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lunedì 6 Aprile 2020
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    Il dittatore che veniva dal freddo

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    Il bianco, si sa, era il colore delle forze zariste che si opponevano al rosso dei bolscevichi a seguito della rivoluzione d'ottobre. Il colore bianco era tradizionalmente attribuito alla corona degli zar e così la dicotomia tra i due colori fu presto fatta. Ma ora lo zar, il cui titolo completo era "Imperatore di tutte le Russie, Grande, Piccola e Bianca", non è più al potere da quasi un secolo… O forse no? Benvenuti in Bielorussia o, se preferite l'altro nome, in Russia Bianca

    L'ULTIMO DEI DITTATORI – L'uomo che si batte per il titolo di zar di Bielorussia, Lukašenko, è considerato l'ultimo dittatore in Europa: in carica dal 1994, quando vinse a sorpresa le elezioni al secondo turno con l'80% circa dei consensi, è stato accusato ripetutamente dai paesi occidentali e dall'OSCE di aver violato gli standard internazionali per il corretto svolgimento delle votazioni presidenziali e per i due referendum che gli hanno permesso di rimanere in carica fino ad oggi. Il primo referendum si tenne nel 1996 ed estese la durata dell'incarico presidenziale da 4 a 7 anni, il secondo nel 2004, con il quale si eliminò ogni vincolo in quanto a numero di mandati (prima al massimo 2); per quanto riguarda le presidenziali, invece, i Bielorussi sono stati chiamati a riconfermare l'uscente capo di stato nel 2001 e nel 2006 ed infine nel 2010 con percentuali di gradimento sempre oscillanti attorno all'80%. L'ultima novità è che Lukašenko, durante un discorso in parlamento il 18 giugno, ha annunciato l'intenzione di procedere a nuove elezioni parlamentari nel settembre 2012. Ma i diritti negati non sono soltanto quelli di un voto corretto.

    IL DIALOGO É GIÁ UN'IMPRESA – Le violazioni dei diritti umani più gravi sono però altre e sono quest'ultime a rendere difficile, e a troncare a tratti, il dialogo tra Unione Europea e Bielorussia nel contesto della "Politica di vicinato" dell'organizzazione del Vecchio Continente: l'assenza di libertà di stampa e di protesta, nonché il fatto di essere l'unico stato in Europa a prevedere ed applicare la pena di morte, condizionano pesantemente i rapporti bilaterali. La repressione di attivisti è continua, come è il caso dell'arresto di Ales Belyatsky, del centro per i diritti Vyasna, nel novembre 2011, o come è il caso più recente del giornalista Andrey Pochobut in data 22 giugno; proteste accese sono poi pervenute a Minsk in occasione dell'esecuzione della pena capitale, avvenuta a marzo, prevista per due giovani ventiseienni accusati di aver organizzato l'attentato nella metropolitana di Minsk di aprile dell'anno scorso, nonostante fossero considerati innocenti da molti e le prove a loro carico non fossero decisive. Queste ripetute violazioni (senza citare le misure di carcerazione per alcuni ex candidati alle elezioni) portarono anche il governo degli Stati Uniti a condannare la Bielorussia lo scorso gennaio, affermando che non c'è futuro per le relazioni tra i due paesi senza un reale progresso verso la democrazia da parte dell'ex repubblica sovietica.

    PIOVONO SANZIONI – Lo scenario politico a Minsk ha indotto Bruxelles ad adottare nuove sanzioni nei confronti della Bielorussia a marzo: queste vanno a colpire 29 compagnie di uomini del regime e impongono restrizioni ai viaggi nell'Unione a 12 persone. Questa decisione ha causato una rottura diplomatica, realizzatasi con l'espulsione dell'ambasciatore polacco nella capitale bielorussa (la Polonia era lo sponsor principale di queste nuove sanzioni) e la convocazione del rappresentante di Minsk presso l'Ue per "consultazioni" col proprio governo; i restanti 26 paesi, in solidarietà a Varsavia, hanno richiamato in patria i propri ambasciatori. Guido Westerwelle, Ministro degli Esteri tedesco, ha dichiarato commentando la decisione: "Questa è l'ultima dittatura, l'ultimo dittatore in Europa, e non ci faremo intimidire"; la risposta che Westerwelle si è sentito dare da Aleksandr Lukašenko è la seguente: "Meglio dittatore che gay", un riferimento indiretto all'orientamento sessuale del ministro tedesco. I rappresentanti dei governi europei sono però ora tornati a Minsk dopo un mese di tensioni, ma solo dopo che Lukašenko ha concesso il perdono a due prigionieri politici

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    LE ROVINE DEL SISTEMA SOVIETICO – Questi irrigidimenti seguiti da repentini gesti conciliatori da parte del governo bielorusso si sono già verificati in passato: il paese vive una difficilissima fase economica e non può permettersi l'isolamento definitivo nel quale rischia permanentemente di essere cacciato; il modello sovietico non è stato quasi toccato dallo scioglimento dell'URSS e Minsk da tempo non riesce più a garantire i sussidi coi quali creava le condizioni per il perdurare di questa economia. La situazione è poi peggiorata da quando, nell'estate 2011, una grave crisi nella bilancia dei pagamenti ha prosciugato le riserve monetarie del paese; i passati problemi sulle tariffe degli approvvigionamenti energetici provenienti dalla Russia, la corruzione dilagante e uno status di hub per il commercio di droga e armi hanno contribuito e contribuiscono a destabilizzare l'economia.

    LUNGA VITA ALLO ZAR – Se sul versante occidentale il dialogo e gli scambi economici sono instabili, da oriente giunge la speranza di salvezza per il regime: lo zar Vladimir Putin è sempre stato ansioso di estendere il controllo di Mosca sul piccolo vicino e ciò si concretizza con gli aiuti economici al paese di Lukašenko, piccolo zar in affanno. L'accordo più importante per il futuro delle relazioni economiche tra le due repubbliche è stato siglato nel novembre scorso: Beltranzgaz, il gestore del gasdotto bielorusso, sarà acquistata da Gazprom, l'omologo russo, per la metà mancante al costo di 2.5 miliardi di dollari; inoltre il Cremlino ha offerto un prestito da 10 miliardi, da restituire in 15 anni, per la costruzione della prima centrale nucleare del paese. Dall'inizio dell'anno, poi, Minsk paga l'importazione del gas meno della metà degli importatori europei, prezzo destinato a permanere fino al 2014, anno in cui il prezzo pagato sarà invece quello domestico russo. Misure che, come facilmente intuibile, stringono la presa russa sull'economia del vicino, allontanando la possibilità di quell'equidistanza fra Ue e Russia che il dittatore della Russia bianca aveva cercato di mantenere fino al 2010, anno che decretò il peggioramento che abbiamo descritto nelle relazioni con i partner occidentali a seguito dell'ennesima repressione dell'opposizione.

    Matteo Zerini redazione@ilcaffegeopolitico

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    Matteo Zerini
    Matteo Zerini

    Laureato magistrale in Relazioni Internazionali presso la Statale di Milano, frequento ora il master Science & Security presso il King’s College di Londra. Mi interesso soprattutto di quanto avviene in Europa orientale, Russia in particolare, e di disarmo e proliferazione, specie delle armi di distruzione di massa.

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