statistiche free
domenica 23 Febbraio 2020
More

    Terza tappa per i dem, schiacciante vittoria di Sanders in Nevada

    Ristretto – Il terzo appuntamento per le primarie democratiche...

    Il fattore Bloomberg

    In 3 sorsi - Il nono dibattito democratico è...

    Verdun 1916: il “tritacarne” della Grande Guerra

    Ristretto - 21 febbraio 1916: inizia la battaglia di...

    E il meglio deve ancora venire?

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Un Caffè americano – Come oramai ben sappiamo, dopo una lunga notte elettorale, Barack Obama è stato riconfermato presidente degli Stati Uniti  con 332 voti elettorali, il sostegno di quasi tutti gli stati in bilico ed un margine di vittoria a livello nazionale di 3 punti percentuali. Cosa c’è dietro questa vittoria e cosa dobbiamo attenderci dai prossimi quattro anni?

     

    ¡ VIVA OBAMA ! – Gli Americani hanno rinnovato il contratto ad Obama, ma si ritrovano con una nazione che a prima vista pare spaccata in due, con il 50% dei voti a sinistra ed il 48% a destra: i risultati finali, dopo il conteggio dei voti in Florida, dicono 332 voti elettorali per Obama con tre punti percentuali di differenza su Romney. Eppure, scavando tra i vari gruppi dell’elettorato, le preferenze politiche per l’uno o l’altro candidato emergono in maniera inequivocabile. Obama si è infatti imposto con decisione come il presidente dell’America giovane, metropolitana, femminile, ed etnicamente diversa, riconfermando e rafforzando il trend del 2008. La sua vittoria consegna una mappa politica che sottolinea i cambiamenti demografici degli ultimi anni, mostrando l’importanza crescente del voto delle minoranze latino-americane, che costituiscono circa il 10% dell’elettorato a livello nazionale, ma percentuali ben più importanti in alcuni stati chiave, quali il Colorado (20%), la Florida (23%), la California (38%), il Texas (39%). Tra loro, tre elettori su quattro hanno sostenuto Obama, in aumento rispetto al 2008, contenti degli sforzi legislativi a favore dell’immigrazione. Gli aiuti statali al settore automobilistico durante la crisi hanno assicurato il voto dell’Ohio, uno tra gli stati chiave, e la promozione della flessibilità e parità retributiva sul posto di lavoro e della copertura sanitaria per le spese mediche per maternità e contraccezione, hanno contribuito a solidificare il voto delle donne.

     

    UNA CAMPAGNA PORTA-A-PORTA (E COMPUTER-A-COMPUTER) – Dal punto di vista mediatico, l’immagine agguerrita a difesa degli interessi della classe media, delle minoranze etniche e sociali, dei nemici della patria, accompagnata dalle critiche alla coerenza ideologica dello sfidante, ha certamente giovato ad un presidente minacciato da un elevato livello di disoccupazione e scarsa crescita economica. Secondo i precedenti storici, infatti, le circostanze economiche attuali avrebbero spinto decisamente gli elettori verso lo sfidante del candidato attualmente in carica: il fatto che non sia successo rende la vittoria di Obama (o la sconfitta di Romney, a seconda di come lo si voglia leggere) ancora più rimarchevole. Ma la vittoria di Obama è anche la vittoria della tecnologia elettorale. La potente macchina politica democratica ha cambiato il modo di fare campagna elettorale: se il fine è rimasto quello di incoraggiare gli elettori ad andare a votare, ed a votare in una certa direzione, i modi per identificare i (potenziali) sostenitori sono ormai sofisticatissimi. Volontari e non hanno meticolosamente contattato porta a porta o per telefono milioni di persone. E seguendo il principio che pubblicità televisive e comizi contano, ma messaggi e visite personalizzate contano ancora di più, il quartier generale democratico ha raccolto ed analizzato milioni di informazioni disponibili online, dagli introiti familiari alle spese al supermercato, che hanno poi permesso non solo di trovare gli elettori e corteggiarli con messaggi tagliati su misura sui loro interessi, ma anche di calcolare le probabilità  con cui avrebbero reagito a tali messaggi e, quindi, di disegnare gli scenari di voto possibili. Che a quanto pare si sono rivelati accuratissimi.

     

    content_1273_2

    E ADESSO? – I prossimi quattro anni si profilano ricchi di continuità ma anche di nuove sfide. I vertici della politica estera, tesoro, difesa e giustizia (H. Clinton, Geither, Panetta e Holder) probabilmente cambieranno, ma difficilmente le linee programmatiche verranno sovvertite. Il secondo mandato consente, in primo luogo, di mantenere e rafforzare le riforme fatte durante il primo, prima tra tutte la riforma sanitaria, che sarà implementata completamente nel giro di pochi anni. Tra gli altri punti fermi, una possibile riforma del sistema educativo e certamente una riforma dell’immigrazione, che sarà probabilmente sostenuta anche dal partito repubblicano, desideroso di guadagnarsi le simpatie delle minoranze. Anche se negli ultimi mesi l’ economia ha mostrato segni di ripresa costante, ed il mercato immobiliare è nuovamente in crescita, il deficit va risanato e a camere divise potrebbe essere necessario scendere a nuovi compromessi fiscali, inclusi tagli alla spesa pubblica. Sono anche previsti investimenti nella produzione di energie tradizionali e rinnovabili sul suolo americano per diminuire la dipendenza dall’estero, ed una diminuzione dei costi legati alla politica estera e militare. E come hanno raccomandato entrambi i candidati nei loro discorsi post-elettorali, la cosa più importante adesso è che l’America ritrovi l’unità per far fronte alle sfide che l’attendono.

     

    Manuela Travaglianti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Articolo precedenteErasmus da Rottamar?
    Articolo successivoUnitamente divisi
    Manuela Travaglianti
    Manuela Travaglianti

    Manuela Travaglianti è dottoranda in Science Politiche presso la New York University, USA. Si occupa del processo di democratizzazione nei paesi in via di sviluppo, concentrandosi su violenza elettorale, politiche etniche, guerre civili e attività di peace-building in Africa. Ha svolto diversi mesi di ricerca sul campo in Burundi dove è anche stata osservatrice elettorale nel 2010. Dopo quattro anni a New York ed una parentesi semestrale a Los Angeles, è affiliata al Centro di Studi Africani di Berkeley ed al Centro sulla Negoziazione dei Conflitti Internazionali a Stanford, California.  Adora viaggiare e dopo aver collaborato come consulente politica per il Center on International Cooperation a New York si sta cimentando nel giornalismo investigativo.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome