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Il GOP si coalizza contro Trump e affronta il problema della sicurezza

In 3 sorsi – Nell’ultimo dibattito del 15 dicembre 2015, il GOP si è dimostrato diviso sulle azioni da intraprendere sul terrorismo, sulla sicurezza e sull’immigrazione, ma unito contro Donald Trump, le cui dichiarazioni degli ultimi giorni hanno scatenato indignazione in tutta la scena internazionale. Vediamo in tre sorsi le proposte dei candidati sulle azioni necessarie per fronteggiare le minacce attuali e le loro critiche al magnate newyorkese, il candidato più temuto.

1. L’ESTREMISMO DI TRUMP – È da giorni, ormai, che le proposte del tycoon di vietare l’ingresso ai musulmani negli USA e del blocco di internet fanno discutere. Nonostante questo, sembra che Trump sia salito in vetta alla classifica dei sondaggi, sostenuto dalle preferenze di quegli elettori conservatori che cercano un uomo che prenda la situazione in pugno, anche se questo significa potenzialmente chiudere i confini al 21% della popolazione mondiale e violare il diritto della libertà di espressione e di informazione conseguente all’uso di internet. Durante il dibattito a Las Vegas, trasmesso dalla CNN, Donald Trump ha inoltre elencato ulteriori modalità di lotta al terrorismo, tema che, specie dopo l’allarme bomba a Los Angeles, la strage di San Bernardino e quella di Parigi, è diventato il protagonista della retorica politica statunitense. Per prima cosa, Trump ha ribadito che i familiari dei jihadisti andrebbero puniti e ha sottolineato ancora una volta la necessità della costruzione di un muro tra Stati Uniti e Messico per proteggere il Paese. Queste proposte, nonostante siano state ampiamente criticate anche all’estero, hanno portato Trump al 40% dei consensi, consolidando il suo ruolo da leader sulla scena politica repubblicana. In questo dibattito, però, Trump ha fatto uno scivolone sulle politiche militari che potrebbe costargli una buona fetta di voti favorevoli: ad una domanda sulla triade nucleare USA (le componenti che costituiscono l’arsenale di un Paese, nel caso USA missili balistici in silos sotterranei, missili balistici imbarcati sui sottomarini e bombardieri nucleari) il magnate del GOP non ha saputo rispondere, dimostrando la poca dimestichezza sugli argomenti di difesa, di sicurezza e di nucleare.

Fig. 1 – Donald Trump, mattatore del dibattito fra i repubblicani

2. L’INTERVENTISMO DI CRUZ E RUBIO – Durante il dibattito di novembre, Rubio e Cruz erano riusciti a rubare la scena dei due front-runner, Trump e Carson. Anche questa volta i due candidati hanno dato prova di saper tener testa ai loro sfidanti, contraddistinguendosi entrambi per la tendenza all’interventismo finalizzato a combattere la minaccia jihadista. Cruz ha invocato i bombardamenti a tappeto in Siria per radere al suolo le strutture dell’ISIS, e Rubio ha dichiarato la necessità di un intervento in Siria e Iraq concertato con una forza arabo-sunnita che possa aiutare l’Occidente a sconfiggere Daesh sul terreno. Le proposte interventiste dei due candidati sono state però oscurate dal botta e risposta che ha caratterizzato buona parte del dibattito. Cruz ha criticato Rubio sulla sua volontà di modificare, nella scorsa legislazione, una riforma che prevedeva, tra le altre cose e in accordo con il partito democratico, la regolarizzazione di circa 11 milioni di immigrati irregolari sul suolo USA. Rubio si è difeso dagli attacchi sulla sua gestione del problema immigrazione ribattendo che anche Cruz, in passato, si era detto aperto all’idea di approvare una sanatoria, e lo ha accusato, inoltre, di aver votato contro le leggi per il finanziamento del Pentagono e contro un programma d’intercettazione e raccolta dati della NSA (National Security Agency), mettendo quindi la sicurezza del Paese in secondo piano e attuando un risparmio sulla difesa che gli USA, al momento, non si possono permettere.

Fig. 2 – Un’immagine del confronto tra i candidati

3. LA COALIZIONE CONTRO TRUMP – In generale, sebbene ognuno avesse una propria visione dei problemi interni ed esterni al Paese, ciò che ha unito i candidati sono stati gli attacchi contro Trump. Jeb Bush è stato particolarmente aggressivo: rimasto in disparte fino a quando non ha criticato la proposta di Trump di vietare l’ingresso ai musulmani, ha dichiarato che le idee del front-runner sono atti di estremismo che complicherebbero la lotta al terrorismo. Secondo Bush, infatti, gli USA dovrebbero coinvolgere più Paesi e cittadini musulmani nella lotta al fondamentalismo, non escluderli a priori. Chris Christie, invece, non ha brillato particolarmente durante il dibattito a Las Vegas (l’unico intervento degno di nota si è avuto il Governatore del New Jersey ha affermato che sarebbe disposto a rischiare lo scontro con la Russia pur di bloccare l’ISIS) e con lui Rand Paul, Ben Carson, Paul Kasich e Fiorina. Questi ultimi si sono limitati a criticare il piano contro i musulmani e gli immigrati di Trump, giudicato impraticabile e inutile. Paul, in particolare, ha anche attaccato l’idea del blocco di internet proposta dal magnate di New York, dicendo che sarebbe una mossa che farebbe sprofondare gli USA allo stesso livello della Cina per censura e repressione della libertà. Unità anche contro il fronte Obama e Clinton: secondo i politici Repubblicani, dopo otto anni di Presidenza Democratica, il GOP deve prendere il sopravvento; Obama ha messo a rischio la difesa degli Stati Uniti con le sue politiche moderate e incentrate sull’accoglienza dei profughi e Clinton seguirà la sua scia. Abbiamo assistito quindi a un dibattito caratterizzato da lotte interne con focus sulla politica estera e di difesa, ma unione contro i Democratici e il front-runner che minaccia la corsa alla Presidenza guidata da Trump, Cruz e Rubio.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

Il prossimo dibattito dei Repubblicani si terrà il 14 gennaio a North Charleston, in South Carolina. I Democratici, invece, hanno discusso nuovamente il 19 dicembre a Goffstown, in New Hampshire.

Foto: dcnitelife1

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