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Molto spesso le tensioni internazionali trovano diverse valvole di sfogo: a volte si tratta di sanzioni commerciali ed economiche, altre di limitazioni negli spostamenti e chiusure delle frontiere; accade anche che i conflitti tra due o più Paesi siano portai avanti a colpi di… reperti archeologici

MEDIO ORIENTE vs. EUROPA – E’ quanto sta accadendo in questi giorni tra due dei più importanti Paesi mediorientali, l’Iran e l’Egitto da un lato e, dall’altro, due dei capofila dell’Unione Europea, Gran Bretagna e Francia. Queste due coppie sono accomunate da una comune diatriba in corso circa alcuni dei più importanti reperti archeologici dell’età antica e, seppure per motivi ed oggetti diversi, proprio in questi giorni sia la Gran Bretagna, sia la Francia, si trovano al centro di dure polemiche rispettivamente con l’Iran e l’Egitto. E’ notizia di ieri che Teheran ha dovuto incassare il rifiuto da parte del British Museum di Londra circa il prestito del cosiddetto Cilindro di Ciro, che le autorità iraniane avrebbero voluto esporre presso il Museo Nazionale dell’Iran, nella capitale iraniana. Il reperto, risalente appunto all’età di Ciro il Grande, re di quella Persia che fu uno dei più grandi imperi del passato, rappresenta uno dei primi (secondo molti esperti addirittura il primo in assoluto) codici dei diritti umani della storia, precedendo di quasi 1.500 anni la Magna Charta inglese (curiosità: altra competizione, questa, tutta persiana-anglosassone).

ALLE ORIGINI DELLA CIVILTA’ – Secondo il governo iraniano, la decisione britannica di negare il prestito del Cilindro di Ciro andrebbe ricondotta a motivazioni politiche. In particolar modo Londra, secondo le tesi di Teheran, starebbe vendicandosi dell’arresto dei diplomatici britannici in Iran, a seguito delle contestate elezioni del 12 giugno scorso e dei disordini nelle strade iraniane. In quell’occasione, il governo di Teheran procedette all’arresto di funzionari britannici e di una ricercatrice francese, in un atto che andava chiaramente contro i governi di Londra e Parigi, creando una vera e propria crisi diplomatica, risolta solo in parte grazie alla mediazione della Siria. Ad ogni modo, l’episodio del reperto persiano ha aperto un altro contenzioso tra i due Paesi, dimostrando l’alto livello di tensione venutosi a creare. Allo stesso modo, spostandosi un po’ di longitudine, all’inizio di questa settimana si è registrata la dura presa di posizione da parte di Zahi Hawass, Segretario Generale del Consiglio Supremo della antichità egizie, nei confronti del museo più famoso del mondo, il parigino Louvre, il quale ospita una delle più importanti collezioni al mondo di archeologia degli antichi Egizi. Hawass ha sospeso qualsiasi collaborazione tra l’Egitto ed il Louvre, chiedendo, in attesa di riprendere le relazioni, la restituzione alle autorità egiziane in particolare di cinque frammenti di affreschi provenienti dalla Valle dei Re, nei pressi di Luxor. Secondo Hawass, infatti, il museo francese avrebbe comprato tali reperti, pur essendo a conoscenza del fatto che si trattava di reperti rubati.

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COSA C’E’ DIETRO? – Anche in questo caso, come nel caso della controversia tra Teheran e Londra, potrebbero esservi alla base motivazioni politiche e diplomatiche. Secondo alcune fonti, comunque smentite dal diretto interessato Hawass, la presa di posizione egiziana potrebbe essere una risposta alla mancata elezione dell’ex Ministro della Cultura dell’Egitto, Faruq Hosni, alla Segreteria Generale dell’UNESCO. Hosni avrebbe dovuto ottenere il posto più alto dell’organizzazione dell’ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ma è stato scalzato dalla bulgara Irina Bokova lo scorso settembre (secondo il quotidiano “Le Monde” con il voto determinante della Francia, inizialmente schierata con Hosni) dopo accese polemiche riguardanti il supposto carattere anti-semita del Ministro egiziano. Hawass, come già detto, ha smentito qualsiasi collegamento tra le due vicende, portandone a riprova il fatto che il contenzioso con il Louvre risale a più di 8 mesi fa. Ad ogni modo, rimane il fatto di un vero e proprio scontro diplomatico tra i due Paesi, che forse potrebbe nascondere, come nel caso dell’Iran e della Gran Bretagna, motivazioni e richieste politiche che vanno ben oltre la rivendicazione del possesso di un reperto archeologico. Anche tramite questi mezzi, al giorno d’oggi, due Paesi possono far giungere le loro relazioni bilaterali ad un punto di rottura. Nel mondo globalizzato e moderno, anche questi sono segnali di tensioni politiche e diplomatiche, prima ancora che prettamente culturali. Anche da questi episodi si percepisce come i rapporti tra il Medio Oriente e l’Occidente non siano ancora del tutto rosei.

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Redazione

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