Puoi leggerlo in 4 min.

L’accordo raggiunto tra Atene e gli altri membri dell’Eurozona, approvato pochi giorni fa dal Parlamento ellenico, dovrebbe restituire un po’di ossigeno a un Paese ormai in ginocchio. Le variabili politiche ed economiche sono però numerose e lo scenario rimane instabile anche nel breve periodo.

A CHE PUNTO SIAMO – Il voto del Parlamento greco, giunto alle due di notte (ora locale) di giovedì 16 luglio, ha consentito in extremis lo sblocco di un prestito ponte del valore di 7 miliardi attraverso l’European Facility Stability Mechanism (EFSM), che ridarà un po’di ossigeno alla Grecia, impedendone – per il momento – il tracollo finanziario. Il pacchetto di riforme approvato dall’Assemblea ateniese è davvero ingente e rispecchia le richieste contenute nell’accordo conseguito a livello UE dopo una riunione-fiume della durata di ben 18 ore tra i leader. Tra le misure approvate spiccano l’aumento dell’IVA, l’incremento dell’età pensionabile, la riforma dell’Istituto di Statistica Nazionale (nel senso di garantire ad esso piena indipendenza dal potere politico), l’istituzione di un meccanismo che provochi tagli automatici alla spesa pubblica in caso di sforamenti del Fiscal Compact. Tutto questo era la precondizione necessaria per accedere agli aiuti di emergenza, ma il vero risultato da portare a casa è il terzo piano di salvataggio, il cui valore è stato fissato in 86 miliardi di euro per tre anni. Altre riforme dovranno essere approvate dalla Grecia nei prossimi giorni: il nuovo codice di procedura civile, liberalizzazioni e privatizzazioni, un mercato del lavoro più aperto e in grado di generare competitività. Nonostante per il momento il default e la “Grexit” siano stati scongiurati, rimane ancora molta strada da percorrere prima dell’accordo finale.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Alexis Tsipras sembra aver fatto una scelta di campo, aderendo a quello europeista

LA SITUAZIONE INTERNA… – Come era prevedibile, l’inattesa “inversione di marcia” operata da Alexis Tsipras in seguito al voto negativo espresso in occasione del referendum del 5 luglio e che ha portato il primo Ministro ad accettare le nuove (o vecchie) condizioni imposte dall’Unione Europea, ha fatto perdere al leader di Syriza il sostegno di 38 deputati (sei astenuti e 32 contrari), gettando ombre sulla stabilità della maggioranza di Governo. Tsipras ha infatti operato un “rimpasto” nella compagine governativa, anche se a dire il vero non sembra esserci stato per ora un vero cambio di maggioranza (non sembra al momento all’ordine del giorno un’apertura alle altre forze di centro-sinistra, come il PASOK, o ai liberali filo-europeisti di Tò Potàmi). Lo scenario di nuove elezioni sembra probabile? Se Tsipras dovesse constatare di non avere più numeri sufficienti per governare saldamente, si parla di un nuovo voto in autunno. Non sarebbe certamente la situazione ottimale per un Paese che è preda di forti instabilità politiche ed economiche, anche per il rischio che frange ancora più radicali – come l’ala più estremista di Syriza o i neo-nazisti di  Alba Dorata – possano, di pari passo con una situazione sociale ed economica sempre più deteriorata, accrescere il proprio consenso.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Siamo sicuri che Yanis Varoufakis sia davvero fuori dai giochi?

…E QUELLA ESTERNA – I leader dell’Eurozona sono riusciti a trovare un accordo per preservare la tenuta della moneta unica e scongiurare – ripetiamo, per il momento – l’uscita della Grecia dall’unione monetaria. Il ruolo della Francia e del suo Presidente Francois Hollande è stato importante nel far prevalere la linea di una terza tranche di aiuti contro la visione tedesca, ispirata dall’inflessibile ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, che premeva per andare fino in fondo ed espellere Atene almeno per qualche periodo di tempo, in una sorta di “time out” di cinque anni dalla dubbia fattibilità tecnica e politica. Anche la BCE di Mario Draghi si è schierata a favore della permanenza di Atene nell’euro: secondo il governatore, l’imperativo ora è far sì che si proceda a una riduzione dell’enorme debito pubblico, giunto al 170% del PIL – e potenzialmente in crescita fino al 200% a causa della nuova recessione attesa per quest’anno.  Concordare un “haircut” dello stock del debito non sarà facile, anzi, sarà quasi infattibile, vista l’opposizione degli Stati europei settentrionali; rimane il fatto che per Atene sarà virtualmente impossibile ripagare i creditori senza che la crescita si rimetta davvero in moto. Ecco perché il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto quantomeno che si conceda un periodo di grazia (sospensione dal pagamento degli interessi) della durata di trent’anni, minacciando addirittura di non far più parte della “troika” se la questione della sostenibilità del debito non sarà presa in considerazione.

