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Il 5 dicembre le autorità maliane, i rappresentanti del CEDEAO e una delegazione dei gruppi Ansar Eddine e MNLA si sono seduti al tavolo dei negoziati. L’incontro sembra aver scongiurato l’eventualità di un intervento immediato delle forze armate in Mali, ma c’è chi spinge perchè il dialogo salti

 

LA MIGLIOR STRADA POSSIBILE” – “Quella dei negoziati è la migliore strada possibile per risolvere la crisi maliana ed evitare un’azione militare che rischia di essere prematura”. Così Carter Ham, comandante dell’Africa Command (U.S. Army), commenta la conclusione del primo incontro svoltosi nei giorni scorsi a Ouagadougou per cercar di risolvere il groviglio maliano. Sotto gli occhi del Presidente burkinabé Blaise Compaoré e del suo Ministro degli Esteri Djibril Bassolé si è svolto l’incontro tra una delegazione del governo transitorio di Bamako, guidata dal Ministro degli Esteri Tiemen Coulibaly, e rappresentanti dei due gruppi che controllano il nord della nazione: il gruppo islamista armato Ansar Eddine e l’MNLA, movimento tuareg che si batte per l’indipendenza dell’Azawad.

 

EVITARE IL CONFLITTO – Un immediato “cessate il fuoco” e il rifiuto di ogni atto terroristico: su queste basi è stato impostato il dialogo che sembra scongiurare una guerra apparsa fino a poco tempo fa inevitabile. Posti di fronte alla minaccia di un intervento internazionale, i due gruppi armati hanno preferito isolare le componenti più estremiste e scendere a patti con le forze nazionali, cercando di ottenere il riconoscimento ufficiale delle rispettive istanze. Compaoré e Coulibaly dal canto loro sanno bene che non è attraverso l’uso della forza nel solo Nord del Mali che si risolverà il problema dell’islamismo militante armato, in progressiva espansione nel Sahel e nel Maghreb. Scendere a patti con quei gruppi aperti al dialogo è una mossa fondamentale per evitare che si trasformi in guerra di religione quella che è un’azione contro forze eversive.

 

APERTURE DAI DUE GRUPPI – Gli esponenti di Ansar Eddine hanno annunciato di aver allentato i legami con AQMI, Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Di fronte alle affermazioni delle autorità di Bamako riguardo l’irrinunciabile necessità di un Mali laico, i delegati del gruppo islamista hanno sostenuto di non aver intenzione di applicare la Sharia nell’intero territorio maliano. Gli uomini dell’MNLA hanno invece dichiarato il loro rispetto per l’unità nazionale del Mali e sostenuto come il loro fine ultimo sia il diritto all’autodeterminazione, non l’indipendenza della regione.

 

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CHI PREME PER L’INTERVENTO – Il buon esito delle trattative ha dunque tolto forza a quei membri del CEDEAO che reclamavano un intervento armato e aspettavano il beneplacito dell’Onu per la spedizione di 3300 uomini provenienti per la gran parte da Niger e Nigeria. Alassane Ouattara, Presidente della Costa d’Avorio, ribadisce la necessità di un attacco immediato, da compiersi nel “minor tempo possibile”. Il maggior timore delle nazioni del contingente è costituito dall’interscambio di uomini, armi e intelligence tra i rappresentanti dei vari gruppi terroristici, i quali proprio nel Sahel si sono fortemente radicati sotto l’egida di AQMI.

 

Andrea Ranelletti

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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