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Il Messico ha da sabato un nuovo Presidente. Enrique Peña Nieto ha riportato alla vittoria il PRI, ma il suo insediamento non riesce a nascondere i problemi che affliggono ancora la nazione latinoamericana. Povertà, corruzione, criminalità sono le piaghe che non sono ancora state sconfitte, a dispetto di un’economia in forte crescita con ottime prospettive per i prossimi anni

 

ESORDIO CONTESTATO – In una Cittá del Messico blindata da quasi una settimana, Enrique Peña Nieto il primo dicembre è stato ufficialmente nominato presidente del Messico, nonostante le proteste popolari che da mesi oramai riempono le piazze messicane. Anche se negli ultimi mesi si sono affievolite, l’insediamento del nuovo Capo di Stato è stato accompagnato da violenti disordini che hanno portato a scontri con le forze dell’ordine da parte di organizzazioni studentesche e di lavoratori. Per questo, il team del Parlamento messicano che sta organizando la cerimonia ha ordinato la chiusura delle strade attorno al Parlamento da domenica scorsa, circostanza che ha provocato il caos in cittá soprattutto nelle ore di punta. Nei fatti, é dal 1 luglio scorso, giorno dei comizi elettorali, che Peña Nieto non si fa vedere nelle piazze e nelle strade del paese. I suoi pochi discorsi pubblici sono stati rígidamente in hotel di lusso, circondato dal servizio d’ordine e dai militanti del Partido Revolucionario Institucional (PRI).

 

LUCI E OMBRE – Invece Peña Nieto, da luglio scorso ha cominciato un tour all’estero per allacciare personalmente i rapporti diplomatici con Paesi considerati alleati strategici: é stato in Germania, Cile, Stati Uniti, Guatemala. Recentemente ha visitato il primo ministro canadese con il quale ha ripetuto il suo messaggio: il PRI non é piú il partito autoritario del secolo scorso, definito in quei tempi la dittatura perfetta dal Premio Nobel Vargas Llosa, e il Messico é il paese giusto per investire. Tuttavia, nonostante i notevoli progressi in campo economico, il Paese nordamericano è ancora afflitto da gravi mancanze nel rispetto delle leggi (il 99% dei delitti denunciati non arriva a una sentenza) e la povertá è ancora largamente diffusa. L’INEGI, l’istituto di statistica messicano, ha segnalato che negli ultimi 6 anni sono aumentati i messicani che vivono sotto la soglia di povertá, raggiungendo i 52 milioni di persone, dei quali quasi 12 milioni in condizioni estreme di povertá. Quasi un messicano su due vive in povertá; le condizioni lavorative inique, si é appena approvata la riforma del lavoro che fissa in 7 pesos il salario minimo all’ora, 0,5 dollari, e elimina il diritto al reintegro o al risarcimento per licenziamento senza giusta causa con alto tasso di disoccupazione.

 

Alla cerimonia di insediamento ha preso parte anche il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, con cui il gabinetto di Peña Nieto ha, da prima delle elezioni, allacciato ottimi rapporti diplomatici. Ricordiamo che l’amministrazione Obama é stata la prima a congratularsi con il presidente eletto del Messico anche se erano ancora in corso i conteggi.

 

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LA VIOLENZA IMPERA – Internamente, il grande obiettivo della presidenza di Peña Nieto sará ridurre i livelli di violenza esistenti e che affliggono la popolazione messicana soprattutto del nord del paese. L’Economist ha appena pubblicato una mappa degli omicidi relazionati con il narcotraffico in Messico che mostra una media di 21.283 morti all’anno, il doppio rispetto al 2007 con un tasso di omicidi di 19 morti ogni 100.000 persone, pari alla somma del tasso di omicidi di 32 stati del mondo tra i quali si incontrano l’Italia, Cuba, la Spagna, l’Ucraina, il Congo, il Rwanda, il Mozambico. Su questo punto Peña Nieto potrebbe perpetuare le caratteristiche del vecchio PRI: collusione con il crimine organizzato in una pax romana suggellata da accordi locali in cui lo Stato ed i cartelli dei narcos velano entrambi per i loro interessi senza pestarsi i piedi. Di fatto, i suoi due bracci destri sono da una parte il suo principale avversario nelle elezioni interne del PRI Manlio Fabio Beltrones, segnalato come vicino ai narcos nei primi anni ‘90 nei rapporti della DEA. Ora Beltrones é coordinatore parlamentare del PRI e in diretta alleanza con Peña Nieto guida le principali iniziative di legge che il presidente propone. Dall’altra parte Miguel Ángel Osorio Chong, futuro Ministro di Governo di Peña Nieto, indagato nel 2010 dall’Antidroga messicana per lavaggio di denaro sporco ed associazione a delinquere, é stato associato a El Lazca, celebre capo de los Zetas, misteriosamente ucciso in ottobre del 2012 dalla marina messicana, che durante il trasporto al cimitere ha perso il corpo. E il suo curriculum si tinge di nuove competenze quando l’anno scorso Osorio Chong  é stato indagato direttamente mesi fa per corruzione ed abuso di fondi pubblici per avere permesso il deposito di quasi 100 milioni di pesos (quasi 6 milioni di euro) ai conti correnti di due dei suoi fratelli, quando era presidente dello Stato di Hidalgo.

 

DEMOCRAZIA INCOMPLETA – Per ottenere la pace, assisteremo alla istituzionalizzazione dei cartelli dei narcos che cominciano ad occupare posti importante nello Stato messicano? O ci siamo già. Sicuramente la democrazia messicana ha ancora da camminare prima di essere definita solida, nonostante i riconoscimenti della comunitá internazionale.

 

Andrés Seramide (da Città del Messico)

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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