Embed from Getty Images

Fig. 3 – Wolfgang Schauble esce parzialmente sconfitto dall’estenuante negoziato con la Grecia e gli altri Paesi dell’euro

LA POSIZIONE ITALIANA – Secondo molti commentatori e analisti, il ruolo del Presidente Renzi sembra essere “non pervenuto” nell’ambito della soluzione della crisi. Il Governo italiano ha cercato di mantenere una posizione di equidistanza tra Francia e Germania, esigendo il rispetto delle regole europee da parte di Atene ma premendo per il raggiungimento di un piano di aiuti. Il risultato sarebbe stato quello di una mancanza di incisività e influenza nel processo decisionale. In realtà è probabile che il Governo preferisca mantenere un profilo più defilato per puntare con maggiore decisione a settembre sulla richiesta di ottenere lo sblocco della cosiddetta “investment clause”, la quale prevede che gli Stati con conti pubblici virtuosi possano temporaneamente deviare dai parametri del Fiscal Compact per aumentare gli investimenti produttivi. Il Governo Renzi ha assoluto bisogno di aumentare le prospettive di crescita economica italiana, dunque non avrebbe senso andare allo scontro con la Germania – peraltro in una partita, come quella greca, che è stata giocata nella stessa metà campo.

Embed from Getty Images

Fig. 4 – Tra Renzi e Merkel c’è una sintonia che il Presidente del Consiglio non vuole rovinare

RISCHI

  • Nuove elezioni in Grecia e vittoria di partiti estremisti (sia di destra che di sinistra) potrebbero portare a nuove tensioni e stallo.
  • Continue tensioni potrebbero diffondersi anche in altri Paesi della periferia UE dove si terranno elezioni nel prossimo autunno (Spagna, Portogallo, Irlanda) con il rischio che prevalgano forze anti-euro.

VARIABILI

  • Ruolo IMF: partecipazione a programma di aiuti è importante per garantire terzietà nel processo.
  • Attori esterni:
    • Russia: ha interesse nella Grecia per far transitare verso l’Europa il gas attraverso la nuova pipeline Turkish Stream. In prospettiva della costituzione dell’Unione energetica in ambito UE, gli incentivi di Mosca per una Grecia fuori o ai margini dell’Europa potrebbero essere in realtà ridotti.
    • Cina: Pechino può essere interessata al programma di privatizzazioni di asset soprattutto portuali. In questo senso, una Grecia che non sia più “porta di accesso” all’Europa non interessa alla Cina.

CONCLUSIONI – Per ora, dunque, la Grecia è salva, o quantomeno lo è la sua permanenza nell’eurozona. Già nel breve periodo, tuttavia, possibili tensioni, soprattutto interne, potrebbero mettere nuovamente a repentaglio il percorso di risanamento dell’economia. Allo stato attuale, comunque, il costo economico di salvare Atene è valutato inferiore al costo politico di perderla.

Davide Tentori

Foto: Threepenny-photos

Print Friendly, PDF & Email
Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Attachè Economico. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

1 commento

  1. Che FMI giudichi il debito greco non risarcibile, è una constatazione talmente lapalissiana che solo la mente contorta di cotal Schauble si rifiuta di considerare. Ricordiamo anche che questo individuo fu colto da malore quando Wikileaks annunciò di voler rendere noti i nomi del politici europei stipendiati da CIA o NSA.
    Ora vediamo che la Grecia con un debito che tende ad espandersi verso il 200% del PIL, anche riservando l’1% di detto PIL al ripianamento dello stesso, occorrerebbero almeno 140 anni per riportarlo entro ai parametri stringenti di questa Europa, semprea a patto di non far correre gli interessi.
    Poco male dirà qualcuno: la Grecia spende il 2,2% del PIL in armi, basta che si conformi a quanto fa l’Italia.
    Però la Grecia, come l’Italia, fa parte della NATO e le nazioni del patto sono pesantemente richiamate ad aumentare le loro spese militari oltre il 2% del PIL.
    C’è poi da chiedersi perché la Germania sia tanto inflessibile verso la Grecia alla quale ad oggi deve avere ancora un adeguato risarcimento dei danni di guerra e dei prestiti forzosi di Atene alle casse del III Reich?
    Credo che l’attenzione deviata al fattore Grecia possa essere utile a distogliere l’attenzione sulla tragica situazione delle banche tedesche, si vocifera che solo Deutsche Bank possa avere sofferenze ben oltre 10 volte il PIL tedesco; a questo punto sarebbe il caso di aggiornare l’elenco delle mine vaganti in questa Europa di furbetti, con buona pace di Schauble che sugli argomenti scomodi alla Germania continuerà a far le spallucce.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome