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La postura strategica britannica

Miscela Strategica – Attraverso la SDSR 2015 la Gran Bretagna cerca di rilanciare il proprio ruolo internazionale attraverso le Forze armate, per le quali propone un profondo processo di riordino e ammodernamento. Analizziamo in che termini e con quali finalità

UNA POSIZIONE PRIVILEGIATA? –  Per uno Stato, l’insularità può rappresentare un vantaggio, perché rende il proprio territorio difficilmente attaccabile dal nemico; ma può anche tradursi in un isolamento politico ed economico dalle aree continentali.
La Gran Bretagna è riuscita a sfruttare la propria insularità per proiettare potenza e creare, grazie a un forte sviluppo della Marina (attiva già dal XVI secolo), un impero economico e commerciale. Conclusasi la parentesi imperiale, il Paese ha cercato di mantenere un ruolo rilevante nel panorama internazionale, anche sfruttando strumenti di soft power. Ma pur riconoscendo l’importanza di questi ultimi, il Regno Unito non ha mai “rinnegato” il proprio strumento di difesa e la propria potenza militare – tanto da mantenere un deterrente nucleare. Sin dalla fine del Patto di Varsavia, complice l’idea che il proprio territorio, per le caratteristiche geografiche di cui sopra, sia poco attaccabile convenzionalmente, la Gran Bretagna ha messo le proprie Forze armate “al servizio” dei Paesi bisognosi di sostegno militare, soprattutto qualora inseriti nel network di alleanze di cui Londra fa parte, e tra le quali spicca la NATO. Gli interventi in Afghanistan, Iraq, Libia e, più di recente, “Siraq” hanno dimostrato la vocazione britannica di proteggere il proprio peso internazionale agendo a supporto dei propri partner, Stati Uniti su tutti, anche a costo di attirare qualche critica sull’esiguità degli sforzi rispetto alle capacità esprimibili. Tale processo di “internazionalizzazione della difesa” sembra a oggi in fase di rilancio, ma tenendo fede alla valutazione dei rischi per i prossimi cinque anni, che vedono terrorismo internazionale, instabilità all’estero – e relativa probabilità di conflitti interstatali e/o asimmetrici – e sfide cyber come principali aree di azione per la difesa britannica.

Il deterrente nucleare britannico, 2015

  • 1: sottomarino nucleare SSBN da tenere in pattugliamento per mantenere credibilità deterrente;
  • 4: unità della flotta SSBN;
  • 8: numero massimo missili operativi per sottomarino;
  • 40: testate nucleari per ciascun sottomarino (48 nel 2010);
  • 120: numero massimo di testate operative (circa 160 nel 2010)

Fonte: Ministry of Defence 

Fig.1 – Il premier Cameron osserva un Eurofighter durante una visita alla Royal Air Force station di Northolt, 2015

SDSR 2015, TRA SFIDE E BUDGET – La Strategic Defence and Security Review, redatta su base quinquennale, è tra i documenti cardine della difesa britannica. La versione 2015 di questo documento, rilasciata alla fine dello scorso anno, ha una marcia in più rispetto alla versione precedente (la SDSR 2010), comprendendo anche la Strategia di sicurezza nazionale, che in passato veniva redatta separatamente.
La pianificazione strategica rappresenta senza dubbio un tratto distintivo tra la scorsa e l’attuale strategia. Redatta durante gli anni più duri della crisi economica in termini di budget e a cavallo del disimpegno da campagne decennali – come quella in Afghanistan –, la SDSR 2010 – così come la Strategia di sicurezza nazionale – si presentava come un documento prevalentemente economico con scarsi elementi di programmazione strategica. La versione 2015 rivela invece un cambio di passo: la Gran Bretagna si mostra consapevole del ruolo che vuole esprimere attraverso la propria difesa, che dovrà consentire di agire efficacemente per proteggere gli interessi nazionali e i cittadini britannici, in patria e all’estero, mantenendo anche la possibilità di agire in coalizione con gli alleati qualora necessario.
L’internazionalizzazione del sistema di difesa promossa dal documento è perfettamente inquadrabile in quest’ottica. La Gran Bretagna intende rafforzare la propria capacità di intervento nei conflitti internazionali o in caso di crisi mettendo a punto un sistema che consenta di agire efficacemente nelle aree di maggiore interesse – fronte est e sud dell’Europa (rispettivamente Ucraina/Russia e MENA), cui può aggiungersi l’Asia Pacifico – sia in modo autonomo che all’interno di alleanze. Un buon esempio è rappresentato dalla UK-led joint expeditionary force, introdotta nel 2012 e che dovrebbe raggiungere la FOC nel 2018. Utilizzabile per una vasta gamma di missioni – umanitarie, deterrenza convenzionale e compiti combat – questa forza sarà in grado di mobilitare in alta prontezza fino a 10.000 uomini. Risponde a tre requisiti specifici: capacità di azione congiunta, ma anche autonoma; buon equipaggiamento, ma senza legame con piattaforme – così da consentire maggiore mobilità; adattabilità all’ambiente. Insieme alle forze britanniche, potranno parteciparvi anche quelle lettoni, estoni, lituane, norvegesi, danesi e olandesi. Una forza di pari entità potrà essere utilizzata, sempre in altra prontezza, in caso di crisi sul territorio britannico, agendo di concerto con le autorità di sicurezza.
Sempre stando alla SDSR, la Gran Bretagna aumenterà il proprio defence engagement attraverso una maggiore cooperazione con i Paesi delle aree extraeuropee ritenute di interesse strategico. Questo impegno rientrerà tra i compiti fondamentali delle Forze armate, sostanziandosi mediante finanziamenti del Ministero della difesa a esso dedicati. Oltre all’invio di personale della difesa britannico in loco a partire da quest’anno, tale impegno sarà sugellato dalla costruzione della HMJ Juffair in Bahrain – prima, importante presenza militare di Londra a est di Suez dal 1971.
Ma la vocazione expeditionary risponde solo a parte delle sfide che la Gran Bretagna potrebbe trovarsi ad affrontare. Il National Risk Assessment 2015, parte della SDSR, identifica tra le sfide più probabili e con impatto più alto terrorismo (sia sul territorio nazionale, che all’estero), attacchi cyber, conflitti e instabilità internazionali.
Come riuscire ad ammodernare il proprio strumento militare per rispondere a sfide interne e internazionali nel modo più efficiente possibile?

