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AstroCaffèSpaceX ha annunciato un profilo di missione volto a far atterrare umani su Marte a metà degli anni Venti di questo secolo. Una sfida tecnologica ambiziosa, ma della quale sono stati forse trascurate alcune questioni giuridiche.

L’ANNUNCIO – Si sa, Elon Musk è un tipo abbastanza teatrale per quanto riguarda gli annunci. Non poteva farsi scappare l’occasione dell’International Astronautic Congress (Congresso internazionale dell’astronautica – IAC) in Messico per farne uno piuttosto grande. L’azienda spaziale da lui fondata, SpaceX, ha intenzione di inviare esseri umani su Marte intorno al 2024. Le voci su un’importante dichiarazione di Musk all’IAC prima del suo inizio hanno fatto sì che alla conferenza il pubblico non mancasse e che fosse più rumoroso rispetto a quanto si vede (o si sente) di solito al Congresso. Da tempo è noto che l’azienda di Hawthorne, California, ha nel mirino il pianeta rosso. Tuttavia, finora ciò che era stato pianificato ufficialmente non andava oltre a voli senza equipaggio del veicolo spaziale Dragon (ribattezzato Red Dragon) con opportune modifiche per il viaggio interplanetario e l’atterraggio. Ora queste missioni fanno parte di un progetto più grande e ambizioso e avranno il compito di fare da dimostratori tecnologici e apripista per i viaggi privati con equipaggio.

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Fig. 1 – Elon Musk

SU MARTE: COME? – Il profilo di missione pensato dalla SpaceX per arrivare su Marte è semplice e complesso allo stesso tempo. Il concetto base è usare un razzo di grandi dimensioni per trasportare in orbita terrestre prima l’astronave con equipaggio e successivamente una automatica di dimensioni simili per il rifornimento di carburante. I due veicoli effettueranno un rendezvous e si agganceranno. Una volta completate le operazioni di trasferimento di propellente, l’astronave con equipaggio accenderà i motori e si metterà su una traiettoria per Marte. L’entrata nell’atmosfera avverrebbe “di pancia”, un po’ come faceva lo Space Shuttle, dopodiché i razzi di manovra (in gergo tecnico thrusters) varierebbero l’assetto, permettendo un atterraggio verticale frenato dai motori principali. Il contatto con il suolo avverrebbe grazie ad apposite “zampe” estendibili.
Come detto inizialmente, il concetto base è semplice, ma è l’attuazione (come al solito) a rendere le cose complesse. Prima di tutto l’astronave. Secondo i disegni resi pubblici dalla SpaceX, le dimensioni sarebbero enormi: 49,5 metri di lunghezza, diametro massimo di 17 metri, peso a vuoto 150 tonnellate, equipaggio massimo di oltre 100 persone. L’energia elettrica sarebbe ricavata da pannelli solari dispiegati dopo aver lasciato l’orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit – LEO). Per arrivarci, serve un razzo molto potente e di grosse dimensioni. SpaceX ha pensato a un vettore alto 77 metri (con l’astronave agganciata arriva a 122 metri, 11 di più del Saturn V per capirci) e propulso da ben 42 motori di tipo Raptor in fase di sviluppo. Il carico trasportabile in LEO arriva a 550 tonnellate. Non è finita: l’azienda di Musk lo pensa anche riutilizzabile, con un atterraggio verticale frenato dagli stessi motori (come si sta sperimentando con il primo stadio del Falcon-9). L’astronave è pensata per tornare sulla Terra. Per risolvere il problema del carburante necessario al viaggio di ritorno, SpaceX pensa a una produzione in situ (ossia su Marte).

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Fig. 2 – Elon Musk presenta il progetto interplanetario della SpaceX alla IAC

(MOLTE) PROBLEMATICHE – In questa sede non saranno analizzate tutte le incognite tecnologiche che la missione implica, anche se leggendo il paragrafo precedente si può farsene un’idea. I problemi che prenderemo in considerazione sono ti tipo geopolitico e giuridico. Elon Musk ha più volte affermato, e confermato alla IAC, che il suo obiettivo finale è colonizzare Marte. Perciò è necessario farsi una domanda: di chi è il pianeta rosso? Secondo il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico (Outer Space Treaty – OST) di nessuno. Esso infatti all’articolo 2 vieta a qualsiasi Stato di dichiarare la propria sovranità sulla Luna e gli altri corpi celesti (quindi incluso Marte) con qualsiasi mezzo. SpaceX non è uno Stato, ma, sempre secondo l’OST, essendo un’azienda statunitense ricade nell’ambito dell’articolo 6, nel quale è previsto che i Paesi hanno responsabilità per le attività nello spazio anche per gli enti non governativi. Sembra tutto risolto, invece non è così. Se il programma della SpaceX avesse successo, si avrebbe una prima colonia permanente umana su Marte. Quale status giuridico avrebbe? Sarebbe equiparata alle basi scientifiche in Antartide? Avrebbe giurisdizione ONU? Domande che forse non ci si è posti fino in fondo. Inoltre, man mano che la colonia divenisse sempre più permanente, con gli abitanti con sempre minore desiderio di tornare nel pianete natale, come ci si regolerebbe? Che status avrebbero eventuali bambini nati lì? Sarebbero i primi marziani? E se dichiarassero l’indipendenza come fecero le tredici colonie britanniche che diedero vita agli USA? Ci fermiamo qui per non andare troppo oltre con la fantascienza, ma tutte queste sono questioni da prendere in considerazione se si ha l’obiettivo di colonizzare Marte o qualsiasi altro pianeta.

Video 1 – Il profilo di missione per Marte della SpaceX

Emiliano Battisti

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Potete consultare la presentazione della missione SpaceX verso Marte qui e il Trattato sullo Spazio Exra-atmosferico qui.

Elon Musk prevede che il costo del viaggio sarà di 100.000 dollari circa a testa. [/box]

Foto di copertina di Kevin M. Gill Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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