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Miscela Strategica – Le nuove prospettive offerte dall’impatto del cambiamento climatico nell’Artico hanno portato ad una crescente presenza militare russa nella regione. Pur non avvenendo in reazione a minacce specifiche dell’area diverse variabili possono contribuire a rafforzare od indebolire il trend

UNA FRONTIERA IN MUTAMENTO – L’Artico rappresenta una regione di estrema rilevanza sotto diversi punti di vista, in primo luogo sotto quelli geopolitico ed economico. Gli Stati con possedimenti territoriali sono cinque: Stati Uniti, Canada, Russia, Norvegia e Danimarca. Pur essendo questi gli attori principalmente coinvolti nella regione, le sue potenzialità attirano le attenzioni di gran parte della comunità internazionale. I cambiamenti climatici che interessano l’area con effetti macroscopici hanno infatti indotto, da un decennio a questa parte, una rivalutazione sulla fattibilità dei progetti di sfruttamento delle risorse presenti in loco. A queste si aggiungano le promesse offerte dalla Northern Sea Routecosì come dalle altre rotte transitanti attraverso il Mare Artico. Allo stesso modo, il cambiamento climatico ha modificato anche le opportunità di utilizzo militare degli spazi artici. In alcuni casi ciò significa la riduzione delle possibilità precedenti (quali ad esempio la navigazione dei sottomarini al di sotto delle superfici ghiacciate ai fini della deterrenza strategica), in altri, cambiamenti di segno opposto (l’utilizzo dei territori per operazioni da parte di forze convenzionali).

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Fig.1 – Soldati in camouflage artico sbarcano da un Il-76 nel corso di un’esercitazione a Murmansk

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SITI MILITARI IN COSTRUZIONE:

  • 6 cittadelle militari;
  • 13 campi d’aviazione;
  • 1 base aerea;
  • 10 postazioni radar e guida aerea.

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LA RUSSIA NELL’ARTICO – Per la propria collocazione e l’estensione del territorio nella regione artica, la Russia è particolarmente attenta alla sicurezza dell’area. Da diversi anni le autorità hanno avviato il rafforzamento della presenza militare russa. Il primo dicembre del 2014 è entrato in funzione il nuovo Comando Strategico Unificato Nord, la cui area di competenza è precisamente l’Artico. Il nuovo comando è pari in tutto agli altri distretti militari fuorché nel nome e si prevede il completamento delle sue forze e strutture per il 2018, grazie al trasferimento sotto di esso di forze, basi e altre strutture dai distretti Occidentale, Meridionale e Centrale, oltre che tramite l’assegnazione di nuove unità e la costruzione di nuovi siti. Alle sue dipendenze è stata posta la Flotta del Nord, che già dispone di diverse basi nella penisola di Kola. Con la Flotta del Nord il nuovo Comando ha acquisito anche la 200° Brigata Motorizzata di stanza a Pechenga, a 10 km dal confine norvegese, e l’80° Brigata Motorizzata stanziata ad Alakurtti dal gennaio 2015, 60 km dal confine finlandese. Lo sviluppo militare dell’Artico russo procede però lungo tutta la frontiera. Procedendo ad Est, sono in corso lavori per la ristrutturazione ed il potenziamento delle installazioni sull’isola di Novaya Zemlya, che consisteranno, nella già esistente base aerea, in nuove strutture per la Flotta del Nord e in sistemi di difesa aerea S400. Più a Nord si trova la base di Nagurskoye, su di un’isola dell’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe; è qui previsto per l’autunno del 2016 il completamento dei lavori per l’ammodernamento di una base di 150 effettivi e la costruzione di una nuova pista d’atterraggio. Tornando sulla costa continentale, per il 2016 è prevista la creazione di un’ulteriore brigata nella Regione Autonoma di Yamal-Nenets. Progetti sono in corso anche per l’arcipelago di Severnaya Zemlya. Dal 2013 è poi stata riaperta la base aerea di Temp, sull’isola di Kotelny, nell’arcipelago delle Isole della Nuova Siberia, così come la base di Tiksi sul continente. Lo sviluppo continua fino all’Estremo Oriente, con l’espansione delle infrastrutture nella Penisola dei Ciukci così come di Capo Schmidt e dell’Isola di Wrangel.

