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EuroCaffè – Si parte finalmente con l’edizione 2016 dei Campionati europei di calcio. Ecco l’editoriale di presentazione del nostro speciale EuroCaffè, che intrecciando sport e politica internazionale racconterà un’edizione in cui si metteranno a confronto sul campo di calcio nazioni che paiono ora sempre più lontane tra loro DA CHURCHILL A BREXIT – Come diceva quel tale di nome Churchill, siamo un Paese che affronta le guerre come fossero partite di calcio, e le partite di calcio come fossero guerre. Difficile allora, per una testata giornalistica che racconta e spiega gli esteri e le relazioni internazionali, non soffermarsi sulle grandi manifestazioni sportive con analisi speciali. È così per il Caffè già dal 2010 con i Mondiali in Sudafrica, gli Europei in Polonia e Ucraina e le Olimpiadi di Londra nel 2012, i Mondiali in Brasile nel 2014. Quest’anno più del solito, però, questo speciale ci appare quasi inevitabile. Perché se consideriamo il valore fondante dello sport che unisce o avvicina i popoli, questo Europeo pare un paradosso. Scende in campo un Vecchio continente mai così variegato (24 Nazionali, molte alla prima partecipazione), ma mai così diviso. Se nel calcio si parla spesso in Italia di stadi “senza barriere”, ecco che in Europa è il momento in cui ritornano di moda i confini, quando non addirittura i muri. Chi è nato prima degli anni Novanta ricorda bene, magari con nostalgia, Giochi senza frontiere, che adesso apparirebbe quasi anacronistici nello spirito. E una Nazionale importante come l’Inghilterra inizia l’Europeo come membro dell’Unione, ma potrebbe finirlo fuori dall’Unione, come sta raccontando il nostro speciale Ue vs Brexit. La mitica sigla di Giochi senza frontiere, preceduta da quella dell’Eurovisione L’EUROPA DOPO PARIGI – Inoltre, quanto mai intrecciata con la politica internazionale è una edizione degli Europei che vede sui giornali sportivi le attenzioni non sono solo sulle gesta di un Cristiano Ronaldo o di un Pogba, ma anche sulle tematiche di sicurezza e allerta anti-terrorismo, in un Paese che anche rispetto alla sua politica interna vive un momento particolarmente delicato. Il 13 novembre di una Parigi già provata a inizio 2015 da Charlie Hebdo è uno spartiacque che ha cambiato tutto: non solo il modo in cui la Francia si è avvicinata a questo evento – con la paura che è andata a guastare e ad annacquare l’entusiasmo e l’attesa – ma la modalità stessa di vivere, pensare e realizzare una Europa unita. Lo scrivemmo quella notte stessa, e lo abbiamo ripetuto dopo gli attentati del 22 marzo a Bruxelles: «In quel gruppo di persone colpite, ci siamo – quantomeno – tutti noi, tutti noi europei. E da domani ancora di più dovremo anche capire e verificare se siamo davvero una Unione, come speriamo». Parigi era occasione per l’Europa di fare l’Europa, e siamo qui ancora a discutere su come affossare Schengenuna indubbia e grande vittoria del terrorismo e una sconfitta disonorevole per noi. È SOLO UN GIOCO?Suona quasi come una beffa, come un percorso interrotto e anzi che si sta proseguendo in senso opposto, pensare che il Campionato europeo per Nazioni nasce nel 1960 proprio per il disgelo con i Paesi socialisti e la progressiva destalinizzazione dell’Est. Il calcio come modalità per unire, si diceva prima. Potrebbe accadere anche oggi? Purtroppo no, in realtà. Nel 2012 è stato assegnato all’Unione europea il Nobel per la pace: i rappresentanti delle principali Istituzioni si misero a litigare su chi doveva salire sul palco… questo è lo stato dell’arte attuale. L’Europeo, però, sarà certamente quantomeno uno spunto di riflessione su grandi temi, alla luce di alcune partite che saranno da non perdere, non solo per l’aspetto prettamente sportivo. Lo speciale di quest’anno del Caffè, iniziato lunedì, cambia stile rispetto alle edizioni precedenti, e analizza diversi temi a partire da alcuni confronti tra Nazionali che li rievocano. Gli articoli saranno dodici durante le partite dei gironi, uno al giorno, con argomenti quali i confini, l’isolamento, i foreign fighters, i migranti, l’integrazione dei Balcani in Europa, il “fronte russo”, le rievocazioni storiche… Continueremo a giocare sulle due sponde, accompagnandovi negli Europei con il nostro stile, in un viaggio che racchiude mille sfaccettature e tante connessioni tra sport e politica, che neanche talvolta ci immaginiamo. Embed from Getty Images La finale di Euro2016 sarà disputata il 10 luglio BUON EUROCAFFÈ! − Infine, Forza azzurri, come sempre. Diciamo quasi tutti che siamo la Nazionale più scarsa degli ultimi 40 anni: condizione ideale, possiamo solo stupire. E ricordiamoci tra corsi e ricorsi storici che l’Europeo, molto più che il Mondiale, è il torneo delle sorprese (Cecoslovacchia 1976, Danimarca 1992, Grecia 2004 tra le Nazionali vincitrici), per cui guai a darci già per morti. Poi, come dicevamo, ci piacerebbe in un intreccio tra fantasport e fantageopolitica immaginarci una “sovra-Nazionale” dell’Unione europea, con Buffon, Müller, Hazard, Pogba, Iniesta, Cristiano Ronaldo tutti in campo insieme. Uniti saremmo davvero leader nel mondo, sul rettangolo di gioco, ma anche nelle relazioni internazionali. Questa però è una storia che forse si racconteranno e vivranno i nipoti di questi calciatori. A noi – non tanto euroscettici quanto attualmente eurodelusi, ma da sempre appassionati di un’idea di Europa davvero unita, capace di essere un attore globale rilevante che parli con un’unica voce – sapendo di peccare un po’ di ottimismo, piacerebbe davvero che più che dei loro nipoti, questa potesse essere la storia dei loro e dei nostri figli. Ora però basta correre con l’immaginazione e lasciamo correre il pallone in campo, godendoci gli Europei insieme. Buon EuroCaffè a tutti!             

Alberto Rossi

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Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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