Un mercato popolare di Port Louis, capitale di Mauritius
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La Repubblica di Mauritius ha eletto il primo Presidente donna della sua storia. Si chiama Ameenah Gurib-Fakim ed è una scienziata di fama internazionale, appartenente alla minoranza musulmana dell’isola. Le sfide che la attendono sono però molte e difficili, soprattutto a livello economico. NUOVO PRESIDENTE – Il 5 giugno scorso l’Assemblea Nazionale di Mauritius ha eletto all’unanimità Ameenah Gurib-Fakim alla carica di Presidente della Repubblica. Sostenuta inizialmente da Alliance Lepep, la coalizione di centro-destra vincitrice delle ultime elezioni parlamentari del dicembre 2014, la candidatura di Gurib-Fakim ha infatti ottenuto anche il supporto delle opposizioni di sinistra, in particolare del Mauritian Militant Movement (MMM) dell’ex Primo Ministro Paul Bérenger. Il neo-Presidente sostituisce il dimissionario Kailash Purryag, di area laburista, che avrebbe già dovuto lasciare la carica dopo la vittoria di Alliance Lepep in dicembre. Ma un accordo dell’ultim’ora con l’attuale Premier Sir Anerood Jugnauth, volto a garantire la stabilità istituzionale dopo una lunga e acrimoniosa campagna elettorale, ha consentito a Purryag di mantenere il posto sino alla fine di maggio. Embed from Getty Images Fig. 1 – Il nuovo Presidente di Mauritius, Ameenah Gurib-Fakim, parla durante un recente evento delle Nazioni Unite a New York Oltre a essere il primo Presidente donna nella storia di Mauritius, Gurib-Fakim è anche il primo capo di Stato appartenente alla minoranza musulmana dell’isola, generalmente esclusa da alti incarichi pubblici. La sua scelta, però, non è solo dovuta alla sua identità etnica o di genere. Il neo-Presidente è infatti una scienziata di fama internazionale, conosciuta soprattutto per i suoi studi pionieristici sulle proprietà mediche e nutritive della flora di Mauritius. Laureata in chimica all’Università del Surrey, in Inghilterra, Gurib-Fakim detiene un dottorato onorario alla Sorbona e ha vinto numerosi premi per la sua attività di ricerca, incluso il prestigioso Premio L’Oréal-UNESCO per le Donne e la Scienza. Politicamente indipendente, ha anche ricoperto per anni diverse cariche amministrative all’Università di Mauritius, abbandonando poi la carriera accademica per fondare, nel 2004, il colosso farmaceutico CIDP. La sua elezione appare quindi motivata dal desiderio di avere una personalità prestigiosa e super partes come garante della Costituzione di Mauritius in un difficile momento di transizione per questa piccola repubblica dell’Oceano Indiano. Embed from Getty Images Fig. 2 – Incontro tra Gurib-Fakim e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon LOTTA ALLA CORRUZIONE – Divisa su rigide linee etniche e sociali sin dall’età coloniale, Mauritius fatica infatti a trovare un equilibrio politico-istituzionale capace di soddisfare tutte le diverse componenti della sua complessa società multiculturale. A dispetto di una certa stabilità di facciata, che ha contribuito molto alla sorprendente crescita economica degli ultimi decenni, il Paese è stato a lungo governato in modo quasi assoluto dal Partito Laburista (Parti Travailliste), espressione della ricca maggioranza indù, e sembra prigioniero di un sistema politico sempre più arcaico e disfunzionale. Manca un serio ricambio generazionale della classe politica nazionale, con tutti i principali leader politici ben al di sopra dei sessant’anni d’età, mentre le principali cariche dello Stato continuano a essere appannaggio dei membri della comunità indù, a scapito delle varie minoranze etnico-religiose dell’isola. Anche le donne sono poco integrate nel processo politico mauriziano, con scarse presenze femminili sia nelle fila di Alliance Lepep che in quelle di Laburisti e MMM. Inoltre le campagne elettorali sono spesso segnate da gravi episodi di nepotismo e corruzione, aggravati dal carattere chiuso ed elitario dei quadri dirigenziali dei vari Partiti nazionali. Il crescente malcontento popolare per questa situazione, espresso per la prima volta in grandi dimostrazioni di piazza a Port Louis nel 2011, è alla base della recente vittoria di Alliance Lepep nelle