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La IV Conferenza Italia – America Latina, che si è appena svolta a Milano, ha tentato di rilanciare i rapporti internazionali. Ecco le ragioni per cui il nostro Paese dovrebbe interessarsi di più di quello che succede dall’altra parte del mondo

INSIEME VERSO IL FUTURO – Questo è lo slogan della IV Conferenza Italia – America Latina e Caraibi, evento che si è svolto a Milano mercoledì 2 e giovedì 3 dicembre con l’organizzazione della Ri-Al (Rete Italia – America Latina), della Camera di Commercio di Milano, della Regione Lombardia e del Ministero degli Esteri. Il vertice, che ha cadenza biennale (la prima edizione si svolse nel 2003), ha lo scopo di favorire e rafforzare i legami tra il nostro Paese e il subcontinente latinoamericano, non solo in prospettiva nazionale ma anche all’interno dei vari progetti di integrazione regionale esistenti. Ma è proprio vero che l’Italia cammina insieme all’America Latina? A giudicare il clima di forte cordialità e positività che si poteva respirare durante le sessioni di lavoro, la risposta dovrebbe essere affermativa. E si potrebbe rispondere “sì” anche considerando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che nel suo breve intervento in apertura della conferenza ha promesso che nel 2010 effettuerà in viaggio in America Latina e ha rimarcato l’attenzione del Governo verso questa area. 

NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA – Le affermazioni del premier dovrebbero in verità essere ridimensionate dai fatti. Il nostro Paese si è sostanzialmente disinteressato, da una ventina d’anni a questa parte, dei rapporti con la regione latinoamericana, impostando la propria politica estera secondo altre linee prioritarie (come, ad esempio, i rapporti con i Paesi del Mediterraneo, soprattutto per ragioni geografiche), a differenza di altri attori europei come la Spagna e persino la Francia, che grazie all’impulso statale è riuscita a promuovere gli investimenti delle proprie imprese nei settori delle infrastrutture e della difesa, specialmente in Brasile. Questo non significa che l’Italia non intrattenga relazioni intense con l’America Latina, perché in realtà sono molte le imprese che investono e vendono i loro prodotti in questi Paesi. I “campioni” nazionali come Fiat, Finmeccanica, Telecom e Pirelli sono leader nei loro rispettivi settori di business in Paesi come Brasile e Argentina; quello che manca, quindi, è l’impegno da parte della politica che sembra di essersi scordata di questa regione. Il pubblico, in questo caso, dovrebbe seguire il privato.

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I NODI DA SCIOGLIERE – Rafforzare in modo concreto la cooperazione bilaterale tra l’Italia e le nazioni di Centro e Sudamerica non può essere immediato. Se la “diplomazia personale” del premier Berlusconi sembra aver avviato una sorta di “special relationship” con il nuovo presidente di Panama, Ricardo Martinelli (tra l’altro, Impregilo parteciperà ai lavori di ampliamento del Canale), è altrettanto vero che una politica estera organica non può essere condotta solo attraverso i rapporti cordiali tra leader di turno, ma deve essere inserita all’interno di un indirizzo strutturato e consapevole dell’importanza di stabilire una partnership strategica con questa regione. È facile cadere nella tentazione di guardare all’America Latina con atteggiamento un po’paternalistico e un po’da sognatore dei paradisi tropicali, mentre bisognerebbe riuscire a cogliere le grandi opportunità di sviluppo di questo continente, che non ha mai conosciuto un periodo così prospero e solido di crescita economica e di sviluppo delle istituzioni democratiche (salvo eccezioni come Cuba, Venezuela, Nicaragua). L’America Latina può essere veramente il continente del futuro: Paesi come Brasile, Cile, Argentina sono attori dotati di enormi potenzialità, non solo a livello di risorse naturali ma anche umane e demografiche. Il Brasile, per citare l’esempio principale, è una nazione di centonovanta milioni di abitanti e lo sviluppo passa anche e soprattutto per la formazione del capitale umano: le opportunità di scambi scientifici e culturali sarebbero dunque potenzialmente infinite. Ovviamente anche le nazioni americane devono fare la loro parte, soprattutto per quanto riguarda il processo di integrazione regionale. Se le numerose organizzazioni regionali sorte negli ultimi anni riuscissero a divenire veramente efficaci, si riuscirebbe ad elaborare una politica di grande profondità con l’Unione Europea, con la quale si potrebbe concludere un accordo di associazione in occasione del prossimo vertice, in programma a Madrid a maggio 2010. L’entrata in vigore del trattato di Lisbona e l’istituzione di un ministro degli Esteri dell’Unione fornisce un’occasione importante e da cogliere, guardando proprio al futuro. 

Davide Tentori 4 dicembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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