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Fig.2 – La posa della bandiera russa sul fondo del mare prossimo al Polo Nord

LA STRATEGIA RUSSA – Questi piani sono volti al ristabilimento (ove preesistenti strutture sovietiche fossero cadute in disuso) o alla creazione delle capacità volte alla gestione di un contesto strategico di crescente importanza, in particolare basi d’appoggio a operazioni aeree e navali, così come radar per il monitoraggio dello spazio, nonché per il controllo del traffico lungo la Northern Sea Route. L’attenzione russa è andata crescendo dal 2007, anno in cui, per il prima volta, si registrò una drastica riduzione delle superfici coperte da ghiacci nei mesi estivi; fenomeno ripetutosi con maggiore estensione nel 2012. Non è un caso che il Documento strategico russo per l’Artico valido sino al 2020 apparve nel 2009. L’Artico è poi presente anche nella Dottrina Militare del dicembre 2014, nella quale la presenza militare nella regione è concepita in funzione di protezione dei propri interessi artici. Sebbene lo stanziamento militare nell’area sia concepito in tal maniera e non sia invece un processo avviato in seguito all’aumento delle tensioni tra la Federazione e l’Occidente, è chiaro che la dinamica ha ricadute anche sugli equilibri strategici. Attualmente la Russia è, tra gli attori, in una posizione di vantaggio, grazie ai dislocamenti già effettuati, ai piani di ammodernamento e allo sviluppo delle necessarie infrastrutture per le operazioni. Solo nel medio periodo potrà essere raggiunta dalle altre parti, ma ciò richiederà stabilità negli investimenti e creazione di reparti appositi. L’istituzione di un comando competente per la sola area artica potrebbe costituire un ulteriore vantaggio acquisito dalla Russia, la quale potrebbe contare su di una chiara catena di comando senza i rischi di sovrapposizioni tra le forze dei precedenti quattro Distretti Militari.

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Fig.3 – Esercitazione a fuoco nei mari settentrionali

IPOTETICI SCENARI – I futuri gli scenari che vedranno la Russia coinvolta nell’Artico saranno diversi a seconda di come i fattori che condizionano la strategia di Mosca evolveranno. Vediamo alcune possibilità 

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Il dilemma della sicurezza – Il trend presentatosi sinora potrebbe rafforzarsi qualora si creasse un dilemma della sicurezza. Se anche gli altri Stati della regione aumentassero significativamente la propria presenza militare, la Russia potrebbe ulteriormente incrementare il proprio impegno nell’area, implementando più velocemente e varando nuovi progetti. Considerando tuttavia le limitazioni tecnologiche, le sfide poste dall’ambiente, e le effettive possibilità di sfruttamento delle risorse presenti è tendenzialmente da escludersi una corsa alle armi nell’Artico. Un conflitto per l’Artico è improbabile, mentre un conflitto nell’Artico è più probabile, sebbene si tratterebbe di un teatro secondario e di bassa intensità.

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[toggle title=”Allargamento NATO” state=”close”]

Allargamento della NATO – A seguito degli episodi in Ucraina, in Svezia e in Finlandia si è sviluppato un dibattito interno sull’opportunità dell’ingresso nell’Alleanza Atlantica. L’ingresso di questi Paesi comporterebbe necessariamente una maggiore attenzione per il fronte settentrionale della NATO, ivi incluso l’Artico. Questo scenario ipotetico causerebbe una forte reazione russa che, qualora non si trattasse di azioni preventive attraverso le proprie forze nell’area come accaduto a meridione, scaturirebbe in uno scenario quale quello del dilemma della sicurezza.

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[toggle title=”Difficoltà economiche” state=”close”]

Le difficoltà economiche della Russia – Scenario di segno opposto ai precedenti è quello, più verosimile, di un calo delle possibilità d’investimento russe in progetti di natura militare nell’Artico. Il budget riservato al settore Difesa è da molti considerato insostenibile nel medio/lungo periodo, specie in una fase di recessione economica e bassi prezzi delle materie prime. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, il rafforzamento delle posizioni russe subirebbe quantomeno un rallentamento, se non un temporaneo blocco. A rafforzare questo scenario la già citata fase di bassi prezzi delle materie prime. La minore redditività di queste ultime disincentiva l’investimento nell’Artico, dove i costi per l’estrazione sono elevati. A cascata, la ridotta presenza di interessi economici ridurrebbe anche l’esigenza di capacità a difenderli.

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Fig.4 – Esercitazione a fuoco in ambiente artico

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RISCHI 

  • Dilemma della sicurezza nella regione artica
  • Incidenti internazionali dovuti all’accresciuta presenza

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VARIABILI

  • Politiche degli altri Stati artici
  • Andamento dello sviluppo economico dell’area
  • Condizione dell’economia russa
  • Attenzione che la NATO riserverà al teatro artico

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Matteo Zerini

Foto: powless

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