gli MSNA (Minori stranieri non accompagnati) orfani non richiedenti asilo che dipende dall’ASE (Aide Sociale à l’Enfance), l’altra per minori aventi parenti e che viene assegnata dal Conseil de Famille. Tuttavia alcuni Stati europei come la Grecia non dispongono di un sistema adeguato né per l’identificazione dei MSNA né per la loro segnalazione a meccanismi adeguati di protezione per i minori, sia presso i luoghi d’ingresso che all’interno del Paese. Ai minori rifugiati viene quindi riservato lo stesso trattamento che ricevono gli adulti: vengono generalmente arrestati e viene dato loro un ordine di detenzione ed espulsione in assenza di operatori specializzati nella cura dei minori. Inoltre vengono detenuti assieme agli adulti. Per questi motivi la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Grecia con la sentenza del 5 aprile 2011 per la detenzione e le condizioni di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che erano così gravi da violare la dignità umana.

L’AZIONE DELL’UNICEF VERSO I MINORI STRANIERI – L’UNICEF, agenzia ONU che si occupa della promozione dei diritti dei minori, sostiene i Governi nel monitoraggio degli standard di accoglienza dei minorenni migranti e rifugiati -con particolare attenzione per quelli non accompagnati- per assicurarsi che siano in linea con quanto previsto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Nel giugno 2015 l’UNICEF  ha anche presentato un rapporto dal nome “Pericolo ad ogni passo”, che documenta gli spaventosi rischi a cui i minori vanno incontro nella loro fuga dalle guerre. La stragrande maggioranza dei migranti è composta da bambini, i quali in genere sono anche vittime di trafficanti di esseri umani, sotto il sistema “pay as you go” (“pagare per partire”). Questo report afferma che i minori non accompagnati si inseriscono all’interno di questo sistema in modo da rimborsare i trafficanti che li hanno portati fuori dal loro Paese d’origine. Questo sistema li rende sfortunatamente vulnerabili al lavoro forzato e alla prostituzione tanto che alcune ragazze arrivano in Europa già in attesa di essere istradate verso tali occupazioni.  Secondo un nuovo Rapporto dell’UNICEF del 3 giugno 2015, la maggior parte dei bambini vittime di violenza in Europa centro-orientale e in Asia centrale sentono di non avere alcuna possibilità di denunciare alle autorità giudiziarie le violazioni dei propri diritti.  Il Rapporto UNICEF è focalizzato su Albania, Georgia, Kirghizistan e Montenegro. Ciò è dovuto sicuramente anche alla presenza di gruppi criminali i quali, nei primi flussi di immigrati diretti nello Stato greco, hanno visto nel traffico un vero e proprio business. Questi soggetti sono spesso visti come eroi da parte delle famiglie dei minori rifugiati che, incapaci di mantenere la prole, la affidano a questi criminali i quali promettono di inviare loro denaro regolarmente.

Fig. 2 – Il campo rifugiati di Petra, vicino al Monte Olimpo, coperto dalle prime nevi invernali

Le stime dell’UNICEF dal 2001 fino ad oggi parlano di 3.000 bambini albanesi vittime di traffico verso la Grecia, e attualmente i numeri non sono molto cambiati: l’80% dei bambini stranieri continua ad essere sfruttato per chiedere l’elemosina, per la prostituzione o per il lavoro clandestino. Proprio per combattere questo grave fenomeno Marie-Pierre Poirier, coordinatore speciale UNICEF per la crisi dei rifugiati e dei migranti in Europa, ha affermato: “Dobbiamo proteggere questi bambini da ogni tipo di abuso da parte di coloro che approfittano della situazione per sfruttare i loro sogni. Ogni Stato  ha l’obbligo di istituire sistemi di protezione dai rischi che i minorenni non accompagnati devono affrontare. Nell’Unione Europea c’è la possibilità di realizzare riforme politiche e legislative per aprire maggiori opportunità per canali sicuri, legali e regolari per questi bambini”.

