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La storia si ripete. Il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP), in maniera simile ad un suo “precursore”, l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI) suscita grandi perplessità. Nel 1998, il MAI provocò così tante opposizioni che l’idea venne rimandata. Oggi il nuovo trattato è oggetto di accesi dibattiti con visioni contrastati a tal punto che risulta a volte difficile comprendere di cosa si tratta.

LE AREE DI INTERVENTO – Il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) è un accordo commerciale di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti d’America. Il negoziato prevede l’abolizione delle barriere tariffarie e modifica la legislazione in materia di sicurezza e controllo su merci, servizi ed investimenti. Queste azioni volgerebbero alla creazione di un mercato intercontinentale capace di generare nuovi scambi ed investimenti tra UE e USA così da favorire a sua volta, occupazione e crescita, prezzi bassi e scelta più ampia per i consumatori.
Il TTIP si suddivide in 3 parti, ciascuna delle quali tratta una specifica politica operazionale. L’accesso al mercato USA rientra nella più ampia politica commerciale comune atta a creare un’omogeneità nelle relazioni commerciali con i Paesi extra-europei. Una politica che renda più semplice l’importazione, l’esportazione e l’investimento in USA viene attuata attraverso una politica burocratica più snella ed una collaborazione standardizzata in campo normativo. L’obiettivo è quello di creare un terreno legislativo comune, cosicché le imprese europee non debbano più adeguarsi al modello statunitense. Spesso, infatti, la normativa differisce nei dettagli tecnici e nelle procedure di verifica – ovvero le cosiddette norme di applicazione –, ma gli obiettivi hanno qualità ed efficacia medesima – ovvero, i cosiddetti standard. Al contempo, la collaborazione in campo prescrittivo assicura la creazione di norme nuove per evitare abusi o frodi con riferimento particolare alla tutela della proprietà intellettuale e delle indicazioni geograficheL’architettura normativa è sostenuta da un tribunale internazionale privato chiamato Investor-to-State Dispute Settlement (ISDS). Esso ha il compito di risolvere le dispute tra gli investitori ed i Governi nazionali con un potere arbitrario superiore alle sentenze dei tribunali e alle leggi dei parlamenti nazionali.

LE LUSINGHE DEI LEADER POLITICI – In Europa, gran parte della leadership politica si impegna a promuovere la riduzione delle barriere commerciali con gli Stati Uniti D’America. Due anni fa, in seno al Parlamento europeo, molti parlamentari si batterono per l’eliminazione della cosiddetta “etichettatura facoltativa” la quale conteneva alcune informazioni sulla provenienza e la qualità delle carni bovine. Con questa azione, l’auspicio era la deregolamentazione del mercato alimentare europeo per renderlo più conforme a quello statunitense. Oggigiorno la Commissione europea sostiene l’idea che un accordo come il TTIP rappresenterebbe un’occasione unica per agevolare un aumento consistente del PIL nazionale, delle esportazioni e dell’occupazione in tutti gli stati membri. Gli obiettivi fissati dalla Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale sarebbero raggiunti assicurando al contempo la tutela dell’ambiente e dei diritti sociali. L’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America condividerebbero infatti un bacino di valori comuni come il rispetto dei diritti fondamentali e la creazione di un mercato di libero scambio. Quest’ultimo otterrebbe poi un ampliamento inserendosi in settori, quali mercato energetico, concorrenza e sviluppo sostenibile che non figurano ancora nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Queste idee vengono condivise anche dai capi di Governo nazionali. Tra questi, Matteo Renzi, definisce il trattato «una scelta strategica […] e culturale». Similmente, Angela Merkel, grande sostenitrice dell’accordo, afferma che «L’Unione europea e gli Stati Uniti d’America possiedono già una fitta rete di accordi bilaterali per il libero scambio commerciale ed ora è tempo di attuare un negoziato per il libero scambio transatlantico […] il quale darebbe un grande impulso all’economia mondiale».

