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In 3 sorsi Lo scorso 8 novembre il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha iniziato una visita istituzionale in Giappone. Il viaggio ha avuto una durata di 4 giorni, ed è servito ai rappresentanti dei due Paesi per discutere dello stato e del futuro delle relazioni economiche e strategiche 1. UN MESSAGGIO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE – In un periodo così delicato a livello di politica interna, il viaggio in Giappone di Narendra Modi rappresenta un forte messaggio alla comunità internazionale. Infatti, se la situazione in India è instabile dopo che l’annuncio del ritiro dalla circolazione delle banconote di taglio più grande ha provocato una corsa agli sportelli delle banche, il Primo Ministro indiano ha concluso importanti accordi con un alleato fondamentale nello scenario geopolitico asiatico. Embed from Getty Images Fig.1 – Il Primo Ministro indiano Narendra Modi e il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe durante una cerimonia ufficiale a Tokyo, 11 novembre 2016 Modi è atterrato in Giappone l’8 novembre, dopo una sosta a Bangkok per rendere omaggio al re thailandese Bhumibol Adulyadej, deceduto nel mese di ottobre. Durante la sua permanenza nel Paese del Sol Levante, oltre all’incontro istituzionale con l’imperatore Akihito, il Primo Ministro Modi ha avuto l’occasione di visitare la numerosa comunità indiana presente a Tokyo, che lo ha accolto calorosamente. Durante il meeting programmato con i membri dell’India-Japan Business Leaders’ Forum, il Primo Ministro indiano ha cercato di promuovere il suo Paese nell’auspicio di attrarre gli investimenti e le tecnologie delle imprese giapponesi. Dopo aver ricordato di essersi impegnato personalmente nel favorire buoni rapporti con i partner giapponesi fin da quando era Primo Ministro dello Stato del Gujarat, Modi ha presentato il suo Paese come una terra di opportunità e di prospettive. Il suo obiettivo è quello di rendere l’economia indiana la più aperta al mondo, un enorme mercato ricco di risorse umane qualificate. L’India ha bisogno delle risorse e dei capitali degli investitori stranieri per realizzare il salto decisivo a livello economico e sociale. 2. LA COLLABORAZIONE SUL NUCLEARE CIVILE – Il momento più importante del viaggio di Modi è stata la firma dell’accordo sul nucleare civile con il Governo giapponese. Il patto prevede che l’India possa acquistare combustile, macchinari e impianti prodotti dalle aziende giapponesi, da utilizzare esclusivamente per scopi pacifici. I negoziati per un compromesso sul nucleare civile sono iniziati nel 2010, e solo adesso, dopo numerosi incontri, dichiarazioni congiunte e memorandum, si è arrivati alla firma. Ad aver influito sulla sua realizzazione è stata anche l’introduzione di una clausola di scissione del contratto, che si attiverebbe automaticamente nel caso in cui l’India dovesse condurre dei test nucleari. Il trattato, che dovrà essere approvato dal Parlamento giapponese, è stato annunciato dai due leader come una conquista nella lotta al cambiamento climatico. Embed from Getty Images Fig.2 – Conferenza stampa congiunta dei due leader presso la residenza ufficiale del Primo Ministro Shinzo Abe, 11 novembre 2016  Così il Giappone, unico Paese ad aver subito un bombardamento nucleare nella storia, firma un patto sul nucleare con uno dei pochi Stati a non aver mai aderito al trattato di non proliferazione. Si tratta dell’accordo internazionale firmato nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970, che assegna il diritto di sviluppare e possedere armi nucleari solamente ai 5 Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia). Secondo il Japan Times, l’accordo porterà grossi benefici all’industria dei macchinari nucleari giapponesi, le cui aziende principali, come la Mitsubishi e la Hitachi, faticano a recuperare dalle conseguenze del disastro di Fukushima del 2011. E darà anche un impulso positivo all’immagine del Primo Ministro Shinzo Abe, che negli ultimi mesi ha puntato molto sulla promozione dell’esportazione di infrastrutture come mezzo per rilanciare la crescita economica del Paese. Il Governo di New Delhi spera anche che il raggiungimento dell’intesa con il Giappone possa dare un impulso positivo per l’entrata del Paese nel gruppo dei fornitori nucleari, il Nuclear Supplier Group (NSG). È un’organizzazione nata nella seconda metà degli anni Settanta, proprio in risposta ad un test nucleare condotto dall’Esercito indiano. La paura era che il trattato di non proliferazione fosse insufficiente per controllare e limitare l’esportazione di materiali e tecnologie utili per la creazione di armi atomiche. L’associazione, che adesso include 48 firmatari, si è dimostrata divisa sulla decisione di ammettere l’India. Modi ha ricevuto appoggi importanti come quello di Barack Obama, il Presidente russo Putin, e dello stesso Primo Ministro giapponese Abe. Ma fino ad ora non è riuscito a superare la resistenza di Pechino e di altri Stati membri. 3. L’IMPORTANZA DELLE INFRASTRUTTURE – Nel corso di un evento ampiamente seguito dai media dei due Paesi, il Premier Abe ha mostrato al suo omologo indiano uno dei prodigi tecnologici di prim’ordine dell’industria giapponese: il famoso treno ad alta velocità Shinkansen. Durante la visita alle fabbriche Kawasaki di Kobe, dove vengono prodotti i convogli, i due leader hanno annunciato che collaboreranno per esportare la tecnologia del bullet train in India. Infatti la cooperazione con gli ingegneri giapponesi verrà sfruttata per la costruzione della linea ad alta velocità tra Mumbai e Ahmedabad, i cui lavori inizieranno nel 2018. Embed from Getty Images Fig.3 – Un treno ad alta velocità Shinkansen sfreccia attraverso una stazione di Tokyo  I Governi dei due Paesi hanno anche concluso la vendita di 12 aerei anfibi ShinMaywa US-2, che andranno a potenziare l’equipaggiamento della Marina e della Guardia Costiera indiana, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. Sono dei mezzi da soccorso capaci di decolli e atterraggi in piste corte, che possono trasportare anche un piccolo numero di truppe da combattimento. Ha trovato spazio durante la visita di Modi anche la firma di un accordo di collaborazione per lavorare in maniera congiunta allo sviluppo di infrastrutture di collegamento per il porto di Chabahar, in Iran. Chabahar, situata nel Golfo di Oman, è l’unico porto iraniano con accesso diretto all’Oceano. L’India ha intenzione di sfruttare questa connessione per spingere le sue relazioni commerciali con il Medio Oriente, in modo da poter bypassare le rotte terrestri che attraversano il Pakistan.

