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L’incidente del Falcon-9

AstroCaffè – Il razzo Falcon-9 della SpaceX è esploso pochi minuti dopo il decollo con il veicolo di rifornimento Dragon per la ISS che è andato perduto. La nostra rubrica spaziale approfondisce le conseguenze, anche politiche, di questo incidente.

L’INCIDENTE – Nonostante decenni di esperienza, la missilistica non è ancora una scienza esatta. L’ha dimostrato qualche giorno fa l’esplosione in volo del razzo Falcon-9 della compagnia spaziale privata Space Exploration Technology Corporation, meglio nota come SpaceX. Il 28 giugno scorso, poco più di due minuti dopo il decollo, nel video trasmesso in diretta dalla NASA è stato possibile vedere che c’era qualcosa di anomalo nel comportamento del vettore, e in pochi secondi quest’ultimo si è disintegrato. Si tratta del primo incidente occorso a un razzo della serie Falcon-9 della SpaceX dopo 18 lanci riusciti con successo. Ancora non sono chiare le cause, ma anche dalle immagini è possibile notare come probabilmente l’anomalia si sia verificata nel secondo stadio del razzo, poco prima dello spegnimento dei motori del primo.

Fig. 1 – Il Falcon-9 con a bordo il veicolo Dragon durante la fase di volo

CONSEGUENZE – Il Falcon-9 avrebbe dovuto portare in orbita il veicolo cargo spaziale automatico Dragon, costruito sempre dalla SpaceX, che avrebbe poi dovuto raggiungere la Stazione spaziale internazionale (International Space Station – ISS) con circa 1,8 tonnellate di materiale, tra cui il sistema d’aggancio da installare per consentire ai futuri veicoli spaziali commerciali con equipaggio di agganciarsi al complesso orbitante. Gli incidenti spaziali capitano e sono preventivati (ad esempio i proprietari del carico da lanciare lo assicurano in caso di lanci non riusciti), tuttavia questo occorso alla SpaceX ha conseguenze particolari. La compagnia partecipa, insieme alla Orbital-ATK al programma della NASA che acquista da queste due aziende private i servizi di rifornimento per la ISS. Dal 2012 i veicoli Dragon e Cygnus (della Orbital) si alternano con quelli di russi Progress nel portare periodicamente materiali sulla ISS, sia per il funzionamento della stazione sia per il sostentamento dell’equipaggio. A questi si aggiunge l’HTV (H-2 Transfer Vehicle – veicolo da trasporto H-2) giapponese che però compie un solo volo all’anno. Dallo scorso ottobre questo meccanismo si è inceppato pesantemente, poiché i tre veicoli principali hanno subito incidenti. Per primo un veicolo Cygnus è andato perduto nell’esplosione del razzo Antares (costruito dalla Orbital) a pochi secondi dal decollo a causa di un problema ai motori AJ26 (di origine russa) del primo stadio. Da allora, il veicolo della Orbital non ha ancora ripreso a volare e non lo farà prima del novembre 2015. Successivamente, lo scorso 28 aprile, un veicolo Progress ha fallito nel raggiungere la ISS poiché il razzo Soyuz lo ha rilasciato in orbita danneggiandolo e rendendolo fuori controllo. L’equipaggio della ISS non è a corto di rifornimenti e per ora non si dovrà ricorrere all’evacuazione del complesso, cosa che, probabilmente, ne delineerebbe anche la fine. Per venerdì 3 luglio è previsto il lancio di un Progress, con un razzo Soyuz che utilizzerà un terzo stadio di vecchia concezione al posto di quello nuovo ritenuto causa del fallimento del 28 aprile. In seguito, ad agosto, i giapponesi lanceranno l’HTV per il suo previsto volo del 2015. Nel caso di successo di entrambe le missioni, l’eventualità di un’evacuazione dell’ISS, o perlomeno di una riduzione delle attività, sarebbe scongiurata.

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Video 1 – L’esplosione del Falcon-9

CRITICHE NEGLI USA – L’incidente del Falcon-9 della SpaceX ha riacceso il dibattito negli Stati Uniti sul portare avanti il programma spaziale commerciale sia di rifornimento sia, tra qualche anno, di voli con equipaggio. Il Congresso a guida repubblicana non è molto favorevole e lo ha dimostrando garantendo fondi minori rispetto alle richieste della NASA e della Casa Bianca per il ramo commerciale del programma spaziale statunitense. L’attuale budget dell’ente spaziale USA non è sufficiente per coprire sia le necessità del volo umano in orbita bassa (ossia rifornimento e cambio equipaggio della ISS) sia quelle per l’esplorazione oltre l’orbita terrestre. L’intenzione della NASA dell’era Obama è quella di lasciare alle aziende private lo spazio “vicino” per concentrare le risorse verso lo spazio “lontano”, ovvero l’esplorazione. Si sa però che il settore spaziale è di tipo strategico e non sempre segue le regole del mercato anche in un Paese come gli Stati Uniti. Le resistenze del Congresso sul programma spaziale commerciale sembrano proprio trarre origine da queste considerazioni. Inoltre, la mancanza di un sostituto “istituzionale” ai veicoli commerciali di rifornimento fa sì che anche in questo caso (come per il cambio equipaggio) gli statunitensi siano dipendenti principalmente dai russi per i rifornimenti alla ISS.

Emiliano Battisti

Un chicco in più

HTV – Sviluppato dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, il veicolo è in grado di portare in orbita fino a 6 tonnellate di materiale. Diversamente dal Progress, non si aggancia automaticamente alla ISS, ma deve essere attraccato usando il braccio robotico Canadarm-2.

Falcon-9 – Ha compiuto il volo inaugurale nel 2010 ed è in grado di portare poco più di 10 tonnellate in orbita bassa e 7 in orbita geostazionaria. Il razzo, nella versione 1.1, è oggetto di test per un rientro controllato a terra del primo stadio in modo da poterlo riutilizzare in lanci successivi.

Foto: ajmexico

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2 commenti

  1. Paoluccio Anafesto

    “a pochi secondi dal decollo a causa di un problema ai motori AJ26 (di origine russa) …… ”
    Magari occorrerebbe ricordare a chi ha fatto incetta dei motori NK-33 per poi tentare una reingegnerizzazione cambiandone nome, che non basta acquistarli a prezzo di realizzo, occorre portarsi a casa i progettisti che ne conoscono i limiti e sanno quali tecnologie metallurgiche che devono essere impiegate.
    I motori RD-180 (sempre russi, potenti, semplici, robusti e in grado di riaccendersi una volta spenti), costruiti in Russia e utilizzati nell’Atlas, sembrano funzionare egregiamente, visto che non ostante le sanzioni gli USA continuano a richiederli.

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