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Fig. 1 – Il Parlamento Europeo vota favorevolmente ai negoziati per il TTIP, lo scorso 8 luglio

LA LUNGIMIRANZA EUROPEA NEL PROCESSO DI DEREGOLAMENTAZIONE – Il TTIP lascia presagire vantaggi non indifferenti per l’economia europea, eppure la sua attuazione è ben lungi dall’essere semplice. I sistemi di distribuzione commerciale e concorrenza dell’Unione europea e degli Stati Uniti sono molto diversi. Ci sono infatti accordi commerciali bilaterali tra stati membri dell’UE e USA ma limitati ad un’agevolazione in materia di tariffe commerciali. Un tale processo farebbe passare in secondo piano le legislazioni fondamentali per la sicurezza dei prodotti rispetto alle pretese delle grandi aziende europee e statunitensi di applicare un protocollo unico di libero scambio. Qualche esempio è sufficiente per comprende il gap tra i due regimi legislativi. La legislazione europea vieta qualunque trattamento mirato a velocizzare il processo di ingrasso dell’animale; al contrario, negli Stati Uniti trattamenti del genere sono permessi. La legge europea è certamente più prolissa in materia, così da far figurare sulle confezioni molte informazioni sullo stato di salute dell’animale, tra cui il codice di tracciabilità, il luogo di nascita e di macello nonché l’età. Similmente, l’Unione europea approva circa 19 OGM, al contrario del mercato statunitense che ne prevede un numero più alto. Sempre a maggior tutela del consumatore, la lista dell’UE sulle sostanze chimiche pericolose, regolata dal Regolamento (CE) N. 1272/2008, è molto più lunga rispetto a quella americana. Consapevole di queste sostanziali differenze, l’Unione europea cerca di appianare le critiche proponendo una collaborazione per la creazione di un approccio – e non di un terreno – normativo comune, ovvero due corpi normativi diversi ma con lo stesso scopo. Al contempo, la critica sostiene che l’accordo rappresenti un vantaggio disonesto a favore delle imprese. L’ISDS rappresenterebbe infatti un sistema legale separato il quale non seguirebbe il principio secondo cui tutti sono uguali davanti alla legge, e che per questo creerebbe una giurisdizione ad hoc alle multinazionali per portare in giudizio i Governi nazionali ed accrescere i loro profitti.

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Fig. 2 – L’impulso politico al TTIP è stato dato al G8 di Lough Erne, nel 2013

LO STATO DEI NEGOZIATI – L’avvio dei negoziati sul TTIP risale al giugno 2013 quando Barack Obama e l’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso guidarono la trattativa formale dopo anni di lungimirante rodaggio. Oggigiorno, l’Unione europea si impegna a chiudere la trattativa entro fine anno e prima della fine del mandato Obama. Dal 2013 ad oggi, si sono tenuti dieci round di contrattazione che hanno visto partecipi i portatori di interesse nell’accordo per assicurare la visibilità di punti di vista diversi. Durante il penultimo turno dei negoziati, tenutosi a New York il 20-24 aprile 2015, si è discusso sugli aspetti normativi e tecnici chiave in materia di gestione tariffaria di beni e degli appalti pubblici. Le aree di maggiore trattazione sono state il settore energico, delle materie prime e la protezione della proprietà intellettuale nonché il meccanismo di risoluzione delle controversie tra stati. Oltre a ciò, si sono affrontati nuovamente gli aspetti trasversali delle questioni sanitarie e fitosanitarie (SPS), gli ostacoli di natura tecnica (TBT) e la coerenza dell’ordinamento giuridico per bilanciare lo snellimento legislativo-burocratico ed il rispetto della sovranità del diritto interno. In materia, il Parlamento europeo si è schierato dalla parte dei consumatore per proteggere salute e sicurezza mantenendosi fermo su punti come il sistema delle indicazioni geografiche ed il trattamento speciale per i prodotti agricoli ed industriali sensibili. Allo stesso modo, malgrado una politica di convergenza legislativa, i rappresentati europei hanno concordato sulla disuguaglianza giuridica per il controllo dei prodotti chimici o altre sostanze pericolose per il consumatore. Queste criticità sono state riprese nel corso del decimo round di negoziato che si è tenuto pochi giorni fa, dal 13 al 17 luglio. In quest’occasione, i rappresentanti saranno chiamati a votare gli orientamenti definitivi per gli argomenti più critici del trattato, anche se sembra che sia stato raggiunto qualche progresso significativo solo sul capitolo della liberalizzazione dei servizi. Si preannuncia un confronto ulteriore fissato per settembre 2015 su temi altrettanto controversi, in particolare in campo energetico e di tutela delle indicazioni geografiche. L’entrata in vigore del TTIP sarà prevista solo se il Parlamento e il Consiglio europeo ne approveranno l’intero contenuto. Oltretutto, è richiesta una convalida unanime da parte dei parlamenti nazionali. Con queste prerogative, la ratifica dell’accordo è lungi dall’essere conclusa entro fine 2015, nonostante segnali positivi come il voto favorevole del Parlamento lo scorso 8 luglio e la concessione della Trade Promotion Authority da parte del Congresso USA al Presidente Obama rendono le prospettive meno incerte.