elezioni parlamentari dello scorso dicembre, con la promessa solenne del nuovo Primo ministro Jugnauth di una massiccia campagna contro la corruzione nelle principali istituzioni amministrative del Paese. Tale campagna dovrebbe appoggiarsi soprattutto sul lavoro della Commissione indipendente contro la corruzione, istituita dal Governo mauriziano nel 2002 e incaricata di indagare su casi di frode o malcostume nelle strutture pubbliche nazionali. Tuttavia diversi membri della Commissione sono finiti spesso al centro di indagini anti-corruzione della magistratura mauriziana, mettendo in discussione l’autorevolezza e la credibilità di tale organo statale. La strada per una “politica pulita” promessa da Jugnauth appare quindi tutta in salita ed è complicata ulteriormente dalle difficili condizioni economiche di Mauritius, al centro di recenti turbolenze finanziarie e poco integrata nei nuovi trend di crescita dell’Africa sudorientale. Embed from Getty Images Fig. 3 – Il distretto finanziario di Port Louis DIFFICOLTÀ ECONOMICHE – In teoria Mauritius, in virtù del suo ruolo storico di precursore della diversificazione economica nella regione, dovrebbe essere parte attiva di tali trend. Un tempo monopolizzata dalla coltivazione intensiva della canna da zucchero, l’economia mauriziana ha infatti conosciuto una sorprendente trasformazione strutturale nel corso degli anni Ottanta, provocata dal contemporaneo crollo dei prezzi dello zucchero e dai devastanti effetti del ciclone Claudette del 1979. Abbandonato parzialmente il settore agricolo, il Paese ha puntato soprattutto su turismo, finanza e industria manifatturiera per rilanciarsi sulla scena economica internazionale, mirando successivamente a sfruttare le immense risorse sottomarine della sua Zona Economica Esclusiva (EEZ), paragonabile per importanza ed estensione a quella delle vicine Seychelles. Se il turismo ha trasformato l’isola in una destinazione balneare molto rinomata nell’Oceano Indiano, grazie anche all’ottimo aeroporto internazionale di Plaisance, è stato soprattutto il settore finanziario a trainare la crescita economica di Mauritius, con l’apertura di numerose filiali di banche commerciali operanti sui mercati africani e la delocalizzazione dei servizi finanziari di grandi gruppi occidentali. La capitale Port Louis è diventata anche meta fissa di parecchie compagnie asiatiche, soprattutto cinesi e indiane, che usano spesso la favorevole legislazione fiscale mauriziana per evadere le tasse dei propri Paesi d’origine e reinvestire i loro profitti nei promettenti mercati immobiliari dell’Africa sudorientale. Da questo punto di vista Mauritius può essere considerata un vero e proprio “paradiso fiscale”, forse il maggiore nell’area dell’Oceano Indiano insieme alle Maldive. Un “paradiso” a rischio, però, come dimostrato dal recente scandalo della Bramer Bank, che ha lanciato ombre pesanti sul futuro economico del Paese. Nell’aprile 2015 questa rinomata banca mauriziana, parte del British American Investment Group (BAIG), è stata commissariata a sorpresa dal Governo di Port Louis per una grave crisi di liquidità, gettando nel panico risparmiatori e operatori finanziari. Le Autorità non hanno chiarito i motivi della crisi di liquidità della Bramer, ma si sospetta una gigantesca frode finanziaria da oltre 600 milioni di dollari, con ramificazioni all’interno di altre società del BAIG operanti in Gran Bretagna e in Sudafrica. Nonostante l’intervento tempestivo del Governo, che ha nazionalizzato e riaperto la banca in pochi giorni, la vicenda ha coinvolto oltre 20mila risparmiatori e circa 160mila detentori di polizze assicurative rilasciate dalla Bramer, provocando uno shock finanziario avvertito su tutti i principali mercati della regione. Inoltre essa ha anche danneggiato le ambizioni di Mauritius di diventare il più grande hub finanziario dell’Oceano Indiano, allontanando numerosi investitori stranieri e aggravando le ripercussioni locali della persistente instabilità dell’economia mondiale dopo la grande crisi del 2008. In tal senso, gli ultimi rapporti ufficiali sullo stato dell’economia mauriziana parlano chiaro: nel 2015 il PIL crescerà meno del previsto (+3,5%), mentre il deficit