Fig.2 – Cameron incontra dei soldati di fanteria, 2015

SDSR E JOINT FORCES 2025 – Raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL in spese per la difesa – il primo passo è quello di mantenere le proprie Forze armate moderne ed efficienti. Ma tramite la SDSR 2015, Londra si propone di fare di più: mantenere le proprie Forze armate tra le più capaci d’Europa.
Per assolvere a tale ruolo sono stati previsti investimenti in armamenti per 178 miliardi di sterline (228 miliardi di euro) in dieci anni, con un amento del 1,2% degli stanziamenti per ricerca e sviluppo. A questo si affiancherà lo sviluppo della cosiddetta “whole force”, che vede un rafforzamento della collaborazione tra Forze armate (con l’impegno di mantenerle in numero: esercito non sotto le 82.000 unità e aumento di 700 unità tra marina e aeronautica), riserve (da attestarsi su 35.000 unità), contractors e personale ministeriale da una parte, e industria dall’altra.
Punta di diamante della nuova assertività britannica sono le Joint Forces 2025, che, nell’arco del prossimo decennio, dovrebbero garantire a Londra di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Costituiscono una forza expeditionary più consistente di quella pianificata nel 2010 – 50.000 unità in luogo delle 30.000 previste in precedenza – in grado di proiettare potenza e rispondere a sfide complesse rimanendo impegnata fuori area per periodi lunghi. Allo stesso tempo, agendo di concerto con le agenzie di sicurezza e intelligence, questa potrà essere utilizzata a difesa del territorio britannico – e del suo deterrente nucleare – in caso di attacchi terroristici.
La forza si comporrà di una divisione terrestre, un task group navale basato sulla portaerei Queen Elizabeth ed equipaggiato con F35 (Londra acquisterà in tutto 138 unità entro la fine del programma), un gruppo aereo composto da aeromobili per combattimento, trasporto e sorveglianza e un task group di forze speciali. Agirà a stretto contatto con le agenzie di sicurezza e intelligence, che saranno a loro volta ammodernate e razionalizzate. Un finanziamento di 2.5 miliardi di sterline a esse destinato consentirà l’assunzione di 1900 unità – che verranno specificamente addestrate su terrorismo internazionale e cyberwarfare – e il miglioramento delle attività del GCHQ e delle unità di polizia che operano nel contrasto al terrorismo.

