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Si preannuncia un autunno caldo per Cristina Kirchner, impegnata a risolvere diversi problemi in politica interna. Dal provvedimento salva-calcio ai dissidi con gli agricoltori, passando per la riforma delle telecomunicazioni, aumentano le critiche contro il Governo argentino

KIRCHNER… IN RETE – Ventitre per cento: è l’ultima statistica rilevata che riflette il grado di popolarità di Cristina Fernández de Kirchner nell’opinione pubblica argentina. E pensare che al momento della sua elezione, nel novembre del 2007, la “Presidenta” era stata celebrata in tutto il mondo per essere la terza donna ad essere eletta democraticamente Capo di Stato nella storia dell’America Latina, simbolo di un rinnovamento sociale di tutto il continente. E invece no: una serie di errori e di politiche imposte dall’alto (ovviamente con la regia del marito, l’ex presidente Néstor Kirchner) hanno fatto crollare il sostegno degli argentini alla Kirchner, che ora si trova più sola con molti gruppi di interesse opposti al Governo. La prima gatta da pelare, dopo la sonora sconfitta dell’Oficialismo del PJ alle elezioni di medio termine di giugno, si è presentata in agosto, in prossimità dell’inizio del campionato di calcio. Molte società hanno dovuto riconoscere le proprie difficoltà economiche e l’insolvenza nei confronti di Televisión Satelital Codificada, la compagnia televisiva detentrice dei diritti di trasmissione delle partite. AFA, l’associazione del calcio argentino, che avrebbe dovuto ricevere 268 milioni di pesos (circa 70 milioni di dollari) da TSC come pagamento della licenza per trasmettere gli incontri, ha deciso di rompere il contratto con l’emittente e di stipularne un altro con il Governo. La Casa Rosada ha versato 600 milioni di pesos (155,4 milioni di dollari) ad AFA per trasmettere le partite sul canale pubblico Canal 7 e altri 100 milioni di pesos (25,9 milioni di dollari) da “girare” ai club insolventi. Un notevole aumento nella spesa pubblica argentina, già elevata oltre le possibilità delle casse statali. Basti pensare che poche settimane dopo il Governo ha concluso un nuovo prestito con il Banco Interamericano di Sviluppo per un valore di 750 milioni di dollari.

PANEM ET CIRCENSES – Così diceva un proverbio romano che si rivela sempre attuale: dai al popolo da mangiare e da divertirsi, e non si ribellerà all’autorità. Il calcio è in effetti una vera e propria febbre per gli argentini e la manovra del Governo, anche se costosa, può essere servita per raffreddare potenziali tensioni provenienti da altri settori. Innanzitutto dal conflitto con gli agricoltori, che sembra ormai destinato a non essere risolto. I produttori agricoli, che costituiscono una lobby molto potente in Argentina, hanno deciso di interrompere lo sciopero intrapreso ad agosto per protestare nuovamente contro le tasse sull’esportazione di soia e carne, ma lo scontro sembra solo rimandato alla prossima puntata. La politica dei Kirchner sembra miope nel penalizzare quello che è il settore più importante per l’economia nazionale: l’aumento delle tasse, in parallelo con il crollo dei prezzi delle materie prime dovuto alla crisi finanziaria, ha fatto diminuire molto l’export argentino, decretando per il 2009 una crescita del PIL prossima allo zero. 

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ED ORA ANCHE LA TV – In più, in questi giorni lo scontro politico si è infiammato per lo scontro in Parlamento sul disegno di legge, presentato dal Governo, che mira a riformare il sistema radiotelevisivo nazionale. Attualmente vige una legge promulgata durante la dittatura militare, che la Casa Rosada vorrebbe modificare limitando le frequenze radio-video a disposizione di un singolo gruppo mediatico e impedendo ai fornitori di servizi telefonici di fornire anche prestazioni audio-video (tale facoltà sarebbe riservata solo a quelli con partecipazione pubblica). I destinatari del provvedimento sarebbero sostanzialmente due: il gruppo Clarín, principale “forza” dell’informazione argentina, e Telefónica, la compagnia spagnola che non potrà avere accesso al segmento audio-video. Telefónica era già stata penalizzata qualche mese fa con una sentenza che decretò illegale, in quanto lesiva della concorrenza, la fusione con Telecom Italia, presente nell’azionariato di Telecom Argentina. Pare che Carlos Slim, il magnate messicano delle telecomunicazioni in America Latina (in Argentina detiene già il principale operatore di telefonia mobile, Personal)nonché vicino ai Kirchner, sia intenzionato a rilevare la quota italiana di Telecom, limitando l’espansione del colosso spagnolo. Telecom Argentina ha al suo interno una partecipazione pubblica e potrebbe quindi espandere notevolmente il proprio business diventando praticamente monopolista anche nel settore dei servizi audio-visivi forniti attraverso il cavo telefonico. 

IL PANORAMA REGIONALE – La Camera argentina ha appena approvato il disegno di legge con l’astensione dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula al momento del voto. Provvedimenti restrittivi della libertà di stampa e di controllo statale sulle telecomunicazioni si sono registrati nelle ultime settimane anche in Venezuela, Ecuador e Bolivia. Sembra che in alcuni Paesi dell’ America del Sud stia prendendo piede un processo di arretramento rispetto al forte sviluppo delle istituzioni democratiche che si era verificato a partire dalla fine degli anni ’80. Tuttavia, mentre negli altri Stati citati i Governi sembrano solidi e stabili, in Argentina la posizione dei Kirchner si fa sempre più difficile ed isolata dal resto delle istituzioni e dei gruppi di potere locali. 

Davide Tentori 21 settembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

Foto: in alto, la "Presidenta" Kirchner di fianco a Diego Armando Maradona, c.t. della nazionale di calcio argentina

Sotto: la "sviolinata" di Cristina e del marito Néstor… sarà sufficiente per blandire il malcontento popolare?

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Attachè Economico. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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