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Quando si parla di prossimo intervento militare in Yemen si pensa sempre alle difficoltà incontrate in Iraq e Afghanistan. In realtà è da escludere un impegno su larga scala delle Forze Armate statunitensi

 

DOPO L’AFGHANISTAN, LO YEMEN? – E’ necessario comprendere che un intervento militare in Yemen non implica necessariamente un’invasione, opzione che anzi appare poco credibile visti gli attuali problemi logistici e la necessità di mantenere il massimo sforzo bellico in Afghanistan. Tuttavia quello che possiamo presumere – e che sembra confortato dalla promessa di maggiori investimenti per la sicurezza rivolti al governo di Sana’a – è un’azione di supporto e coordinazione. In questi ultimi anni lo Yemen si sta trovando in una situazione di “failed state” (letteralmente “stato fallito”), ovvero stato in disgregazione. Il paese sta già affrontando una guerra civile con la minoranza zaidita di fede sciita, supportata dall’Iran, e molte zone rurali sono sotto il controllo di bande tribali locali. Il governo del paese, di stampo dittatoriale, si trova così pressato su più lati e non riesce a mantenere il controllo su tutte il territorio. Il risultato è l’esistenza di comodi rifugi per gruppi estremisti quali Al-Qaeda o comunque i movimenti che ad essa si ispirano.

 

I MEZZI SCARSEGGIANO – E’ contro questi ultimi che lo sforzo USA si concentra, soprattutto vista l’inadeguatezza delle truppe regolari locali. Lo Yemen è un territorio che alterna zone desertiche e pressoché pianeggianti ad altipiani anche oltre i 2000 metri. Il profilo orografico non è particolarmente complesso, pertanto non bisogna pensare alle catene montuose afghane e la forma stretta e lunga del paese permette di arrivare facilmente ovunque. Tuttavia bisogna avere i mezzi per farlo. L’esercito dello Yemen è malamente armato ed equipaggiato sia per quanto riguarda le armi leggere sia per  i veicoli corazzati, tra i quali spiccano i vecchi tank T54-55 e i trasporti BTR di vecchia generazione, vulnerabili a molte armi anticarro degli ultimi anni, anche non sofisticate. Gli elicotteri da trasporto e d’attacco, una delle armi più efficaci in operazioni di counter-insurgency, sono pochi (meno di una ventina) e obsoleti, rendendo difficile un loro impiego continuativo. La stessa aviazione, che pure è fornita di alcuni cacciabombardieri efficienti, è pesantemente impegnata nella guerra ai ribelli zaiditi e ha subito alcune perdite dovute al fuoco antiaereo e alla cattiva manutenzione. A questo si aggiunga il fatto che i circa 65.000 effettivi delle forze armate non sono sufficienti per affrontare tutte le minacce e condurre operazioni di pulizia sistematica del territorio, soprattutto visto lo scarso livello di addestramento attuale. Le operazioni militari possono ottenere alcuni successi parziali contro gruppi minori, tuttavia per sradicare l’influenza di Al Qaeda o dei suoi affiliati richiede risorse maggiori.

 

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QUALE STRATEGIA? – Ecco dunque possibile ipotizzare su quali elementi dovrebbe basarsi la strategia USA nella regione. Essa sarà molto probabilmente basata sul rafforzamento dei dispositivi locali, in particolare per quanto riguarda il lavoro d’intelligence per l’individuazione dei bersagli (denaro, contatti, controllo delle telecomunicazioni). Si può supporre che Washington cerchi di evitare un coinvolgimento diretto ad alto profilo, sia perché diffidente riguardo al governo di Sana’a – mai considerato un partner affidabile a causa della sua vicinanza alla Russia e ai contrasti con gli alleati USA della regione – sia per non urtare la sensibilità di Mosca, sempre diffidente riguardo ad eventuali espansionismi americani in paesi tradizionalmente nella sua orbita. La notizia dell’invio della portaerei Eisenhower fa presumere un impiego dei droni, il cui utilizzo è sicuramente più discreto di quello di missili cruise e cacciabombardieri. Non sembra  infatti necessaria una pesante azione di bombardamento, quanto più la capacità di colpire in maniera mirata bersagli nascosti o in rapido movimento. Rimane comunque fondamentale l’efficienza delle forze locali sul lungo termine. Salvo situazioni dì emergenza che richiedano un intervento diretto USA, saranno infatti le forze yemenite a condurre la maggior parte delle operazioni. Il loro addestramento e il rifornimento di equipaggiamenti adeguati ai compiti richiesti sarà quindi importante per costruire una strategia vincente sul lungo corso.

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Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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