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martedì 18 Febbraio 2020
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    Lieberman Ministro della Difesa: un mese dopo

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    In 3 sorsi (MS) – Il 30 giugno termina il primo mese di presenza nel Governo israeliano di Avigdor Lieberman, nominato lo scorso maggio Ministro della Difesa.

    Personaggio controverso, residente in una colonia del West Bank, che in passato ha fatto discutere per alcune sue prese di posizione radicali sulla questione palestinese e sui rapporti con l’Egitto. Ecco un piccolo bilancio di queste sue prime settimane nell’esecutivo.

    IL CAMBIO DI GUARDIA E DI FILOSOFIA AL MINISTERO – Lieberman, Israeliano nato in Moldavia e leader del partito ultra-nazionalista Yisrael Beiteinu (“Israele Casa Nostra”), ha preso il posto di Moshe Ya’alon. Due profili molto diversi tra loro. Ya’alon è infatti una storica colonna della Likud – il partito del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, principale forza di governo –, esponente dell’ala più moderata e soprattutto ex Capo di Stato Maggiore dell’Idf (Israel Defence Forces), veterano sin dai tempi della Guerra dello Yom Kippur. Lieberman, invece, dalla Likud ne è fuoriuscito nel Novantasette in polemica proprio con Netanyahu – di cui era stato un fedelissimo sino a diventare suo capo di gabinetto – per fondare il suo movimento nazionalista con forti e inedite connotazioni secolariste, sulla base ideale degli israeliani di origine sovietica. Politico di professione con poca esperienza militare, Lieberman ha ricoperto diversi incarichi di Governo da allora, ultimo in ordine di tempo quello di Ministro degli Esteri durante l’ultima legislatura di Netanyahu. Un rapporto, quello con Bibi, segnato anche in quell’occasione da diversi contrasti, soprattutto sulla gestione della crisi di Gaza del 2014. Personaggio noto per le sue posizioni decise e radicali sulla questione palestinese e sulla sicurezza dello Stato Ebraico, il nuovo numero uno della Difesa ha fatto spesso parlare di sé con alcune proposte di legge controverse come quella, bloccata dalla Corte Suprema, sul divieto di correre per le elezioni per i partiti Arabi. Un sondaggio istantaneo pubblicato dal sito di news Walla! ha registrato come il 50% degli israeliani ritenesse sbagliato l’avvicendamento, con solo il 29% che invece considerasse il leader di Yisrael Beiteinu adatto al ruolo di Ministro della Difesa.

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    Fig.1 – Avigdor Lieberman in conferenza stampa a Gerusalemme, nel maggio 2016

    LE MOTIVAZIONI DELLA SCELTA DI BIBI E LE REAZIONI IN PATRIA – La nomina di Lieberman è servita al Primo Ministro Netanyahu per ampliare la sua coalizione di Governo, che godeva di una maggioranza di soli 61 seggi – diventati 67 con il nuovo rinforzo – su 120 all’interno del Knesset (il Parlamento Israeliano). Una mossa che ha fatto molto discutere, in Israele ma non solo. Tanti commentatori politici hanno definito il nuovo esecutivo come il più a destra della storia dello Stato Ebraico, in grado di destabilizzare ulteriormente la situazione geopolitica regionale. In particolare Haaretz – autorevole quotidiano, esponente dell’ala sinistra di Gerusalemme – ha così commentato: “E’ difficile immaginare da parte di Netanyahu una scelta più folle e irresponsabile che nominare Lieberman Ministro della difesa”. Parole dure sono arrivate anche da Bennie Begin, ex ministro e unico parlamentare della Likud ad astenersi al momento della votazione, che ha definito “esponenti della parte stupida della destra” i sostenitori dell’avvicendamento tra Lieberman e Ya’alon. Quest’ultimo, dal canto suo, dopo le dimissioni da ministro ha rassegnato anche quelle da deputato e ha dichiarato di voler prendere un periodo di pausa dalla politica aggiungendo che “le forze di estrema destra hanno preso il controllo di Israele e della Likud, stanno destabilizzando il nostro paese e mettendo paura ai nostri cittadini”. L’ex Ministro negli scorsi mesi si era scontrato frontalmente con Netanyahu, tra le altre cose, difendendo, in nome della libertà di opinione, alcune dichiarazioni di un Generale delle IDF (Israeli Defence Forces), che aveva paragonato l’atmosfera attuale di Israele a quella della Germania nazista facendo infuriare il Premier. Scontro che aveva seguito quello sul caso – ancora in via di risoluzione giudiziaria – di un soldato israeliano che a marzo aveva sparato a un assalitore palestinese ferito, uccidendolo e guadagnandosi il biasimo dei vertici militari e di Ya’alon. Da Bibi invece era arrivata una telefonata di supporto.

