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Malgoverno, terrorismo, corruzione, pirateria: fino a un paio di anni fa lo stato somalo sembrava destinato a implodere, vittima di una perenne ingovernabilità. Nel corso del 2012 però sono arrivati numerosi segnali positivi per una possibile ripresa. Ecco la Somalia d’oggi, tra conquiste e sfide da compiere

 

FAILED STATE? – Il fallimento del raid francese per la liberazione di Denis Allex, ostaggio degli Shabaab dal 2009, ha riportato la Somalia al centro dell’attenzione internazionale. La drammatica fine dell’agente dei servizi segreti francesi e dei due soldati morti nel corso del blitz non deve oscurare i progressi che sta compiendo lo stato somalo. Da anni in cima al famigerato indice dei Failed States pubblicato da Foreign Policy, la Somalia ha fatto numerosi passi avanti nel corso del 2012.

 

RAGIONI PER SPERARE – Con la liberazione di Mogadiscio (maggio 2012) e di Chisimaio (ottobre 2012), i miliziani islamici di Al-Shabaab hanno visto drasticamente ridimensionata la loro forza. L’azione combinata dell’esercito nazionale somalo, del contingente dell’AMISOM (Missione dell’Unione africana in Somalia), degli eserciti del Kenya e dell’Etiopia e delle milizie locali hanno restituito al controllo statale quelli che erano diventati i principali centri di approvvigionamento e reclutamento dei miliziani. Nonostante la residua presenza di atti di terrorismo e la diffusa criminalità, le due città sono tutt’oggi in mano al governo centrale. La lotta alla pirateria nel Puntland e nel Golfo di Aden sta dando ottimi frutti. Il forte impegno della Comunità internazionale nell’area ha causato nel 2012 un dimezzamento degli attacchi alle imbarcazioni che transitano in una delle rotte più importanti al mondo. Dalle 47 navi sequestrate dai pirati nel 2010 si è passati alle sole 5 nel 2012. Ulteriore successo del 2012 appena trascorso è l’instaurazione di un governo eletto democraticamente, il primo dal 1991. Il Primo ministro Hassan Sheikh Mohamud ha l’opportunità di costruire istituzioni nuove e poter tornare a sfruttare l’abbondanza di risorse di cui il paese dispone, costruendo nuove infrastrutture e cercando di attirare l’investimento estero. Tornano intanto ad aprire numerose ambasciate chiuse dai tempi della guerra civile.

 

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COSA RESTA DA FARE – Nonostante i numerosi passi avanti, la strada da compiere è ancora molta. Seppur indebolito, Al-Shabaab è ancora molto forte nelle aree rurali e controlla parte del territorio nazionale nel Sud-Ovest. L’allontanamento del movimento dai centri principali ha causato una ristrutturazione degli attacchi del gruppo: gli Shabaab sono oggi meno propensi al combattimento in campo aperto e più ad azioni di guerriglia. Nonostante gli ottimi risultati nella lotta alla pirateria gli attacchi alle navi rimangono troppo frequenti e sono ancora molti gli ostaggi nelle mani dei pirati (a dispetto del forte calo, si contano ancora 141 ostaggi). Per sconfiggere definitivamente la piaga non sarà sufficiente la lotta diretta, ma bisognerà anche eliminare la povertà estrema in alcune delle aree costiere da cui arriva il maggior numero di pirati. Infine, la presenza di un governo stabile non è sufficiente a porre un freno ai troppi problemi delle istituzioni nazionali somale: la corruzione è ancora fortemente diffusa nel paese e la fragilità delle varie amministrazioni crea un’eccessiva segmentazione del potere. L’influenza dei rappresentanti tribali e clanici e la presenza di piccoli leader locali rende la vita difficile ai rappresentanti del governo centrale. La permanenza delle truppe kenyote ed etiopi in territorio somalo causa inoltre comportamenti ambigui e tentativi d’ingerenza straniera sull’azione governativa.

 

Andrea Ranelletti

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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