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Il calendario si porta via un’altra settimana spesa all’insegna della ri-salita al trono degli Stati Uniti da parte di Barack Obama e Joe Biden e del discorso sul futuro di Londra nel contesto dell’Unione Europea tenuto dell’euroscetticissimo David Cameron, dopo settimane di attesa. Nonostante i media siano ancora distratti dai luccichii provenienti da Occidente, il vero eldorado per gli sviluppi delle relazioni internazionali rimane l’Oriente in cui tutto sembra in perenne movimento

 

EUROPA

Martedì 29-Mercoledì 30 – Un argomento di cui si parla poco, nonostante la sua importanza strategica per il futuro delle relazioni internazionali, lo spazio sarà finalmente al centro dell’attenzione di Bruxelles grazie all’apertura della 5^ Conferenza Annuale sulla Politica Spaziale Europea . Oltre ad analizzare lo sviluppo dei progetti già lanciati come l’implementazione dei sistemi di lancio orbitale VEGA e il telerilevamento satellitare GALILEO, il meeting seguirà le direttrici fondamentali del miglioramento dell’industria aero-spaziale e il sostegno alla ricerca accademico-specialistica in tutti i campi collegati alla conquista dello spazio.

 

Giovedì 31 – Tempo di buttarsi sugli affari internazionali a capofitto per l’Unione Europea grazie all’abituale Consiglio in Formazione Esteri, coinvolta in prima linea nella crisi in Mali e ormai anche nella disastrosa situazione in Siria dove una linea di postazioni missilistiche inviate in Turchia dalla NATO tenta di arginare una tempesta inarrestabile. Spazio anche per il riaccendersi dei fuochi di Piazza Tahrir in Egitto, tema che sarà al centro dell’ormai prossimo Summit Europeo sulla Primavera Araba. Gli ultimi aggiornamenti dall’area del Nord-Africa e del Medio Oriente non fanno altro che premere sul tallone d’Achille della costruzione dell’UE, ovvero la diversa sensibilità e le diverse reazioni agli avvenimenti ai suoi confini da parte dei suoi membri.

 

AMERICHE

STATI UNITI – Si alzano i riflettori sul tappeto americano che copre più rivoli di polvere in assoluto, negli ultimi in giorni infatti, la CIA è tornata alla ribalta delle cronache internazionali dopo che l’ex agente speciale John Kiriakou è stato condannato a 30 anni di carcere da un tribunale della Virginia (sede del quartiere generale di Langley). Kiriakou avrebbe parlato liberamente in diretta tv delle tecniche di interrogatorio usate dall’Agenzia, in particolare del waterboarding, menzionando in una e-mail ad un giornalista persino il nome di un collega ancora sotto copertura. A favore di Kiriakou si è però mosso un vero e proprio esercito di veterani e di accademici, mettendo letteralmente la mano sul fuoco sulla sua fedeltà e innocenza. Lo stesso Bruce Riedel, Direttore del Brookings Institute ed ideatore della strategia di Obama per l’Afghanistan si è pronunciato a favore di una grazia presidenziale.

 

ARGENTINA – Tra i vari poteri della nuova Evita Peron, c’è anche quello di ricondurre al tavolo i soggetti più reluttanti, visto che la Presidenta Kirchner ha recentemente annunciato la firma di un accordo con l’Iran per la soluzione dello stand-off riguardante un attentato anti-semita risalente al 1994. Ben 85 furono le vittime dell’esplosione della sede di Buenos Aires dell’AMIA, Associazione di Assistenza Israelita in Argentina, che resta un vero e proprio mistero nonostante i sospetti e le insinuazioni sulla complicità del governo degli Ayatollah. Sembra che ora le autorità giudiziare iraniane siano invece pronte a collabrorare, quello che non ci è dato sapere è quale sia la ragione o il compenso per tanta e improvvisa cooperazione.

