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AFRICOM: missione, componenti e sviluppi futuri

Miscela strategica – Attivato nel 2008, lo United States Africa Command, AFRICOM, è responsabile delle operazioni di supporto al mantenimento della sicurezza nel continente africano e al rafforzamento delle sue forze di sicurezza nazionali.

Contando sul supporto di 6 “Component Commands”, è in grado di rispondere a diversi tipi di minacce, ma si prefigura innanzitutto come un attore cruciale per garantire la stabilità nella regione.

LO SCENARIO DI COMPETENZA AFRICOM – Lo United States Africa Command, abbreviato AFRICOM, è uno dei nove Unified Combatant Commands delle Forze armate degli Stati Uniti. Cooperando a stretto contatto con attori e organizzazioni internazionali, è incaricato di prevenire e sconfiggere le minacce agli interessi degli Stati Uniti nel continente africano, le isole e le acque circostanti. L’area di responsabilità dell’AFRICOM copre tutto il continente africano, comprendendone tutti gli Stati con l’eccezione dell’Egitto, che ricade invece sotto l’egida dello United States CENTCOM (Central Command). AFRICOM, con il proprio quartier generale in Germania (Stoccarda) e circa 2000 uomini all’attivo, si trova ad operare su tutto il continente africano in ambienti e contesti geografico-politico-militari completamente diversi. I “Component Commands” e le unità che li costituiscono operano da basi dislocate sia in Europa (Stoccarda, Ramstein, Vicenza e Napoli) che in Africa (Gibuti). Nonostante AFRICOM sia coinvolta in molteplici operazioni in tutto il continente, si possono però identificare tre fra le aree più “calde” in cui si trova coinvolta:

  • in Africa orientale, in Somalia nella lotta ad al-Shabaab e alla pirateria nel Corno d’Africa;
  • in Africa occidentale invece, tra Nigeria, Niger, Ciad e Camerun, dove si cerca di arginare e sconfiggere il gruppo Boko-Haram;
  • in Africa settentrionale, in particolare in Libia, dove si cerca di ricostruire uno stato frammentato e fallito che è divenuto preda e avamposto dello Stato Islamico nel continente africano.
AFRICOM in numeri

  • Personale: 2000 uomini (1500 nel HQ di Stoccarda);
  • Paesi africani all’interno dell’area di responsabilità: 53 – compresi le isole Mauritus, Seychelles, Madagascar, São Tomé e Príncipe, di Capo Verde e le Comore;
  • Paesi in cui staziona personale militare o civile: 8;
  • Component Commands: 6;
  • Data di attivazione: 1 ottobre 2008, .

Fig. 1 – Parata conclusiva dell’esercitazione congiunta “Flintlock” condotta dalle forze speciali africane, statunitensi ed europee. Saint Louis (US), 29 febbraio 2016

STRUTTURA E OBIETTIVI – AFRICOM fa affidamento su 6 “Component Commands, i quali si suddividono a loro volta in:

  • Service Component Commands, tra cui figurano U.S. Army Africa (USARAF), U.S. Naval Forces, Africa (NAVAF), U.S. Air Forces, Africa (AFAFRICA) e U.S. Marine Corps Forces, Africa (MARFORAF);
  • Sub-Unified Commands”, del quale fa parte lo Special Operations Command-Africa (SOCAFRICA);
  • Task Forces, che comprende la Combined Joint Task Force-Horn of Africa (CJTF-HOA).

