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Inizia questa settimana un focus sul fenomeno che da qualche anno a questa parte sta rivoluzionando la geopolitica energetica globale: il fracking. Cos’è e quali impatti può avere nello scenario mondiale: nuovi equilibri geopolitici, i rischi ambientali.   LA TECNICA – Nel corso degli ultimi anni l’intero comparto energetico globale, e in particolare quello del gas naturale, sta vivendo una vera rivoluzione tecnologica il tutto per l’impiego intensivo di una tecnica di estrazione che, pur non essendo nuova, è diventata ora economicamente vantaggiosa: il fracking. L’hydraulic fracturing, detto più semplicemente fracking, esiste fin dagli anni ’30 ma solo recentemente ha vissuto una nuova era grazie all’elevato prezzo del gas che ne ha reso conveniente lo sfruttamento. Essa permette l’estrazione di idrocarburi (principalmente gas) tramite la fratturazione di rocce porose che, in condizioni normali, non permetterebbero l’estrazione stessa. In pratica nel terreno vengono immesse grandi quantità di acqua che poi, mischiata ad agenti chimici, di fatto “aprono” le fessure tra le rocce per permette un rilascio di maggiori quantità di risorsa naturale lì intrappolata. Lo sviluppo di questa tecnologia sta avendo un duplice effetto sulle riserve mondiali di gas, in quanto si vanno via via scoprendo numerosi giacimenti non convenzionali un tempo inesplorati e per nulla considerati nelle stime mondiali di risorse ancora potenzialmente a disposizione.   NUOVI GIGANTI ENERGETICI – A questo va aggiunto un altro forte fattore di discontinuità: la distribuzione dei giacimenti non convenzionali. In sostanza, come si evince dalla figura (FONTE: BP, International Energy Agency), le risorse non convenzionali di gas (shale gas) sono dislocate in aree non coincidenti con quelle convenzionali e questo di fatto sconvolgerebbe il Risiko esistente. Gli Usa e l’intera America settentrionale si potrebbero imporre come un nuovo gigante dell’energia, ma al loro fianco anche nuovi protagonisti potrebbero emergere sullo scacchiere: la Cina (che secondo molti siede sui più grandi giacimenti non convenzionali del mondo) e alcuni stati del Sud America, in primis l’Argentina.  
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L’AMBIENTE – All’estrazione di gas non convenzionale si sta però opponendo, in maniera sempre più decisa, la protesta di molte parti di società civile che vedono nel fracking una tecnica troppo invasiva perché sia applicata in maniera sostenibile. Negli USA sono ormai moltissime le segnalazioni di eventi catastrofici, in particolare terremoti o falde acquifere compromesse dai composti chimici iniettati nel terreno. In tutti i casi esponenti della società civile e associazioni ambientaliste tendono ad associare tali fenomeni a questa tecnica, in contrapposizione all’industria che invece nega il legame e ne promuove i vantaggi economici. Attualmente il dibattito è molto acceso, tuttavia non si è ancora riusciti ad avere elementi scientifici sicuri che avvalorino l’una o l’altra teoria, cosa che ha portato alla creazione di legislazioni molto diverse nei vari stati e, nel caso degli USA, anche all’interno della stessa federazione. L’Unione Europea ha lasciato libertà di pensiero ai vari stati, cosa che ha portato alcuni stati a bandire questa pratica: è il caso della Francia (si vedano le dichiarazioni del presidente Hollande) e della Bulgaria, mentre altri, come lo stato di New York e la Germania, stanno prendendo tempo in attesa di ulteriori accertamenti.   Giorgio Giuliani redazione@ilcaffegeopolitico.net
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Giorgio Giuliani

Sono nato a Roma, dove mi sono laureato in Ingegneria Gestionale prima di intraprendere un Master in Geopolitica, culminato con una tesi sul fracking e le risorse non convenzionali. Da sempre appassionato di questi temi, ho accumulato molteplici esperienze di diplomazia giovanile: ho preso parte a numerose MUN (Model United Nations) sia come Delegato che come Chairperson, ed ho rappresentato il Governo Italiano al G20 Youth 2012 in Messico. Per Il caffè geopolitico mi occupo di geopolitica energetica.

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