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mercoledì 26 Febbraio 2020
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    Sudafrica: una nazione in rivolta

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    A partire dallo scorso 19 Settembre in Sudafrica si respira aria di rivoluzione. Gli studenti sono i protagonisti di questi cortei di protesta e ciò che viene reclamato è il diritto all’educazione. Il Governo sudafricano con la propria decisione di innalzare le tasse universitaria ha scosso un intero Paese

    UNIVERSITÀ IN RIVOLTA – In Sudafrica in quest’ultimo mese si respira un’aria poco distesa, fatta di scontri, proteste e discriminazioni. Oltre all’episodio di discriminazione razziale della Pretoria Girls High School, nelle varie università sudafricane si stanno svolgendo molte proteste. L’accesso ai campus è stato bloccato dalle università stesse e le lezioni sono state sospese. Il livello di tensione è molto alto e le ripercussioni son notevoli, infatti sono a rischio gli esami finali del semestre che si conclude a novembre.

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    Fig. 2 – Una manifestazione di massa del movimento Fees Must Fall all’Università di Witwatersrand a Johannesburg, 4 ottobre 2016

    Il motivo del malcontento è l’affermazione del Ministro dell’Educazione Nzimande, il quale la settimana scorsa ha annunciato la decisione del governo di consentire alle università di incrementare le rette fino all’8% per gli studenti le cui famiglie a reddito medio-alto. Il ministro dell’educazione ha ribadito che il diritto allo studio per gli studenti provenienti da famiglie a basso reddito rimarrebbe invariato, tuttavia questo aumento sarebbe giustificato dalla necessità di preservare la qualità dell’insegnamento, in particolar modo con la riduzione dei contributi statali verso le strutture universitarie.

    TASSE SALATE – Questa decisione non è piaciuta agli studenti, proprio per questo dallo scorso 13 settembre si stanno svolgendo cortei di protesta da Johannesburg a Durban, fino a Port Elizabeth e Cape Town nel Western Cape, che hanno causato la sospensione delle lezioni per alcuni giorni.

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    Fig. 2 – Anche gli studenti della Tshwane University Of Technology (TUT) protestano di fronte al Dipartimento per l’Alta Educazione e Formazione, chiedendo di Blade Nzimande, ministro dell’Istruzione sudafricano, 26 settembre 2016 

    Secondo gli studenti un aumento delle tasse determinerebbe un aumento ulteriore delle disparità tra ricchi e poveri: le famiglie colpite sarebbero quelle a reddito medio-basso  ed una decisione di tal tipo andrebbe ad erodere ulteriormente la classe media sudafricana, già di per sé molto ristretta. Vi sarebbe quindi una riduzione del numero di studenti che possono iscriversi all’università e quindi un regresso rispetto ai numerosi tentativi del passato di incrementare il numero di persone che ricevono un educazione di secondo livello.

    LA VERA RAGIONE – Negli ultimi anni si è registrata una diminuzione dei sussidi statali alle università e questo perché è cresciuto il costo della formazione universitaria di uno studente, poiché è aumentato il costo dei prodotti di importazione quali i libri, le riviste scientifiche, il costo degli hardware, dei software e dei materiali di ricerca. Per tale motivo il governo si troverebbe costretto ad autorizzare la richiesta da parte delle università sudafricane di aumentare la retta universitaria.

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    Fig.3 – Il Presidente sudafricano Jacob Zuma, nell’ultimo anno ha dovuto fronteggiare la crisi economica provocata dal crollo del Rand sudafricano

    Le decisioni prese dal Governo nel campo dell’istruzione sono solo la punta dell’ iceberg, infatti il Paese sta vivendo una profonda crisi economica. Lo scorso gennaio l’inflazione al 6,2%, ha portato a un lievitamento dei prezzi. Il Rand sudafricano a partire da dicembre 2015 ha perso il 15% nei confronti dell’euro ed il 13,5% rispetto al dollaro.

    LA CRISI DELL’ECONOMIA AFRICANA – Dal rapporto della World Bank di quest’anno era previsto una crescita del Prodotto interno lordo (PIL) dello 0.8% nel 2016, inferiore alla crescita registrata nello scorso anno dell’1.3%, il tasso più basso registrato dal 2009. Sempre secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e della World Bank, l’economia del Paese crescerebbe per il prossimo anno dell’1,7%. Tuttavia la borsa sudafricana dovrà affrontare il calo dei prezzi delle materie prime, gli effetti della stretta monetaria degli Stati Uniti, ossia l’innalzamento dei costi di finanziamento e la contrazione della domanda globale.
    Questa lenta crescita e riduzione nell’export sembrerebbe associata ad una mancanza di pressione competitiva nel proprio mercato produttivo. Il programma del Governo è quello di favorire la ripresa dell’economia con investimenti in infrastrutture, politiche industriali che sostengano i principali settori produttivi, quali il settore minerario, agricolo e manifatturiero. Per vincere la povertà che rappresenta ancora una piaga importante per il Paese, il governo sudafricano nel National Development Plan ha affermato di voler creare entro il 2020 cinque milioni di posti di lavoro e ha affermato la massima apertura alla green economy, la quale rappresenterebbe una grande fonte di posti di lavoro. Il quadro socio-economico complessivo non è dei migliori e la gestione economica degli anni scorsi di certo è stato uno dei principali responsabili dell’attuale situazione.

    Terfè Gerotto

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    È possibile approfondire sulla tematica dell’istruzione in Sudafrica qui.

    Informazioni più dettagliate sulla situazione economica attuale sono disponibili a questo link.

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    Foto di copertina di linh.m.do Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

    Terfè Gerotto
    Terfè Gerotto

    Nata ad Addis Abeba nel 1994, studentessa di giurisprudenza al terzo anno all’Università di Bologna. Molto interessata alle relazioni internazionali, ha partecipato a diverse simulazioni delle Nazioni Unite in Italia ed in Serbia, inoltre ha preso parte ad un Progetto europeo in Lettonia, nell’ambito del programma Youth in Action. Da sempre appassionata al sociale ed al mondo delle organizzazioni internazionali, è stata volontaria di Croce Rossa Italiana per quattro anni, Youth Ambassador per ONE.org, cofondatrice dell’associazione universitaria AlmaMUN Society, Junior Editor per l’University of Bologna Law Review ed attualmente coordinatrice della sezione giovani per il Nord Italia dell’NGO Italian Climate Network. Le piace molto il settore ambientale e il diritto internazionale. Al termine degli studi vorrebbe intraprendere una carriera internazionale.

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