L’ISTRUZIONE, UN OBIETTIVO DIFFICILE – La maggior parte dei minori che arrivano in Europa ha come unica priorità quella di lavorare da subito per guadagnare dei soldi da spedire poi alle loro famiglie. Nonostante gli Stati europei cerchino di inserire i minori all’ interno di percorsi d’integrazione basati sulla scolarizzazione, per i minori stranieri  finire sui banchi di scuola e studiare è ben lontano dal principale obiettivo  per il cui hanno lasciato la loro terra: lavorare per mantere le proprie famiglie.  Un bambino rifugiato ha cinque volte più probabilità di non frequentare la scuola rispetto ai coetanei. E quando possono andarci, è proprio a scuola che i bambini migranti e rifugiati incontrano il maggior rischio di rimanere vittime discriminazioni e bullismo. Al di là dell’ambito scolastico, spesso ostacoli giuridici impediscono ai bambini rifugiati e migranti di ricevere pari accesso ai servizi sociali rispetto ai coetanei residenti. Nei casi peggiori, la xenofobia può tradursi in veri e propri attacchi. Nel 2015, nella sola Germania, le autorità hanno registrato 850 attacchi contro edifici in cui erano ospitati rifugiati. Secondo il nuovo Rapporto Unicef “Uprooted : the growing crisis for refugee and migrants children” (scaricabile  qui ) per migliorare la tutela e l’aiuto per i bambini rifugiati e i migranti, sei azioni dovrebbero essere messe in pratica: intensificare la protezione da violenze e sfruttamento dei minorenni non accompagnati, porre fine alla loro detenzione, tenere le famiglie unite e conferire loro un riconoscimento legale, offrire opportunità educative e l’accesso a cure sanitarie, promuovere la conoscenza delle cause alla radice dei movimento di massa dei migranti, combattere la xenofobia, la discriminazione e l’emarginazione. Il rapporto mostra inoltre che, laddove vi siano rotte legali e sicure, la migrazione può offrire opportunità sia per i minori che migrano, sia per le comunità che li accolgono. Infatti i giovani migranti possono colmare le lacune nel mercato del lavoro, sia nelle funzioni più specializzate sia in quelle manuali, contribuendo spesso  alla crescita economica e all’ innovazione nei Paesi in cui sono stati ospitati.

Fig. 3 – Giovani rifugiati frequentano le lezioni in una scuola di Hochheim am Main, nella Germania occidentale

L’EUROPA È CAPACE DI INTEGRARE I MINORI?  Quale dovrebbe essere il percorso-tipo per l’accoglienza e l’integrazione di questi ragazzi? Nonostante gli sforzi,  fenomeni sociali quali il bullismo, il razzismo, la non-accettazione del diverso continuano a perseverare mentre sembra ancora lontano l’obiettivo dell’integrazione minorile. A prevalere è la scarsa attenzione per questi ragazzi, che vengono abbandonati a loro stessi,  diventando così facile preda di adulti organizzatori di attività illecite come la prostituzione. “Oggi l‘accoglienza  non è un dovere ma un progetto per il nostro futuro” queste le parole di Mons. Giancarlo Perego,  Direttore della Fondazione Migrantes. L’integrazione rappresenta un percorso essenziale verso lo sviluppo sostenibile la cui concezione viene esplicitata al meglio nel Rapporto Bruntland :“uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”. In seguito il concetto di sostenibilità è stato ampliato e ha acquisito un significato multidimensionale includendo questioni non solo di tutela ambientale e preservazione delle risorse naturali, ma anche di sviluppo economico e progresso sociale come diritto allo sviluppo dei Paesi più poveri e dei minori stranieri non accompagnati . Ogni intervento che opera verso l’interesse del minore dovrebbe configurarsi come un intervento integrato in cui le varie istituzioni collaborano insieme ad altri enti che si occupano dei minori alla ricerca di una soluzione adeguata che soddisfi i loro bisogni. Una politica sociale con lo scopo di inserire i minori deve includere al suo interno anche una dimensione formativa di tipo interculturale. Attraverso modelli di accoglienza e tutela adeguati il minore avrebbe gli strumenti adatti per ricostruirsi un nuovo equilibrio personale, indispensabile per il proprio percorso di crescita formativa. Il caso emblematico della Grecia rispecchia la situazione di gran parte degli Stati europei quali il Belgio, la Spagna, l’Italia e la Francia che hanno molte carenze nel sistema di protezione dei minori non accompagnati che sollevano preoccupazioni sotto il profilo dei diritti umani. Ad ogni minore deve dunque essere garantito un trattamento idoneo sia esso di accoglienza o detenzione in modo che essi riescano a mantenere contatti con il mondo esterno e svolgere attività ricreative. Emerge quindi la necessità di riconoscere la piena centralità a questi minori da proteggere dagli abusi a cui sarebbero esposti, soprattutto se abbandonati dalla società presso la quale hanno cercato accoglienza.

Fig. 4 – Il Ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere partecipa a una classe di orientamento per immigrati e rifugiati a Berlino

Claudia D’Aprile

Un chicco in più

Oltre a combattere il traffico di esseri umani, l’UNICEF è impegnato anche nel raggiungimento entro il 2030 di un obiettivo di sviluppo del Millennio: la riduzione della mortalità infantile. Questo traguardo è raggiungibile solo se i Governi si concentreranno esclusivamente sui bambini più svantaggiati in particolare i minori non accompagnati. Le prime riduzioni di mortalità infantile devono andare a beneficio di coloro che affrontano i rischi maggiori in quanto secondo il rapporto UNICEF la quantit di decessi sotto i cinque anni che si verificano durante il periodo neonatale sta aumentando. Ciononostante, la metà dei 5,9 milioni di decessi sotto i 5 anni è stata provocata da malattie e infezioni come AIDS, malaria, dissenteria etc che avvengono prevalentemente in Africa orientale e meridionale, Asia meridionale e Africa occidentale e centrale . Dal 1990 a oggi, il tasso globale di mortalità sotto i cinque anni si è ridotto del 53%.

Foto di copertina di DFID – UK Department for International Development Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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