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In 3 sorsi Il mese di novembre ha rappresentato un periodo di replacement inaspettati nella politica cinese. Il Governo ha sostituito alcune importanti cariche ministeriali, come quella del Ministro delle Finanze Lou Jiwei, destando non poca sorpresa fra gli esperti, che già parlano dell’ennesimo disaccordo fra il Presidente Xi Jinping e il Premier Li Keqiang

1. LO SLOWDOWN DELL’ECONOMIA CINESE – Come ormai è stato notato da tempo l’economia cinese sta subendo un forte rallentamento. Lo scorso anno il PIL cinese ha registrato una percentuale di crescita del 7,4%, la più bassa negli ultimi 24 anni, e le cause di questo sono spesso rintracciate nella sovracapacità industriale e nell’attuale situazione del mercato immobiliare del Paese. Proprio a fronte di queste difficoltà il Premier Li Keqiang ha da sempre sottolineato l’importanza di portare avanti alcune riforme, cosa certamente non facile ma necessaria per riportare il Paese agli antichi fasti. Inoltre il rallentamento della crescita è andato di pari passo con il forte accumulo del debito di molte imprese che, escluse quelle finanziarie, avevano accumulato già a metà 2015 ben 14,5 miliardi di dollari di debito, in percentuale il 131% del PIL cinese. Si stima che queste imprese, chiamate dagli esperti imprese “zombie”, sono e saranno responsabili del forte slowdown della RPC anche nell’immediato futuro, portando con la loro insolvenza concreti disagi anche alle banche, che spesso non possono garantire prestiti nemmeno alle compagnie più solide.

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Fig. 1 – Uno dei tanti cantieri per la costruzione di nuove abitazioni nell’area metropolitana di Pechino

2. XI VS LI – Una grande parte di imprese che in qualche modo frenano l’attuale crescita cinese si ritrova in quelle statali, le cosiddette SOE (State Owned Enterprises). Proprio sulla gestione di queste il Presidente e il Premier sembrano non essere in totale accordo, proponendo spesso opinioni in contrasto. Il Presidente Xi Jinping, infatti, ha riassunto la sua politica verso le SOE con stronger, better, bigger ovvero “più grandi e forti sono meglio è”, una frase che riassume l’importanza che Xi da a questa tipologia di imprese per la quali il Partito Comunista svolge un forte ruolo di gestione. Dall’altro lato, invece, il Premier Li Keqiang punterebbe ad un ridimensionamento delle SOE e ad una loro ristrutturazione che le porti a seguire sempre più le regole del mercato. Queste idee contrastanti non solo hanno messo in luce una disomogeneità nella leadership, ma hanno destato molta preoccupazione in un’ottica futura, dove una spaccatura nell’establishment potrebbe portare a conseguenze negative. Come da uso nel modello cinese il Presidente è anche capo del Partito e delle Forze armate; il Premier è capo del gabinetto ed è anche colui che si occupa più nello specifico dell’economia del Paese. Xi Jinping, però, ha spesso scombinato le carte in tavola, andando via via verso un maggiore accentramento dei poteri nelle sue mani. C’è chi sostiene sia corretto, vista la corruzione nelle amministrazioni precedenti,  e c’è chi invece sostiene che l’economia andrebbe lasciata in mano agli esperti come Li Keqiang. Proprio in questa cornice più ampia si potrebbe collocare la recente sostituzione del Ministro delle Finanze Lou Jiwei con il più giovane Xiao Jie.

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Fig. 2 – Il Presidente Xi Jinping (a sinistra) e il premier Li Keqiang durante una cerimonia pubblica

3. IL REPLACEMENT DEL MINISTRO DELLE FINANZE LOU JIWEI – Quella di Lou Jiwei non è stata l’unica sostituzione avvenuta all’interno del Governo: anche il Ministro della Sicurezza di Stato, Geng Huichang, è stato infatti da poco rimpiazzato con Chen Wenqing. Il replacement in ambito finanziario, però, ha suscitato sicuramente più scalpore. Lou Jiwei, 65 anni, è visto da molti come un estremamente competente in materia finanziaria, ben conosciuto in tutto il mondo e anche un buon riformista. Per questo ci si chiede come mai sia stato rimpiazzato e perché proprio con il meno famoso Xiao Jie. Quest’ultimo, 59 anni, non è affatto un principiante in materia fiscale e potrà giocare un ruolo fondamentale nella formulazione della riforma della tassa sulle proprietà. Va sottolineato anche che Lou Jiwei compirà a breve 66 anni, età della “pensione” per un ministro in Cina (salvo rare eccezioni), e non avrebbe comunque potuto continuare il suo ruolo dopo il prossimo Congresso del Partito. Tuttavia ciò non toglie che questa scelta sia stata vista da tutti come improvvisa. Lou ha infatti portato avanti il grande compito di ribilanciare l’economia cinese, da sempre troppo legata agli investimenti, ed era già occupato nella costruzione di un solido sistema di tassazione nazionale sulle proprietà e nell’espansione del mercato dei bond dei Governi locali, manovra fondamentale per snellire il debito creato da questi ultimi e per renderli sempre più indipendenti dal Governo centrale. Il nuovo Ministro, Xiao Jie, è sicuramente altrettanto competente in materia di tassazione ma ha una risonanza mondiale inferiore rispetto al suo predecessore. C’è chi vede dietro a questa sostituzione l’ennesimo tentativo di accentramento dei poteri da parte di Xi Jinping, optando per un candidato più malleabile contro uno più esplicito e conosciuto internazionalmente; e c’è chi invece non azzarda ipotesi, essendo la politica cinese una delle meno trasparenti in materia decisionale. Dunque non ci resta che attendere i prossimi sviluppi a partire già dall’imminente 2017 che potranno, almeno in parte, darci indicazioni maggiori sulle nuove scelte governative.

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Fig. 3 – Wolfgang Schauble, Ministro delle Finanze tedesco, e Lou Jiwei durante una conferenza stampa del G20 finanziario tenutosi in ottobre a Washington

Giulia Quarta

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Durante la campagna elettorale americana Lou Jiwei aveva definito Donald Trump come un “tipo irrazionale” e che non sarebbe ammissibile per gli Stati Uniti mantenere la leadership mondiale se le politiche commerciali proposte da Trump verso la Cina venissero implementate. Fra queste la più significativa riguarda l’imposizione di dazi sino al 45% sui prodotti cinesi, ritenuta da Lou una violazione delle regole della WTO.[/box]

Foto di copertina di United Nations Industrial Development Organization Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-NoDerivs License

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