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    Fig.2 – Netanyahu visita un tratto di recinzione appena terminato, al confine giordano

    IL NUOVO MINISTRO ALLA PROVA DOPO TEL AVIV, YA’ALON ANNUNCIA IL RITORNO – Lieberman e Netanyahu, dal canto loro, non hanno perso tempo e hanno tirato dritto, forti anche del consenso della maggior parte del loro partito. Un primo assaggio del deciso cambio di passo del nuovo esecutivo si è avvertito con le forti reazioni a seguito della sparatoria, rivendicata da Hamas, che ha fatto quattro morti e nove feriti a Tel Aviv lo scorso 8 giugno. A seguito della stessa, Lieberman ha promesso di non lasciare impunito nessuno dei responsabili e ha fatto seguire alle parole i fatti. Innanzi tutto è stata reintrodotta la politica del non consegnare le salme dei terroristi alle famiglie – cui Ya’alon invece si era opposto – ma soprattutto sono stati immediatamente congelati 83.000 permessi di ingresso in Israele agli abitanti della Cisgiordania in occasione del Ramadan. La settimana scorsa, inoltre, il Ministro della Difesa ha deciso di revocare il permesso VIP al palestinese Muhammad Al-Madani – uno dei vertici di Fatah, da qualche mese impegnato in quelli che lui stesso ha definito “dialoghi di pace” – accusandolo di voler creare un partito sovversivo di Arabi israeliani e Ebrei Mizrahì (etnia tipica dei paesi arabi). Il gelo nei rapporti tra Israele e la Palestina sta toccando dei livelli sempre più bassi, esemplificati dalla duplice defezione nella conferenza di pace organizzata a Parigi dalla Francia ad inizio giugno. Per Netanyahu anche sul fronte interno si intravede all’orizzonte un nuovo problema di carattere politico. Giovedì scorso, infatti, Ya’alon è uscito allo scoperto e, dopo aver definito Bibi “un portatore di paura” e aver aggiunto che “Israele non corre alcun pericolo esistenziale, nemmeno riguardo all’Iran”, ha dichiarato che correrà come candidato premier alle prossime elezioni. Non è chiaro se lo farà tentando la scalata all’interno della Likud o se invece si arriverà a una scissione.

    Giulio Monga

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Tra le memorabili e controverse proposte di Lieberman, oltre a quelle già citate, si ricordano quella di chiedere agli israeliani un giuramento di fedeltà pena la revoca della cittadinanza e la recente richiesta di pena di morte per gli Arabi coinvolti in atti di terrorismo. Da Ministro aveva premuto per un deciso bombardamento delle stazioni di gas, di centri commerciali e banche palestinesi. E’ passato alla storia politica israeliana il suo “deve andare all’inferno” riferito all’ex rais egiziano Mubarak.

    Per avere più credibilità nonostante questa fama retorica, durante l’insediamento ha citato una recente conversazione con l’attuale presidente dell’Egitto Al-Sisi da cui era emersa la necessità che Israele e la Palestina ritornassero a parlarsi usando il confronto come “una reale opportunità”.

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    Foto: U.S. Embassy Tel Aviv

    Giulio Monga
    Giulio Monga

    Classe ’93. Studente di giurisprudenza con passione per il diritto internazionale e i diritti umani. Giornalista in erba che cerca di farsi strada da alcuni anni con collaborazioni frenetiche. Appassionato da sempre di geopolitica – Stati Uniti e Medio Oriente su tutti -, uno dei pochi a leggere il Corriere partendo dalla pagina degli Esteri. Sogno un futuro in questi campi. Interesse per la politica e a volte perfino per chi la fa. Amore per la musica e per il Milan.

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