Nonostante disponga di reparti da combattimento al suo interno e sia tuttora coinvolta nelle operazioni militari contro l’ISIS in Libia, principalmente condotte da piccole unità forze speciali, AFRICOM non è una vera e propria forza da combattimento. Come afferma il comandante in capo, il generale dello U.S. Army David Rodriguez, le operazioni offensive sono solamente una piccola parte di ciò che AFRICOM porta a termine in Africa. Il ruolo principale di AFRICOM è, infatti, operare in supporto alle forze di sicurezza degli Stati del continente africano, puntando a un rafforzamento delle loro capacità difensive e rendendole quindi in grado di rispondere in maniera più efficace a un’ampia gamma di minacce. Per sviluppare quindi delle forze armate addestrate ed efficienti, AFRICOM dà vita a numerose esercitazioni congiunte, partecipa al loro processo di addestramento militare, vi coopera in operazioni militari sotto l’egida di organismi internazionali e fornisce loro mezzi ed armamenti. La creazione di forze armate nazionali sufficientemente addestrate e preparate per gestire in maniera indipendente ed efficace diversi tipi di situazioni è un obiettivo di grande importanza per la politica estera statunitense in Africa. Gli scenari che queste forze si trovano di fronte variano da operazioni militari vere e proprie – contro gruppi di insorti o di formazioni affiliate ad al-Qaida o allo Stato Islamico – al supporto a crisi umanitarie o ambientali, ma anche ad attività per la sicurezza interna e di contrasto alla criminalità. Considerata l’instabilità e la presenza di conflitti che affliggono numerosi Stati del continente africano e l’impossibilità per gli Stati Uniti di rispondere individualmente ad ognuno di essi inviando un contingente militare in loco, l’operato di AFRICOM è di importanza vitale per garantire maggiore sicurezza e stabilità. Altro elemento che rende AFRICOM uno strumento indispensabile per gli interessi degli Stati Uniti in Africa è la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni, infatti, movimenti armati legati ad al-Qaida, AQIM o allo Stato Islamico hanno causato sanguinosi conflitti che hanno tutt’ora luogo e che destabilizzano profondamente le regioni in cui si manifestano. Tra di essi meritano di essere citati: Boko Haram in Nigeria, al-Shabaab in Somalia, Ansar Dine, al-Murabitun e Ansar al-Shari’a in Mali e una frangia dell’ISIS in Libia. Gli sforzi di AFRICOM nel continente si inseriscono perfettamente nella War on Terror e, sebbene la lotta al terrorismo non sia affatto semplice, garantiscono sicuramente maggiori probabilità di successo.

Le forze a disposizione

Le forze a disposizione

U.S. Army Africa (USARAF): con Quartier Generale (QG) a Vicenza, lo USARAF conduce operazioni terrestri congiunte con le forze locali. Può svolgere la funzione di Contingency Headquarter in caso di risposta a situazioni di crisi. Fa parte di USARAF il 2nd Brigade Combat Team della 1st Infantry Division, la “Dagger Brigade”.

U.S. Naval Forces, Africa (NAVAF): con QG a Napoli, rappresenta la componente navale di AFRICOM, finalizzata a condurre operazioni di counter-terrorism, counter-piracy, a rafforzare le forze navali dei Paesi africani e, in generale, a garantire la sicurezza marittima nei mari circostanti. Ne fa parte la USS Whitney (LCC 20), nave di comando d’assalto anfibio ammiraglia della U.S. Naval Forces Europe-Africa/ U.S. Sixth Fleet.

U.S. Air Forces Africa (AFAFRICA): con QG alla base aerea di Ramstein, in Germania, rappresenta la componente aerea di AFRICOM. È incaricata del mantenimento della sicurezza aerea nelle aree operative e mira a rafforzare le forze aree locali. Tramite gli eventi di Theater Security Cooperation (TSC) mira ad ottenere un rapporto a lungo termine con l’Unione Africana e altre organizzazioni regionali nel continente.

U.S. Marine Corps Forces, Africa (MARFORAF): il contingente dei Marines assegnato ad AFRICOM è anch’esso incaricato di condurre diverse tipologie di operazioni ed esercitazioni all’interno dell’area di responsabilità del Comando. Meritano particolare menzione le due esercitazioni AFRICAN LION, in Marocco, la più grande esercitazione del Combined Joint Chiefs of Staff (CJCS) nel continente africano e SHARED ACCORD 10, la prima esercitazione del CJCS in Mozambico.

