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mercoledì 26 Febbraio 2020
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    Anche se l’uragano Sandy ha sconvolto le vite degli americani della costa est, sottraendo agli onori della prima pagina gli ultimi giorni della campagna presidenziale, nel giorno delle elezioni gli elettori s’interrogano su quale scenario si profilerà per gli Stati Uniti qualora sia riconfermato Obama oppure Romney riesca a guadagnare una vittoria che fino a pochi mesi fa sembrava un traguardo irraggiungibile

     

    Tra la crisi economica che continua a far sentire i suoi effetti nefasti e le preoccupazioni legate alle spese per la ricostruzione post uragano (circa 50 miliardi di dollari, secondo quanto stimato il 1 novembre da Eqecat, un’agenzia specializzata nell’analisi di eventi catastrofici), i riflettori in questo momento sono rivolti sull’economia e le proposte che i due candidati hanno avanzato per riportare in pista il paese.

     

    IL PIANO DI OBAMA – Dalle pagine del sito liberal Saloon.com, l’opinionista Alex Pareene sostiene che l’economia migliorerà in ogni caso, anche se molto lentamente. Moody’s ha dichiarato che nei prossimi quattro anni, si creeranno 12 milioni di nuovi posti di lavoro. Il Congresso, che tiene in considerazione gli effetti del “fiscal cliff”, la manovra che dall’1 gennaio 2013 porterà a un aumento delle tasse per lavoratori e imprese, oltre che a un taglio delle spese per la difesa e per il programma Medicare, sostiene che i nuovi posti di lavoro saranno solo sette milioni. La Federal Reserve prevede una crescita del PIL ma tassi di disoccupazione ancora elevati, rispetto agli anni prima della crisi. Risolvere il problema dei mutui insoluti potrebbe essere una delle prime iniziative del secondo mandato di Obama. Per cominciare, la Casa Bianca ha suggerito che potrebbe licenziare Edward DeMarco, l’odiato direttore della Federal Housing Finance Agency, il quale ha aiutato più le banche che i cittadini in difficoltà sui mutui. Un’altra questione che sta molto a cuore agli americani è quella delle tasse. Dalle pagine di Forbes l’opinionista Peter Ferrara si scaglia contro la proposta di Obama di eliminare la maggior parte dei tagli e degli incentivi introdotti da Bush figlio nel 2001 e 2003. Obama sostiene che una politica fiscale che favorisce le aziende e i redditi più alti, insieme a un’eccessiva deregolamentazione dei mercati finanziari, sono stati tra le maggiori cause della crisi del 2008. Tuttavia, la posizione dei repubblicani è che i tagli alle tasse favoriscono l’espansione economica perché incoraggiano consumi e investimenti: proprio quello di cui gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno. Per quanto riguarda la deregulation, Ferrara identifica l’origine della crisi dei mutui nella “National Home Ownership Strategy”. Annunciata dal presidente Clinton nel giugno 1995 con l’intento di favorire l’acquisto di prime abitazioni, tale politica ha dato luogo a una serie d’interventi che hanno rilassato oltremisura i criteri utilizzati dalle banche per concedere mutui.

     

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    IL PIANO DI ROMNEY – Nei dibattiti televisivi e negli spot elettorali, Romney insiste sull’incapacità di Obama di portare il paese fuori dalla crisi economica. I risultati conseguiti negli ultimi quattro anni, afferma il candidato repubblicano, sono stati del tutto inadeguati e il programma per la rielezione, che si snoda sulle stesse linee, rischia di portare ad una recessione. Ma secondo Alex Pareene, se Romney dovesse vincere, le conseguenze del suo programma economico sarebbero catastrofiche. La più popolare (o populista) tra le proposte di Romney per rilanciare l’economia è di rendere permanenti i già citati tagli alle tasse introdotti da Bush. Un’altra priorità è ridurre la pressione fiscale per le imprese dal 35 al 25%. Ma per far quadrare il budget, saranno necessari dei tagli e questo è il punto su cui la campagna di Romney è più controversa e carente. Romney promette di smantellare “Obamacare”, la riforma sanitaria che ha esteso il diritto all’assicurazione medica a milioni di americani che ne erano privi. Anche il programma Medicaid, che fornisce copertura sanitaria alle famiglie a basso reddito, e che rischia di portare il paese in bancarotta, dovrà essere riformato. Lo scenario più probabile è che Romney lo consegni nelle mani dei singoli stati che, verosimilmente, cercheranno di spendere il meno possibile. In sintesi, sotto Romney si profila uno scenario in cui le spese per la difesa e i tagli alle tasse avranno la precedenza sulle spese per l’assistenza sanitaria e i sussidi di disoccupazione. Gli elettori, esasperati da una crisi che dura da oltre quattro anni, si trovano di fronte ad una scelta critica. Devono decidere se fidarsi di Romney che promette una ripresa immediata senza dire da dove preleverà i soldi per stimolare l’economia, oppure rinnovare il mandato a Obama, che richiede altri sacrifici, ma prospetta una crescita più organica e sostenibile. Il responso, assolutamente imprevedibile, lo avremo tra pochissimi giorni.

     

    Esther Leibel

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