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    Teheran annuncia la cattura di Abdulmalik Rigi, capo dell’organizzazione Jundullah, una delle minacce più evidenti alla stabilità del Paese e allo stesso regime iraniano. Sullo sfondo rimane la tensione con Israele e gli Stati Uniti

     

    LA CATTURA DI RIGI – L’Iran ha annunciato oggi l’arresto del leader di Jundullah, il movimento di stampo terroristico sunnita e di base nel Sistan-Baluchistan, Abdulmalik Rigi. Jundullah, un’organizzazione che agisce in territorio iraniano tramite attentati contro obiettivi governativi e civili sciiti, è ritenuta responsabile dei gravi attentati che hanno colpito il Sud-Est del Paese nel maggio dell’anno scorso, alla vigilia delle elezioni presidenziali poi vinte (nelle polemiche) da Ahmadi-Nejad e, poi, nell’ottobre scorso, quando furono uccisi addirittura uomini di spicco dell’organizzazione dei Pasdaran, le milizie fedeli al Presidente e retaggio della Rivoluzione khomeinista del 1979. Il governo iraniano ha sempre accusato i servizi segreti occidentali, in particolar modo statunitensi a britannici, ma anche pakistani, di addestrare e fornire supporto logistico e finanziario a Jundullah, con l’obiettivo di provocare delle rivolte che avessero portato alla caduta del regime e a un colpo di Stato. In effetti, sembra abbastanza difficile che un movimento (per quanto radicato sul territorio Baluchi e sunnita, quindi fortemente caratterizzato da sentimenti anti-governativi, anti-persiani e anti-sciiti) piccolo e probabilmente con non molti membri, possa portare a termine attentati spettacolari come quelli compiuti in maggio e ottobre scorsi. Allo stesso modo, alcune fonti riportano con un certo grado di attendibilità la notizia secondo cui la precedente amministrazione statunitense guidata da George W. Bush abbia finanziato e aiutato in vari modi l’organizzazione terroristica.

     

    NUOVO ROUND NELLA SFIDA CON USA E ISRAELE – Il Ministro dell’Intelligence iraniana Heidar Moslehi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Fars, avrebbe dichiarato che il capo di Jundullah arrestato ieri avrebbe passato le ultime 24 ore prima della cattura in una non specificata base militare statunitense, oltre ad essere stato rifugiato anche in alcuni Paesi europei (anche questi, non specificati). Secondo le accuse di Moslehi, Rigi avrebbe ricevuto proprio dagli Stati Uniti un passaporto afghano e un lasciapassare per il territorio del Pakistan. Del resto, ad aggravare le accuse contro Islamabad, la stessa fonte ha dichiarato che Rigi spesso risiedeva in Pakistan, lasciando intendere che vi fosse in tutto ciò la complicità del governo pakistano, nemico regionale dell’Iran. L’arresto del leader di Jundullah sembra dunque essere più che altro una nuova puntata dello scontro a distanza tra Teheran e il mondo occidentale, in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna (con l’alleato Pakistan). Nel dichiarare che Rigi avrebbe passato del tempo in una base militare statunitense e sarebbe stato anche in Europa, Teheran ha voluto indirettamente (ma neanche troppo) accusare questi Paesi di tramare contro il proprio governo e la propria sovranità territoriale. Proprio nei giorni scorsi, mentre si discuteva di possibili nuove sanzioni economiche contro l’Iran, Ahmadi-Nejad aveva alzato i toni e annunciato di procedere all’arricchimento dell’uranio al 20% nelle proprie centrali nucleari. Allo stesso modo, vi sono state dure critiche anche nei confronti del governo italiano e del Primo Ministro Berlusconi, in risposta alla sua controversa visita di Stato in Israele e dei Pasdaran avevano addirittura assediato l’ambasciata italiana a Teheran.

     

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    UNA MOSSA PER IL PAESE – La cattura di Rigi offre un’ottima possibilità al regime iraniano di sferrare un colpo, soprattutto a livello di propaganda interna, contro le forze straniere, accusate di interferire negli affari interni dell’Iran, volendone causare una crisi. Ahmadi-Nejad e il proprio governo non si sono lasciati sfuggire questa occasione a l’hanno sfruttata, attaccando Washington, Londra e in parte Islamabad di cospirare contro Teheran. Il Sud-Est del Paese potrebbe essere risucchiato nel clima di euforia per l’arresto di Rigi e il colpo inferto a Jundullah, da anni fonte di instabilità soprattutto per questa zona dell’Iran, mentre nel resto del Paese potrebbe risalire l’orgoglio nazionale per quella che è venduta come uno smacco all’Occidente. In questo clima, sarà un po’ più facile per il Presidente iraniano portare avanti la propria retorica populista e nazionalista e, conseguentemente, continuare a perseguire l’obiettivo del nucleare, avendo dalla sua parte l’opinione pubblica, spinta a rivoltarsi contro le forze esterne al Paese, piuttosto che concentrarsi sulle divergenze interne.

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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