U.S. Special Operations Command, Africa (SOCAFRICA): questa componente, la quale opera in concerto ad attori nazionali ed internazionali, conduce operazioni mirate in supporto diretto ad AFRICOM e agli Stati del continente africano. Le attività principali sono la lotta ai gruppi terroristici o estremistici, il rafforzamento delle capacità difensive delle forze armate locali e la difesa degli interessi statunitensi in Africa.

Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA): con QG a Camp Lemonnier, Gibuti, è la componente incaricata di condurre operazioni nella regione del Corno d’Africa mirate al rafforzamento delle forze di sicurezza locali per contrastare le minacce nella regione, in particolare quelle poste dai gruppi di estremisti islamici legati ad al-Qaida, tra cui al-Shabaab. 

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Fig. 2 – Unità del 325th Airborne Infantry Regiment durante l’esercitazione biennale Shared Accord 13 tra le forze di Stati Uniti e Sudafrica. Bulembo (ZA), 28 luglio 2013

UN’EVOLUZIONE NECESSARIA  – Ad oggi AFRICOM ha avuto un ruolo di supporto cruciale in diverse operazioni che hanno avuto luogo e che si svolgono tutt’ora in alcuni Paesi del continente africano: collabora con AMISOM, la missione di Peacekeeping dell’Unione Africana in Somalia, supporta le forze nigeriane nella lotta a Boko Haram e partecipa attivamente in Libia fornendo supporto nei combattimenti contro le unità affiliate all’ISIS, principalmente designando bersagli per attacchi aerei di precisione. Nonostante ciò, la crescita del livello e del tipo di minaccia apportato da questi gruppi alla sicurezza degli Stati coinvolti, a quelli confinanti e, indirettamente, a quella regionale e mondiale impone un’evoluzione del modus operandi di AFRICOM. Nonostante la sua funzione di supporto produca buoni risultati, come sostiene il generale Rodriguez, ormai prossimo a lasciare l’incarico, AFRICOM dovrebbe avere un ruolo più attivo nei teatri in cui è coinvolta. Questo non si tradurrebbe esclusivamente in un maggior numero di operazioni offensive, come per esempio attacchi aerei di precisione o raid mirati con forze speciali, le quali continueranno a rappresentare un’eccezione più che la regola tra le operazioni condotte da AFRICOM. Il mutamento delle tattiche operative, delle tecnologie e degli armamenti utilizzati dagli eserciti moderni richiederanno una maggiore interazione tra le forze AFRICOM e le forze di sicurezza dei Paesi africani. Per raggiungere questo risultato, un passo da compiere sarà la maggiore presenza in loco garantita dall’installazione di piccole basi e avamposti dai quali fornire supporto immediato in caso di crisi e condurre operazioni di ISR – come è già avvenuto, per esempio, con la costruzione di piccole basi per aeromobili a pilotaggio remoto in Camerun. Questo, unito alla condivisione delle informazioni di intelligence raccolte grazie alle tecnologie all’avanguardia a disposizione di AFRICOM con quelle raccolte dalle unità locali sul terreno, potrà garantire una maggiore situational awareness e, di conseguenza, un impiego migliore e più efficiente delle risorse disponibili per contrastare il nemico.

110319-N-7231E-001 MEDITERRANEAN SEA (March 19, 2011) The Arleigh Burke-class guided-missile destroyer USS Barry (DDG 52) launches a Tomahawk missile in support of Operation Odyssey Dawn. This was one of approximately 110 cruise missiles fired from U.S. and British ships and submarines that targeted about 20 radar and anti-aircraft sites along LibyaÕs Mediterranean coast. Joint Task Force Odyssey Dawn is the U.S. Africa Command task force established to provide operational and tactical command and control of U.S. military forces supporting the international response to the unrest in Libya and enforcement of United Nations Security Council Resolution (UNSCR) 1973. (U.S. Navy photo by Interior Communications Electrician Fireman Roderick Eubanks/Released)

