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Una Germania in bilico, ma aperta ai rifugiati

Decine di migliaia di rifugiati stanno ancora arrivando e viaggiando per tutta Europa, mentre la Germania e le altre nazioni europee discutono su quali misure adottare per gestire la peggiore crisi umanitaria del continente dalla Seconda guerra mondiale.

LA CRISI DEI RIFUGIATI FORZA LA GERMANIA A CHIEDERSI: CHI SIAMO NOI? – Il tasso di criminalità è aumentato tantissimo in tutte le città tedesche che hanno ospitato i rifugiati, provenienti prevalentemente dalla Siria. Ma non sono loro i principali responsabili di questo aumento, bensì  i cittadini tedeschi che danneggiano proprietà e aggrediscono i rifugiati. Questo fenomeno può essere spiegato mettendo in risalto la grande paura di perdere la propria identità e la propria stabilità da parte della popolazione tedesca, la quale reagisce a ciò attaccando e disapprovando, sia verbalmente che fisicamente, quello che viene visto come “diverso”. Nonostante i commoventi episodi avvenuti alla stazione ferroviaria di Monaco, in cui i rifugiati sono stati accolti con applausi, emergono i primi dubbi sulla capacità tedesca di gestire lo straordinario numero degli arrivi. Ancora non sono stati registrati tutti, ma già aumentano i dubbi su cosa si voglia proteggere dalla crisi diffusa in quasi tutta Europa: i valori europei o la propria sopravvivenza nazionale o politica? Ci sono coloro i quali vorrebbero una chiusura dei confini con il muro di cinta e il filo spinato, come è avvenuto in Ungheria nell’estate 2015, e coloro che vorrebbero che il Governo di Berlino rifiutasse di accettare anche il minimo numero di rifugiati sotto richiesta dell’Unione Europea (come è stato approvato dal Governo britannico e da quello polacco). Nella Germania orientale si usa ancora la famosa locuzione “Wir sind das Volk” – “Noi siamo il popolo” – che ha portato all’apertura dei confini nel 1989, ma ora viene invece usata per chiuderli e isolare il popolo locale dai newcomers che non hanno unità e fuggono da numerose guerre diverse. Merkel ha insistito sul fatto che la Germania può gestire la sua più grande sfida logistica dopo la riunificazione dello Stato, avvenuta un quarto di secolo fa. «Noi siamo uno Stato forte», queste le sue parole, le quali sono piaciute ai suoi connazionali che hanno risposto fornendo denaro e cibo per i migranti

Fig. 1 – Una famiglia di rifugiati si dirige verso un centro di registrazione per richiedenti asilo di Berlino

IL DISCORSO DI MERKEL A KARLSRUHE –Il discorso pronunciato della Cancelliera Angela Merkel il 13 dicembre scorso a Karlsruhe ha messo in evidenza la politica di accoglienza verso i rifugiati, secondo la quale questi ultimi hanno fondamentalmente bisogno di protezione e di aiuto. Nonostante l’ala più conservatrice del suo Partito (CDU) abbia tentato di mettere i paletti al flusso di migranti in Germania, la Cancelliera ha resistito alle pressioni dei suoi alleati difendendo la sua linea di accoglienza, pur lasciando spazio in futuro a una “riduzione tangibile” del flusso per far rientrare la fronda dissidente. All’interno della CDU si è anche discusso della strategia del Governo che mira a migliorare le condizioni di vita all’interno dei campi di rifugiati siriani in Turchia, Libano e Giordania e a rafforzare il controllo dei confini dell’Unione europea. Le critiche verso questa policy sono state molteplici, soprattutto rispetto al tentativo di far rimanere i rifugiati siriani in Germania indipendentemente da quale nazione europea li abbia precedentemente accolti. Questa decisione ha accelerato lo straordinario flusso di migranti verso il territorio tedesco. Secondo Merkel non si può stabilire un limite fisso all’arrivo dei rifugiati perché sarebbe impossibile da rispettare: «Se io come Cancelliera oggi definisco questo limite» – ha spiegato la leader tedesca – e questo «domani non viene rispettato, perché appunto ne arrivano di più, non ho mantenuto le mie promesse. E i problemi aumentano invece di diminuire». Per garantire a questa politica di accoglienza il miglior risultato possibile, bisognerebbe anche affrontare i movimenti dei rifugiati attraverso un’ottica di cooperazione internazionale. Infatti, il sistema europeo di libera circolazione di beni, persone e servizi può funzionare a lungo termine solo attraverso la protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea. Il Commissario UE all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, nel corso della recente Conferenza sul Mediterraneo tenutasi a Roma, ha proposto di creare «un’agenzia di polizia e di guardia costiera europea comune per difendere le frontiere e offrire allo stesso tempo sostegno ai migranti», un modo per far si che «nessuno entri senza rispettare le nostre leggi e le nostre norme». La discussione al riguardo è ancora in corso.