Antonino Clemente

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più Durante l’incontro sono stati anche firmati accordi minori in diversi ambiti: dall’ideazione di programmi per favorire lo scambio di conoscenze nel campo manifatturiero alla collaborazione nelle industrie tessili, alimentari e agricole; dalla cooperazione sui temi del trasporto pubblico e dello sviluppo urbano a quella nel campo degli scambi culturali. Anche il turismo ha avuto un ruolo di primo piano nelle discussioni di metà novembre. Si prevede di promuovere i flussi turistici grazie all’apertura di un’Organizzazione Nazionale Giapponese per il Turismo a Delhi, e l’utilizzo dell’industria cinematografica di Bollywood.[/box] Foto di copertina di narendramodiofficial Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License
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Antonino Clemente

Nato a Palermo nel 1992, una volta compiuti diciotto anni mi sono trasferito a Roma, dove ho conseguito la laurea magistrale in relazioni internazionali presso l’università LUISS Guido Carli. Da sempre mi divido tra due grandi passioni: la cultura spagnola e quella cinese. Ho raggiunto il mio grande sogno di vivere in Asia nel 2014, quando ho studiato 6 mesi all’Università di Macau, nel sud della Cina. Questa esperienza mi ha formato a livello accademico e personale, lasciandomi con un’estrema curiosità per la geopolitica del Sud-Est Asiatico. Al momento vivo a Siviglia, in Andalusia, e nel tempo libero mi dedico alla fotografia, digitale ed analogica.

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