Fig. 3 – Lancio di un missile Tomahawk dall’incrociatore USS Barry (DDG-52) durante l’operazione Odissey Dawn contro le forze libiche di Gheddafi. Mar Mediterraneo, 29 marzo 2011

CAMPI DI BATTAGLIA PRESENTI E FUTURI – A oggi, il teatro di maggiore intensità e rilevanza per AFRICOM è quello libico. Forze speciali statunitensi sono presenti da tempo sul terreno, supportando i combattenti libici fedeli al Governo di Tripoli in mano a Fayez al-Sarraj, presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, coordinando attacchi aerei di precisione contro i bersagli dell’ISIS. Sebbene a rilento, le operazioni contro le forze libiche dello Stato Islamico procedono costantemente, riducendo progressivamente la minaccia che quest’ultimo esercita nel Paese. È quindi lecito pensare che, una volta sconfitto l’ISIS, AFRICOM potrebbe essere incaricato di procedere nell’addestramento delle forze del nuovo Governo libico, per cercare di riportare un minimo di stabilità nel Paese e contribuirne alla ricostruzione. La Libia non è però l’unico Stato su cui AFRICOM focalizzerà i suoi sforzi futuri. Basti pensare alla Nigeria, afflitta dalle carneficine di Boko Haram, che nonostante tutti le risorse messe a disposizione delle forze di sicurezza nigeriane e dei Paesi confinanti, è ancora in grado di arrecare seri danni alla sicurezza degli Stati dell’Africa occidentale. Altro teatro d’operazioni sarà la Somalia, in cui è in corso una guerra contro l’Unione delle Corti Islamiche e milizie come al-Shabaab che riescono a tenere testa anche alle forze della missione AMISOM coordinata dall’Unione Africana e afflitta, anche se ormai in minor misura, dal fenomeno della pirateria marittima.
Per tirare le somme, con numerosi Paesi molto instabili e a rischio crisi – come per esempio, oltre a quelli già citati, Mali e Sud Sudan – AFRICOM si ritrova un futuro molto impegnativo di fronte a sé, ma non solo. I continui tagli del budget della difesa statunitense ne potrebbero causare un rimpicciolimento, o addirittura un’eliminazione, minandone le capacità e causando gravi ripercussioni militari-politiche e diplomatiche con gli Stati del continente. Il mantenimento, se non il rafforzamento, di AFRICOM dovrebbe quindi rappresentare una priorità per il Governo statunitense. I costi contenuti, l’uso accurato delle risorse a disposizione e un basso livello di intrusione nelle politiche interne degli alleati africani rendono AFRICOM uno strumento altamente funzionale per proteggere gli interessi statunitensi all’estero, contribuire a un maggior grado di sicurezza regionale e sconfiggere minacce che, da locali, potrebbero trasformarsi in globali.

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Fig. 4 – Soldato del Mali in attesa che un CV-22 Osprey effettui un atterraggio ad una landing zone durante l’esercitazione Flintlock. Bamako (ML), 12 novembre 2008

RISCHI

  • Instabilità e insicurezza regionali – Scarsa efficacia forze locali
  • Diffusione di movimenti d’insurrezione o terroristici
  • Minacce agli interessi statunitensi in loco e domestici
  • Tagli del budget
VARIABILI

  • Difesa interessi statunitensi in loco e domestici
  • Cooperazione militare regionale
  • Creazione di forze armate nazionali addestrate ed autosufficienti
  • Risorse e interventi limitati

Riccardo Frigerio

Un chicco in più

Verso la fine di maggio è stata condotta l’esercitazione volta all’addestramento della EARF, East Africa Response Force, a Camp Lemonnier, in Gibuti. L’EARF è composta da una compagnia di fanteria in grado di reagire in maniera rapida all’insorgere di una crisi per difendere infrastrutture diplomatiche, o per fornire supporto in una determinata area. All’esercitazione ha partecipato il 3rd Battalion, 15th Infantry Regiment dello U.S. Army.

 

 

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