  • Forze terrestri
  • Forze navali
  • Forze aeree
  • Una divisione ottimizzata per combattimenti ad alta intensità e composta da:
    • 2 brigate corazzate;
    • 2 strike brigade – 5.000 uomini ciascuna, equipaggiate con un numero imprecisato di nuovi carri Ajax e organigrammi ancora da definire;
  • 6 brigate di fanteria impiegabili all’estero;
  • 16° brigata di assalto aereo, forza ad alta prontezza impiegabile in qualsiasi teatro;
  • 77° brigata, specializzata in operazioni di hybrid warfare;
  • Una brigata per compiti ISR;
  • 4 squadroni equipaggiati con Apache, 4 con Wildcat, 3 con UAV Watchkeeper;
  • 2 squadroni operanti Puma, 3 con Chinook e 2 con Merlin Mk4;
  • Supporti di artiglieria, genio e logistica non ancora quantificati;
  • Un numero imprecisato di battaglioni di fanteria riconfigurati per la lotta contro il terrorismo e il peacebuilding, che potranno essere impiegati per assistenza ai e addestramento dei partner.
  • 4 sottomarini lanciamissili balistici (SSBN, Submersible Ship Ballistic Nuclear) con funzione di deterrente nucleare;
  • 7 sottomarini nucleari (SSN) hunter-killer, classe Astute;
  • 2 portaerei classe Queen Elizabeth;
  • 19 tra cacciatorpediniere (classe Type 45) e fregate (classe Type 23 ed in futuro Type 26);
  • Fino a 6 pattugliatori;
  • 12 cacciamine, 3 navi per rilievi oceanografici, una nave rompighiaccio;
  • 4 squadroni equipaggiati con Merlin Mk2, 2 con Wildcat.
  • Più di 20 UAV Protector – più del doppio dei Reaper che andranno a sostituire;
  • 9 velivoli da pattugliamento marittimo P8 per aumentare la protezione del proprio deterrente nucleare e delle portaerei. Saranno basati in Scozia e avranno anche capacità di sorveglianza terrestre;
  • 3 Rivet joint, 6 E-3D Sentry, 8 Shadow;
  • 2 squadroni di F-35, per un totale di 24 velivoli degli 8 inizialmente decisi;
  • 7 squadroni di Typhoon;
  • 6 stormi per la protezione delle forze;
  • 14 velivoli per rifornimento in volo Voyager;
  • 8 C17;
  • 22 A400M Atlas e 14 C130J Hercules.

Fig. 3 – Un carro Challenger 2 nel corso di un’esercitazione del 2015 sorvolato da una coppia di AH-64 Apache

REALE EFFICACIA? – La Gran Bretagna era in cerca di una soluzione al dilemma tra proiezione di potenza a difesa dei propri interessi – da sola o in coalizione – e necessità di difendere il proprio territorio da eventuali attacchi terroristici, siano questi a carattere cibernetico o più convenzionale. Quali i vantaggi e le criticità della SDSR?

Apporto reale allo strumento difesa – LA SDSR, nonostante gli investimenti per gli equipaggiamenti superino di dodici miliardi quelli inizialmente previsti, non dovrebbe incrementare di molto le capacità reali delle Forze armate britanniche, che vengono da un quinquennio di budget per la difesa contratto. In aggiunta, alcuni elementi non vengono quantificati o esplicitati – a oggi è noto che Londra acquisterà circa 600 Ajax, ma non è specificato quali delle brigate previste potranno utilizzarli, e in quale proporzione –, e questo non consente di capire fino in fondo il livello di operatività di cui potranno godere le Joint Forces 2025.

Risposta efficace alle sfide e loro “prioritizzazione” – Gli obiettivi che la Gran Bretagna si pone attraverso la SDSR sono di ampio spettro e molto ambiziosi. Le Joint Forces 2025 appaiono, almeno nominalmente, come una risposta efficiente alla necessità di proiettare potenza, ma mantenendo la possibilità di rispondere a sfide poste al territorio nazionale. La loro efficacia potrà essere testata soltanto tra diversi anni, quando tutte le componenti andranno a regime. A quel punto sarà da verificare l’idoneità al contrasto dei rischi a oggi individuati. Sempre che questi si mantengano tali e in ordine di priorità quanto più simile a quello attuale.

Fig.4 – Eurofighter Typhoon in decollo

RISCHI

  • Scostamento tra priorità e organizzazione delle Forze;
  • Difficoltà nella implementazione delle Joint Forces 2015;
  • Insufficiente innovazione tecnologica  
VARIABILI

  • Corretta “prioritizzazione” dei rischi;
  • Effettiva impiegabilità delle forze all’interno di alleanze;
  • Mutazione del contesto internazionale;
  • mutazione delle alleanze a seguito di eventuale BREXIT 

Giulia Tilenni

Un chicco in più

Durante la partecipazione a DSEI 2015 abbiamo avuto modo di ascoltare il Segretario di stato per la difesa, Onorevole Fallon. Parlando di innovazione e investimenti per i prossimi anni, il Segretario Fallon aveva definito la SDSR 2015 (che sarebbe stata resa pubblica un paio di mesi dopo) come un documento orientato a «creare un nuovo framework per la difesa, aiutando a mantenere il livello operativo e tecnologico, a reclutare e addestrare i soggetti migliori e a forgiare forti partnership internazionali». 

Foto: The Prime Minister’s Office

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