Giulia Colombo

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Un chicco in più

L’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (Mai) viene considerato il precursore del Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti per contenuti e obiettivi. L’accordo nasce dalla necessità di fissare regole internazionali in merito alla sicurezza e controllo sugli investimenti diretti internazionali. Gli accordi bilaterali precedenti, difatti, liberalizzavano il regime degli investimenti tra stati ma senza organizzare un’efficace sistema giuridico di controllo ed una procedura di risoluzione in caso di controversia. I maggiori oppositori a quest’accordo furono le ONG, sostenute dalla società civile, le quali condannavano il trattato di non includere un controllo democratico sugli investimenti dando ampio spazio di manovra alle multinazionali.

L’Unione europea regolamenta il processo di etichettatura delle carni e l’identificazione dei bovini con l’obiettivo di evitare episodi quali la crisi della mucca pazza. All’interno del Regolamento (CE) n. 1760/2000 si prevede un sistema di etichettatura obbligatorio (Sezione I) e uno facoltativo (Sezione II). Il primo caso fa riferimento a una serie di informazioni richieste obbligatoriamente e sottoposte a controllo da parte di esperti della Commissione europea. L’Unione europea obbliga gli operatori a registrare i seguenti dettagli: codice di riferimento, indicazione “Macellato in” e “Sezionato in”, Paese di nascita, di ingrasso e di macellazione. Oltretutto, nei casi in cui i bovini siano importanti da Paesi terzi, è necessario un controllo veterinario dell’animale previsto dalla Direttiva 91/496/CEE. Le informazioni facoltative sono invece decise presso le autorità nazionali e comunicati alla Commissione a fini informativi.

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Giulia Colombo

Ho una formazione accademica in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee. Durante gli anni di studio mi sono appassionata alle Politiche Europee e Diritto Comunitario, sono diventata grande sostenitrice dell’idea Europea. Per questo motivo, ho preso parte ad un programma di mobilità promosso dalla Commissione Europea che mi ha permesso di ottenere un titolo di Master congiunto in “Law and Policies of European Integration”.  Ho svolto ruoli di Project Assistant collaborando all’implementazione di progetti/programmi comunitari regionali. Oltre a ciò,  la politica migratoria europea e gestione dei conflitti sono tematiche a me care alle quali ho dedicato due tesi di laurea. In tutto questo, mi ritaglio del tempo per altre due passioni: il teatro e lo yoga.

2 Commenti

  1. La deregolamentazione di tutto (borsistico, valutario, doganale) è il grimaldello col quale è stato imposto all’occidente il sistema iper-liberista americano; peccato sia un sistema insitamente fallimentare; ora, al crepuscolo, l’impero pigia ancor più l’acceleratore con questi trattati capestro: miopia o stupidità?
    Il fatto che Renzi e la Merkel ne siano entusiasti, dovrebbe far riflettere almeno una decina di volte sia i tedeschi che gli italiani.
    L’ISDS, poi, è un capestro che evidenzia chiaramente che il trattato è una truffa bella e buona, magari ne sa qualcosa il Canada di trattati truffaldini che si è visto pesantemente condannato da una di queste farse di tribunali (gestiti da cloni del famigerato Griesa).
    Se l’Europa non fosse governata da quisling avrebbe già rigettato questo trattato, ma ritengo che la segretazione con la quale vengono portati avanti i colloqui sia alquanto inquietante e allarmante per la popolazione dell’intera Europa..
    Va bene che l’Europa è oramai una colonia USA, ma gli USA dovrebbero pure ricordare che anche loro erano colonia inglese … ergo, tirare troppo la corda, specialmente quando il crepuscolo comincia a delinearsi chiaramente, rischia di precipitare gli eventi.

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