statale dovrebbe aumentare sensibilmente, anche a causa di un costante declino delle entrate fiscali (-1,6% nel 2014). Il tasso di povertà nazionale viaggia ormai intorno al 10%, aggravato dalla crisi del settore manifatturiero, e la classe media continua a restringersi, incoraggiando un modesto ma preoccupante fenomeno di emigrazione verso l’Europa occidentale. Turismo e finanza non bastano più per mandare avanti il Paese, e il Governo di Jugnauth sta cercando nuovi modi di diversificare e rivitalizzare l’economia, intensificando soprattutto le relazioni tecnologiche e commerciali con altri Stati dell’Oceano Indiano. Embed from Getty Images Fig. 4 – Sir Anerood Jugnauth, leader della coalizione Alliance Lepep e attuale Primo ministro di Mauritius PARTNERSHIP CON L’INDIA – L’Esecutivo di Port Louis guarda specialmente all’India di Narendra Modi come possibile partner regionale, approfittando del crescente interesse strategico di New Delhi verso i maggiori arcipelaghi dell’Oceano Indiano. Durante il suo storico tour della regione nel marzo 2015, Modi ha visitato proprio Mauritius, promettendo oltre 500 milioni di dollari per lo sviluppo di importanti settori dell’economia locale, come quello tecnologico e quello infrastrutturale. In cambio di tale vitale sostegno finanziario, però, il Premier indiano ha chiesto una maggiore collaborazione delle autorità mauriziane a livello fiscale, volta a combattere il crescente uso delle istituzioni bancarie di Port Louis da parte di aziende indiane per fini illeciti. Si tratta di una proposta difficile da accettare per il Governo di Jugnauth, perché metterebbe chiaramente in discussione lo status di “paradiso fiscale” di Mauritius; ma la necessità di diversificare il tessuto economico nazionale, allontanandosi dalla pericolosa volatilità del settore finanziario, spingerà probabilmente l’Esecutivo di Alliance Lepep ad accettarla, rafforzando l’asse diplomatico con New Delhi. Un asse attivo anche a livello militare, con la crescente cooperazione tra Marina indiana e Guardia Costiera mauriziana contro la pirateria nell’Oceano Indiano. Non a caso la visita di Modi a Port Louis è stata preceduta dalla consegna alla Guardia Costeria mauriziana della nave pattuglia MCGS Barracuda, costruita nei cantieri navali di Calcutta e dotata dei più moderni sistemi di rilevazione radar e sorveglianza elettronica. Un segno inequivocabile della “special relationship” strategica che lega Mauritius e India in una delle regioni geopolitiche più dinamiche del globo. Nel suo ruolo di Presidente, Ameenah Gurib-Fakim dovrà fronteggiare tutte queste problematiche, sostenendo l’azione riformatrice del Governo e contribuendo allo sviluppo di un clima di cooperazione e amicizia tra Mauritius e i suoi numerosi vicini regionali. Si tratta di un compito difficile, che metterà a dura prova le capacità politiche di questa brillante scienziata. Tuttavia a Mauritius non c’è probabilmente nessuna personalità pubblica più indicata di lei per affrontarlo con successo. Come al solito, saranno i posteri a emettere l’ardua sentenza sul suo operato. Embed from Getty Images Fig. 5 – Una foto della nave pattuglia MCGS Barracuda, costruita e venduta dall’India a Mauritius nel 2014

Simone Pelizza

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””] Un chicco in più Inizialmente colonizzata da olandesi e francesi, Mauritius divenne parte dell’Impero Britannico nel XIX secolo, fornendo una preziosa base logistica e operativa per la Royal Navy nell’Oceano Indiano. Diventata indipendente nel 1968, l’isola ha mantenuto stretti legami con Londra all’interno del Commonwealth, seppur tormentati dalla persistente controversia sul possesso delle vicine Isole Chagos. Oggi circa 47mila cittadini mauriziani risiedono permanentemente in Gran Bretagna. [/box] Foto: tedesco57
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2 Commenti

    • Staremo a vedere. La signora Gurib-Fakim e’ in gamba e sono sicuro che cerchera’ di imprimere una svolta positiva al quadro politico-economico del suo Paese. Ma dovra’ affrontare molte resistenze interne e il difficile clima economico-finanziario degli ultimi anni.

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