 

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ASIA

CINA-GIAPPONE – Potrà mai la più scottante disputa del Mar Cinese risolversi tramite delle civili e diplomatiche trattative attorno ad una tavola rotonda tra il neo-appuntato Xi Jinping e il neo-eletto premier giapponese Shinzo Abe? E’ questa la domanda che attanaglia la Comunità Internazionale a qualche ora di distanza dall’annuncio di Pechino, la risposta di Tokyo non si è fatta attendere, infatti, con l’entourage di Abe ad accogliere favorevolmente la proposta di trattative amichevoli. Il tutto mentre gli Stati Uniti, si turano il naso per non sentire il sapore di sconfitta derivante dal fatto che dopo aver subito la più umiliante sconfitta degli ultimi 300 anni di storia americana, all’alba del 2013 siano tornati a flirtare col governo vietnamita in funzione anti-cinese. Come sempre nella storia della diplomazia, il realismo torna di moda negli scenari più strategici per gli attori dominanti.

 

COREA DEL NORD – Tutto sembra essere ormai pronto per l’avvenimento più pericoloso per gli equilibri dell’Asia Orientale e del mondo intero, secondo diverse fonti interne ed esterne infatti, Pyongyang sarebbe finalmente pronta a far brillare un nuovo gioiello della fisica termonucleare locale. Dopo i test del 2006 e del 2009, toccherebbe dunque al 2013 assistere all’alba del giorno dopo, una volta che l’ennesimo lancio made in Korea faccia tremare gli equilibri globali, soprattutto ora che le minacce agli Stati Uniti sono diventate propaganda di ordinaria amministrazione. Gli osservatori parlano di silos nucleari tenuti in condizione di massima allerta, al riparo da gelo e neve che abitualmente ricoprono anche le basi nucleari dell Hermitage Kingdom. Mentre si attendono nuove dall’estremo nord della penisola, l’unico commento deducibile è che per il futuro della regione, comunque vada non sarà un successo.

 

MEDIO ORIENTE

EGITTO – 3 morti e circa 500 feriti e il governo costretto ad applicare lo stato d’emergenza, questo il bilancio dell’ennesimo weekend di sangue nell’Egitto del dopo-Mubarak, dove il governo della Fratellanza di Morsi stenta a tenere le redini di un popolo che sembra aver abbandonato per sempre l’obbedienza all’autorità. Da sempre al centro degli sviluppi di Nord Africa e settore mediorientale, anche ora l’Egitto rappresenta il centro di una sterminata fascia di focolai che si estende dal Mali diviso tra intervento armato ed estremismo, all’Algeria del nuovo predone Belmokhtar, alla Libia dell’incertezza del dopo-Gheddafi per passare poi alle consuete crisi in corso in Palestina, Libano e infine la Siria. Estremamente complesso cogliere il bandolo della matassa per sciogliere il nodo del futuro dell’intera regione, ci auguriamo tutti che il destino non sia un altro “Afrighanistan” come ben intuito dai graphic designer dell’Economist.

 

SIRIA – Valerie Amos, l’ufficiale di grado maggiore nelle fila del ramo umanitario delle Nazioni Unite è giunta Domenica in Siria mentre le violenze raggiungono un’intensità inaudita attorno alla capitale e a lle roccaforti dei ribelli. La Amos aveva indirizzato in settimana commenti piccati all’indifferenza della Comunità Internazionale nei confronti del dramma della popolazione soggetta alle violenze del regime di Bashar al-Assad e alle scorribande delle milizie islamiche accorpatesi all’Esercito Libero Siriano. Mentre il governo offre l‘immunità e la grazia presidenziale a tutti gli esiliati che si offrano di trattare col governo in carica, Mercoledì si terrà in Kuwait una conferenza per raccogliere fondi da destinare ai rifugiati e ai civili coinvolti nella guerra intestina.

 

Fabio Stella

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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Fabio Stella

Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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