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Avevamo augurato buon viaggio a Samantha Cristoforetti, ora le diamo il bentornato con la nostra rubrica spaziale, che tira le somme della sua missione nello spazio con uno sguardo al futuro.

L’ATTERRAGGIO – Dopo 200 giorni di missione, l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha finalmente rimesso piede sul nostro pianeta. La capsula Soyuz ha impattato con gli strati più alti dell’atmosfera sopra il confine tra l’Iraq e l’Iran ad un’altezza di circa 110 chilometri l’11 giugno scorso. Dopo una decelerazione forte e prolungata, a circa 11 chilometri di quota si sono aperti i paracadute guida per rallentare ulteriormente la capsula e stabilizzarne la caduta. Poco dopo si è aperto anche il paracadute principale per mantenere la velocità del veicolo spaziale a circa 24 chilometri all’ora. Infine, un secondo prima dell’impatto con il suolo del Kazakistan, si sono accesi i retrorazzi per rendere l’atterraggio un po’ meno disagevole per l’equipaggio. Samantha è stata estratta dalla Soyuz per seconda, dopo il comandante russo Anton Shkaplerov e prima dello statunitense Terry Virts.

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Fig. 1 – Atterraggio “morbido” della Soyuz

SCIENZA IN ORBITAFutura, così è stata denominata la missione di Samantha Cristoforetti, ha ricompreso le Expedition-42/43 (nomi ufficiali delle missioni sulla Stazione spaziale internazionale). Durante i 200 giorni di permanenza in orbita terrestre, l’astronauta italiana ha condotto un gran numero di esperimenti scientifici. Questi ultimi erano provenienti dagli Stati Uniti, dall’Agenzia spaziale europea (European Space Agency – ESA) e dall’Italia tramite l’Agenzia spaziale italiana (ASI). Di quelli italiani molti sono stati di tipo medico, con analisi su come l’ambiente di microgravità (“gravità zero”) influisca sull’apparato scheletrico, muscolare, sul cervello e addirittura sul sonno. Altri invece hanno coinvolto i rami della fisica e della tecnologia, uno su tutti l’ISSPresso, di cui ci siamo precedentemente occupati.

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Fig. 2 – Samantha Cristoforetti guarda dall’oblò della Soyuz pochi minuti dopo l’atterraggio

ALIMENTAZIONE – La missione Futura ha visto anche il cibo come protagonista. Grazie all’azienda italiana Argotec (con sede a Torino), Samantha Cristoforetti ha potuto avere in dotazione, come già Luca Parmitano prima di lei, una selezione di cibi italiani. L’obiettivo, oltre quello psicologico di fornire all’astronauta dei sapori il più possibile vicini a quelli di “casa”, era quello di dimostrare come una dieta equilibrata abbia influenze positive sul fisico umano sia in condizioni di microgravità che nella vita quotidiana sulla Terra. Non a caso, Samantha Cristoforetti è stata nominata Ambasciatrice italiana per EXPO 2015.

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Fig. 3 – I moduli che compongono la Soyuz

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 Fig. 4 – Samantha Cristoforetti durante la inflight call con i media italiani (foto dell’autore)                                          

ITALIANI NELLO SPAZIO – La conclusione con successo della missione Futura ha fatto sì che la nostra astronauta battesse alcuni record spaziali, come quello di maggior tempo accumulato nello spazio in una singola missione per una donna, precedentemente detenuto dall’astronauta statunitense Sunita Williams. Il successo di Futura contribuisce grandemente a mettere in luce il settore spaziale italiano, che possiede notevoli eccellenze di cui gli astronauti sono solo la punta dell’iceberg, ma determinanti a livello mediatico per far vedere anche al grande pubblico a cosa servono l’esplorazione e l'”uso” dello spazio. Questo nonostante i continui tagli al budget e la crisi economica. Lungimirante si è rivelata essere la scelta italiana di cercare di ottenere una partnership speciale con gli Stati Uniti e con la NASA in particolare. Decisione coronata dal successo ottenuto con gli accordi bilaterali che legano le agenzie spaziali dei due Paesi e che hanno permesso all’Italia di poter costruire quasi la metà del volume abitabile della ISS e di avere la precedenza sui “posti” per missioni spaziali riservati ad astronauti europei. Il Presidente dell’ASI, Roberto Battiston ha infatti dichiarato che per vedere nuovamente un astronauta italiano in orbita non si dovrà attendere a lungo: sono infatti previsti due voli sulla ISS entro i prossimi 5 anni, con il primo probabilmente nel 2017. L’ASI sta lavorando con l’ESA affinché, per la prima volta, un astronauta italiano abbia l’incarico di comandante della stazione.

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Fig. 5 – Infografica con i voli di lunga durata degli astronauti europei

Emiliano Battisti

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Glossario

Expedition: così sono denominate le missioni di lunga durata sulla ISS, numerate progressivamente sin dalla Expedition-1, che iniziò il 31 ottobre 2000. Da quando sono iniziati i turni di 5/6 mesi sulla ISS, ogni astronauta fa parte di due Expedition a causa dei cambi di equipaggio che avvengono circa ogni 3 mesi. Ad esempio, Samantha Cristoforetti è decollata come Expedition-42 e atterrata come Expedition-43.

Argotec: azienda italiana con sede a Torino, specializzata in diversi sistemi spaziali correlati anche ai voli con equipaggio. Recentemente ha dato un contributo all’alimentazione degli astronauti italiani ed europei, fornendo cibi personalizzati per ognuno di loro da consumarsi durante la permanenza in orbita. [/box]

Foto: europeanspaceagency

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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