Fig. 2 – La Cancelliera tedesca Angela Merkel parla con i media durante la visita a un centro d’accoglienza per rifugiati di Berlino, settembre 2015

LA POLITICA DI ACCOGLIENZA VERSO I RIFUGIATI: DECISIONE REALISTICA? – Nel 2016 la macchina d’integrazione tedesca sarà pronta ad assorbire molti rifugiati, ma al costo di sei miliardi di euro l’anno, e in molti dubitano delle effettive capacità tedesche nel gestire una crisi di così vasta portata. Nella Baviera, lo Stato della Germania del Sud in cui arriva la maggior parte dei migranti, le critiche contro la politica a favore dei  rifugiati sono aumentate pesantemente, anche a causa del discutibile stanziamento di fondi deciso dal Governo Merkel per la gestione dell’emergenza migranti. E, come se non bastasse, nelle scorse settimane sono aumentate in tutto il Paese le manifestazioni dei militanti del Partito anti-islamico Pegida, diventato ormai il portavoce dei sentimenti anti-rifugiati anche a seguito delle aggressioni a gruppi di donne avvenute la notte di Capodanno a Colonia. Secondo Barbara Klepsch, ministro per gli Affari sociali della Sassonia – dove è stato registrato il più alto numero di attacchi contro i rifugiati – la situazione presente nei villaggi e nelle città tedesca non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale, ma il messaggio ottimista della Cancelliera Merkel dovrebbe incoraggiare dei miglioramenti in tutta la Germania, che fino a novembre ha accolto quasi un milione di migranti. A Monaco e a Dortmund, però, continuano a infuriare roghi e proteste xenofobe da parte di coloro che non condividono la politica di accoglienza dei rifugiati condotta dal Governo.

Fig. 3 – Manifestazione di protesta a Magdeburgo contro le politiche di accoglienza del Governo Merkel, ottobre 2015

Non solo, ma il Governo tedesco continua ad apparire profondamente diviso sulla decisione – presa assieme all’Austria la scorsa estate – di aprire le porte ai profughi in risposta alla situazione di emergenza venutasi a creare al confine ungherese. Infatti, secondo il Partito CSU, le altre nazioni europee devono partecipare maggiormente alla gestione della crisi, non solo nel rafforzamento dei controlli dei propri confini territoriali, ma anche nel mettere in pratica le disposizioni del trattato di Dublino così da accelerare la redistribuzione dei profughi in tutto il continente, evitando di confinarli nel primo Paese in cui sono arrivati. Infatti, secondo questi accordi, ai migranti è proibito cercare lavoro in qualsiasi nazione europea diversa da quella in cui sono giunti inizialmente. Questo fatto condanna il rifugiato alla disoccupazione, alla fame e alla prostituzione, e lo espone alle critiche dei burocrati europei perché non mostra iniziativa”. Addirittura, secondo l’Ufficio di Registrazione degli Stranieri di Berlino, se alcuni rifugiati si recassero da altri Paesi europei in Germania per cercare lavoro, violando di conseguenza le regole, rischierebbero sino a tre anni di carcere. Sebbene la Cancelliera tedesca possa mettere a rischio la sua candidatura alle prossime elezioni a causa della sua politica di accoglienza, la Germania dovrà avere le capacità necessarie per gestire un così elevato numero di rifugiati all’interno dei suoi confini, e solo il tempo potrà mostrarci se queste politiche si riveleranno giuste o vane nei loro propositi.

Fig. 4 – Manifestazione di protesta a Colonia contro le violenze e molestie sessuali commesse da bande di immigrati nordafricani durante i festeggiamenti per il Capodanno, gennaio 2016

Claudia D’Aprile

Un chicco in più

Molte persone in Germania combattono ormai da dieci anni per ottenere il diritto d’asilo e lo stato di rifugiato. Provengono prevalentemente da Africa, Asia ed Europa dell’Est. La loro primaria occupazione è quella di aspettare, legalmente – nelle strutture ufficiali per il diritto d’ asilo – o illegalmente – all’interno di rifugi mantenuti dalle Chiese o da associazioni private. Attualmente vi sono infatti più di duecentocinquantamila richieste di asilo ancora in attesa di essere processate. L’inabilità delle autorità tedesche di garantire una puntuale procedura di richiesta d’asilo riflette la mancanza di una visione comune a tutti gli Stati europei sulla questione – rispetto alla quale ogni Paese ha una propria opinione – e sta fallendo nel garantire lo scopo principale di queste azioni, cioè aiutare i rifugiati. Ancora manca una posizione europea generale sull’argomento, e per questo motivo ogni Paese tende ad adottare politiche fortemente nazionaliste. Di fronte all’afflusso massiccio di migranti, si moltiplicano quindi i Paesi che ripristinano controlli temporanei alle frontiere usando la deroga prevista dagli accordi di Schengen: dopo l’annuncio della Germania, è stata la volta di Austria e Slovacchia, che hanno deciso di tornare a richiedere i documenti vicino alla zona di confine. Nonostante gli sforzi dello Stato tedesco di salvare il salvabile, l’indifferenza di molte nazioni europee alla sofferenza dei rifugiati potrebbe alimentare tensioni e conflitti futuri, specialmente se non verranno modificate le regole sull’immigrazione dell’UE che, secondo Merkel, sono obsolete rispetto ai tempi.

Foto: Rasande Tyskar

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