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In 3 sorsiI recenti sviluppi nello scenario europeo in merito alla crisi Ucraina e ai dissapori nati tra Russia e UE hanno comportato l’avvicinamento tra la potenza economica russa e l’Ungheria, Stato in crescita e in cerca di finanziamenti favorevoli alla crescita economica. Vediamo quali sono i tre passi principali.

1. L’INFLUENZA DELLA QUESTIONE UCRAINA – Uno dei più chiari “passi” di avvicinamento dell’Ungheria alla Russia riguarda senz’altro la questione Ucraina: il supporto ungherese alla Russia è stato mostrato, nel settembre scorso, con la sospensione del cosiddetto “flusso inverso” delle forniture di gas russe. Poche ore dopo la sospensione delle forniture il Governo di Budapest aveva spiegato i motivi della sospensione, adducendo come motivo principale la necessità di aumentare le riserve ungheresi. In realtà questa decisione è da ricollegare a un vincolo contrattuale secondo cui i Paesi dell’Unione Europea non possono ri-esportare il gas acquistato dalla Russia. Questa posizione pro-russa è stata confermata durante il bilaterale tra Russia ed Ungheria che si è tenuto nel febbraio scorso, occasione in cui il premier ungherese Viktor Orbán  ha ribadito la propria posizione politica condannando fortemente le sanzioni europee nei confronti della Federazione russa stabilite a seguito della crisi ucraina.

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Fig.1 – Putin ed Orbán durante il bilaterale dello scorso febbraio 

2. L’ACCORDO SUL NUCLEARE – Il secondo punto concerne l’accordo definitivo tra Russia ed Ungheria per l’allargamento della centrale elettro-nucleare di Paks, che prevede la costruzione di due reattori da 1200 megawatt che andranno ad incrementare la produzione elettrica – attualmente il 40% della produzione ungherese totale. Nell’accordo è previsto quindi un prestito di 11 miliardi necessario a realizzare i lavori e sono stabilite delle condizioni di restituzione e interessi del prestito molto favorevoli. Secondo fonti del Financial Times, sembra però che questo accordo sia stato bloccato dall’EURATOM (Agenzia Europea per l’energia nucleare) poco dopo la stipulazione. Il blocco sarebbe verosimilmente legato alle posizioni politiche espresse dall’Ungheria in sostegno alla Russia, e corrisponderebbe quindi a un tentativo di contrastare le relazioni, sempre migliori, tra Russia e Ungheria.

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Fig.2 – La centrale di Paks

3. IL NUOVO GASDOTTO E L’INTESA AGROALIMENTARE – La posizione del Premier ungherese Orbán mostrata verso l’Unione Europea e ribadita in varie occasioni, si spiega alla luce dei tanti affari che il suo Paese fa con Mosca – il progetto South Stream (bloccato nel 2014 a causa dell’UE) e il finanziamento della centrale di Paks ne sono gli esempi più lampanti. A ciò bisogna aggiungere che la Russia è il primo partner commerciale tra i Paesi extra-europei: tra gennaio e novembre 2014 l’interscambio è ammontato a sette miliardi di euro, cioè, indicativamente, il 5% di tutto il volume. Questo quadro si arricchisce di due ulteriori elementi. Innanzitutto, il raggiungimento di un ulteriore accordo durante il bilaterale di febbraio e riguardante il nuovo gasdotto attualmente in costruzione per la Turchia – e che entro il 2017 avrà un punto di sbocco anche in Grecia -, per il quale è stata prevista la possibilità di passaggio tramite l’area balcanica e l’arrivo in Ungheria, rimpiazzando quindi il precedente progetto South Stream. Secondariamente, l’inizio di negoziati atti a stabilire un’intesa in ambito agro-alimentare che consenta alla Russia di arginare gli effetti delle sanzioni comunitarie e di avere nell’Ungheria un partner di riferimento nell’UE.

Giacomo Biscosi

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Un chicco in più

Viktor Orbán, nato il 31 maggio 1963, Premier dell’Ungheria per la terza volta (1998-2002, 2010-2014, 2014 carica rinnovata) è il fondatore del partito Fidesz – Unione Civica ungherese – che attualmente guida. Gli ideali del partito rispecchiano la sua impronta anticomunista, liberale, progressista, a favore dei diritti civili. Negli ultimi anni però, come deducibile da alcuni suoi discorsi, ha “invertito” la sua posizione riguardo al liberalismo, arrivando a sostenere l’importanza della creazione di uno stato illiberale. Nelle ultime due elezioni, grazie ad una campagna elettorale ben svolta ed alle varie riforme attuate, ha ottenuto e rinnovato un enorme consenso elettorale, sintomo di un ampio sostegno popolare conseguente alle decisioni intraprese: 52,7% nel 2010 contro il 19,3% del primo partito rivale (Partito socialista ungherese), e 44,54% nel 2014 contro il 25,99% del primo partito rivale (Partito socialista ungherese). [/box]

Foto: arminMarten

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