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Eurocaffè – Un secolo fa nominare Austria e Ungheria significava riferirsi a una delle potenze europee di primo piano, in grado, anche se a fatica, di far convivere etnie diverse al suo interno. Oggi significa marcato euroscetticismo e, calcisticamente, una partita non di primo piano. C’ERA UNA VOLTA L’IMPERO − A prima vista, Austria-Ungheria è una partita di secondo piano. Di quelle di cui raramente ci si ricorderà il risultato in futuro. Eppure è carica di significato. Prima di tutto, è un derby. I due Paesi condividono un passato comune come teste dell’aquila bicefala simbolo dell’Impero Austro-Ungarico. Prima di tutto è necessario fare una precisazione: la denominazione è meno antica di quanto si pensi, risale infatti al 1867. La nuova organizzazione fu il risultato di negoziati tra le due entità maggiori dell’impero, con Vienna che ampliò l’autogoverno di Budapest quasi fino a creare una vera e propria federazione. Il tutto durò appena 51 anni, smembrato dai trattati che seguirono la fine della Prima Guerra Mondiale. Da grandi che erano insieme i due Paesi divennero piccoli, con l’Austria relegata al ruolo di “provincia” della Germania, ricoperto effettivamente dopo l’Anschluss volontario del 1938. STORIE DIVERSE, COMUNE EUROSCETTICISMO − La fine della Seconda Guerra Mondiale portò l’Ungheria nell’abbraccio di ferro del blocco orientale guidato (o meglio, dominato) dall’Unione Sovietica, mentre a Vienna fu riconosciuto lo status di Paese neutrale (inserito nella Costituzione), anche se tendente verso occidente. Dal canto suo, Budapest fu la prima a manifestare apertamente la propria insofferenza verso il dominio sovietico con la famosa rivoluzione iniziata nell’ottobre 1956 e repressa a suon di cannonate dall’Armata Rossa. Proprio durante la Guerra Fredda, le partite di calcio tra i due Paesi assunsero l’aspetto del derby per le diverse collocazioni geopolitiche. Con il crollo sovietico entrambe hanno avviato il processo di adesione alla neonata Unione Europea (neonata perché, è bene ricordarlo, il nome nacque con i  trattati di Maastricht del 1992). L’Austria è entrata nel 1995, mentre l’Ungheria nel 2004. Dopo gli entusiasmi iniziali, oggi Vienna e Budapest sono accomunate da un aspetto: l’euroscetticismo galoppante amplificato dalla questione dei flussi di migranti. Victor Orbán, Primo Ministro ungherese, è il pioniere del concetto dei muri alle frontiere, avendo alzato il primo al confine con la Serbia. Gli austriaci ne stanno seguendo l’esempio al confine del Brennero, non con mattoni e calce, ma con filo spinato, barriere e gabbiotti di controllo. Ai loro occhi (solo ai loro) l’area sarà sicuramente come Idomeni, quindi devono proteggersi. Facile quando non hai coste − e quando le avevi la tua marina miliare le ha prese da quattro motoscafi tricolore cento anni fa. A Budapest, Orbán ha messo in discussione il concetto di democrazia occidentale e ultimamente tende a guardare più a est che a Bruxelles. A Vienna, solo un tutti contro uno ha impedito a Norbert Hofer, leader dell’estrema destra, di vincere le elezioni presidenziali e dare così una spinta al suo schieramento verso la conquista della Cancelleria (cosa in ogni caso non esclusa). Era un impero, ora sono due piccoli Stati, ma stanno influenzando molto le dinamiche europee e il dibattito attorno al trattato di Schengen. Embed from Getty Images AUSTRIA-UNGHERIA − Lo si diceva all’inizio: a meno di sorprese clamorose (una valanga di gol ad esempio), difficilmente la partita passerà alla storia. Poi se seguiranno le rispettive linee governative, si chiuderanno in difesa e ne uscirà uno zero a zero. Nonostante questo le due squadre hanno buone opportunità di passare al turno successivo, data la composizione del girone F, dove assieme a loro ci sono il favorito Portogallo e l’esordiente Islanda. La sfida quindi sa già di scontro diretto o, quantomeno, di spareggio tra le due. Inoltre, il fatto che da quest’anno a qualificarsi alla fase successiva saranno anche le quattro migliori terze dei gironi, le loro possibilità aumentano. Austria e Ungheria, una volta erano il cuore dell’Europa. Oggi sono tra le sue spine.

Emiliano Battisti

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Austria Miglior piazzamento Europei: Primo turno (2008)

Ungheria Miglior piazzamento Europei: Terzo posto (1964)

Precedenti tra le due squadre (comprese partite durante periodo imperiale) Giocate: 136 Vittorie Austria: 40 Pareggi: 31 Vittorie Ungheria: 65 [/box]

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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