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Le elezioni in Slovacchia

In 3 sorsi– Sabato 5 marzo si sono tenute le elezioni politiche in Slovacchia, Paese membro dell’Eurozona e della NATO. I risultati hanno visto un’estrema frammentazione del voto (con annessa incertezza politica), l’indebolimento del partito al governo e l’ottimo risultato di un partito neonazista

1. IL VOTO – Sabato 5 marzo, i cittadini slovacchi sono stati chiamati alle urne per rinnovare i 150 seggi del Parlamento monocamerale di Bratislava. I risultati della tornata elettorale sono stati deludenti per il governo uscente guidato dal premier socialista Robert Fico, che, con il suo partito Smer-Sd (Direzione-Democrazia sociale), membro del Pse (Partito socialista europeo), ha racimolato poco più del 28% dei voti (rispetto al 44% delle elezioni del 2012), passando da 83 seggi agli attuali 49. All’indebolimento dello Smer-DS non è peraltro corrisposta una crescita degli altri partiti tradizionali. Il voto si è invece frammentato, tanto che nessun altro degli otto partiti entrati in Parlamento (la soglia di sbarramento è del 5%) è arrivato al 15%.

 

Fig. 1 – Sabato 5 marzo si sono tenute le elezioni in Slovacchia

2. QUALE GOVERNO? – Lunedì 7 marzo, il Presidente della Repubblica Andrej Kiska ha annunciato che conferirà a Robert Fico l’incarico di formare un nuovo Governo. Compito che si preannuncia a dir poco difficile. Esclusa la possibilità di continuare l’esperienza dell’esecutivo monocolore Smer-DS, rimangono sostanzialmente due strade. La prima è un Governo di grande coalizione, percorso complicato, però, dalla crescita di partiti populisti ed antisistema, che ha eroso in modo significativo il ruolo dei partiti tradizionali. L’alternativa è il ritorno alle urne all’inizio dell’estate. In linea di principio, la volontà della classe politica slovacca sarebbe infatti quella di non prolungare un’eventuale periodo di ingovernabilità oltre il luglio 2016, momento in cui Bratislava assumerà la presidenza semestrale dell’UE. Ma bisognerà vedere se questa volontà riuscirà ad affermarsi in un Parlamento molto frammentato e in cui si sono rafforzati i partiti antisistema.

Fig. 2 – Il Primo ministro uscente, Robert Fico

3. L’ESTREMA DESTRA IN PARLAMENTO – L’elemento più preoccupante di queste elezioni è certamente l’emergere dell’LSNS (Partito del popolo slovacco-La nostra Slovacchia), il partito più a destra del Paese e nostalgico del regime fantoccio di Jozef Tiso, che, durante la Seconda guerra mondiale, governò la Slovacchia in strettissima alleanza con il Terzo Reich. Questa formazione politica, guidata da Marian Kotleba, ha superato l’8% dei consensi (circa 200.000 voti, arrivati soprattutto dalle zone rurali del Paese), conquistando 14 seggi ed ottenendo addirittura il 23% delle preferenze nella fascia di elettori di età compresa tra i 18 e i 21 anni. Questo clamoroso risultato si deve probabilmente, oltre che alla delusione dell’elettorato verso i partiti più moderati, alle scelte politiche del premier Fico. Il capo dell’esecutivo, nel corso della campagna elettorale, ha infatti assunto atteggiamenti sempre più ostili all’immigrazione e all’Islam, nel tentativo di cavalcare la diffusa contrarietà dell’opinione pubblica slovacca (in questo in linea con gli altri Paesi dell’Europa orientale) all’accoglienza dei profughi che si muovono lungo la rotta balcanica, soprattutto se di religione musulmana. La linea del premier, che ha utilizzato toni molto duri, ha però finito per avvantaggiare i partiti fautori di una politica dell’immigrazione ancora più estremista, tra cui l’LSNS.

 

Davide Lorenzini

 Un chicco in più

Jozef Tiso (1887-1948) è stato un prete e politico slovacco. Da sempre sostenitore dell’indipendenza della Slovacchia, fu invitato da Hitler, dopo lo smembramento definitivo della Cecoslovacchia, ad assumere la carica di Presidente del Consiglio dell’appositamente creata Repubblica indipendente slovacca. Dal marzo 1939 fino all’arrivo dell’Armata rossa nel 1944, Tiso guidò quindi, sotto varie forme, questo Stato fantoccio e il suo governo collaborò attivamente con la Germania nazista nella deportazione di decine di migliaia di ebrei slovacchi nei campi di sterminio nazisti. Alla fine della guerra fu processato e condannato a morte. Fu impiccato il 18 aprile 1948. 

Foto: Guillaume Speurt

Foto: quinet

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