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A due mesi dall’elezione di Bidzina Ivanishvili come Primo Ministro, la Georgia è spaccata da arresti di uomini politici, accuse e ambiguità. Il Presidente della Repubblica Saakashvili guarda con allarme la possibilità di una frattura interna alla nazione e lamenta il clima da “caccia alle streghe”. Ecco il ritratto di un paese spaccato

 

DUE MESI FA – Tbilisi trema” era il titolo di uno degli editoriali d’apertura dell’«Economist» del 1 Dicembre: una serie di arresti e una drammatica frattura tra le due cariche più alte della repubblica caucasica stanno scuotendo gli osservatori internazionali, a soli due mesi e mezzo dalla chiusura delle urne. Bidzina Ivanishvili e il suo partito “Georgian Dream-Democratic Georgia” hanno vinto le elezioni parlamentari con il 53% dei voti, sopravanzando di un buon 10% l’UNM, partito del Primo ministro uscente Vano Merabishvili. Forte l’impatto del voto di protesta di molti cittadini stanchi del dominio a senso unico del Movimento di Unità Nazionale. Il Presidente della Repubblica in quota UNM Mikhail Saakashvili ha assistito al disfacimento del consenso del proprio partito ma ha fatto buon viso a cattivo gioco, augurandosi una nuova fase di dialettica di cui l’intera nazione avrebbe potuto beneficiare.

 

GIUSTIZIA POLITICA” – Ben presto ci si è però capacitati della cattiva piega che stavano prendendo gli eventi. Ivanishvili e i suoi, cavalcando l’impetuosa onda del consenso popolare, hanno deciso di far arrestare e mettere sotto processo numerosi notabili dell’UNM, sfruttando vari capi d’accusa afferenti alla loro recente vita politica. Nonostante non tutte le imputazioni fossero infondate e il persistente ristagno politico avesse reso evidente tale situazione, s’è subito palesata la natura strumentale di molte delle accuse. Ben presto si è iniziato a parlare di “giustizia politica” e di assalto alla democrazia. L’indignazione internazionale s’è accompagnata a quella dei rappresentanti dell’UNM, facendo crescere le pressioni affinchè Ivanishvili recedesse dalle proprie posizioni e moderasse l’azione del proprio partito.

 

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RISCHI PER BIDZINA – Il 56enne Bidzina Ivanishvili è un uomo nuovo nella politica georgiana, ma la sua influenza nella vita economica della nazione è da anni tangibile. Ivanishvili è il 153° uomo più ricco al mondo secondo Forbes (Classifica aggiornata allo scorso settembre) e il primo in Georgia. Vanta amicizie forti in Russia, nazione in cui ha formato il proprio enorme capitale nel periodo delle grandi privatizzazioni, aumentandolo poi grazie a un’efficace speculazione nel mercato delle stock options. Il trionfo di Ivanishvili è stato dovuto al desiderio popolare di portare al potere non un politico, ma un uomo d’affari capace di risanare le casse dello stato, ricucire i rapporti con la Russia ed eliminare il malaffare e la corruzione presenti nel mondo politico. Proseguire l’irresponsabile caccia al nemico con cui ha inaugurato il proprio mandato avrà il deleterio effetto di spezzare in due la nazione e alienare a Ivanishvili il fondamentale appoggio della comunità internazionale, frustrando le speranze di chi cercava più democrazia e spaventando gli investitori esteri.

 

Andrea Ranelletti

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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