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La nazionale irlandese allenata dal Trap non sta brillando nella rassegna continentale: le prime due sonore sconfitte patite contro Croazia e Spagna l’hanno già condannata all’eliminazione. In attesa del match decisivo per la nazionale azzurra, vediamo invece come l’Eire ha saputo reagire alla crisi economica che ne ha rallentato l’impetuoso sviluppo economico. Un cammino di risanamento e di nuovo improntato alla crescita   LA CRESCITA IRLANDESE AFFIDATA ALLE CURE ANGLO / AMERICANE – L’Irlanda affida la crescita dei suoi giocatori alle squadre inglesi (21 dei 23 giocatori irlandesi militano in squadre inglesi mentre il capitano Robbie Keane ha appena vinto il campionato americano con i Los Angeles Galaxy e Mc Geady gioca in Russia con lo Spartak Mosca). Un curioso parallelo che possiamo ritrovare per lo sviluppo economico dell’isola che più di guardare alle potenzialità interne confida sull’afflusso di capitali esteri soprattutto americani. È noto infatti come la sua bassa aliquota sui proventi aziendali (12,5%) ha attratto gli investimenti dei colossi americani (dalla Dell alla Apple dalla Johnson & Johnson fino a Google e Facebook) rivelandosi il segreto motore del ruggente sviluppo economico della tigre europea degli anni passati.   L’IRLANDA AGLI EUROPEI – Tornando al calcio giocato l’Irlanda non sta di certo brillando ma le due sconfitte consecutive appena incassate non devono indurre a giudizi troppo negativi. L’approdo della truppa di Trapattoni agli Europei non è cosa comune ed è già un bel successo. Difatti nella sua storia l’Irlanda era approdata soltanto 2 altre volte alla fase finale degli europei e solo in un caso nel lontano 1964 era riuscita nell’impresa di passare il primo turno. Di certo quella con la Spagna è stata una partita poco edificante nel risultato e nel gioco ma se l’Irlanda si è dovuta inginocchiare calcisticamente al colosso iberico nella partita della crisi europea i gaelici hanno di che rivalersi. Infatti, mentre gli spagnoli sono ancora immersi nell’onda lunga della crisi dei debiti pubblici e da poco ha dovuto chiedere all’Europa il salvataggio (termine poco gradito al premier Mariano Rajoy) delle proprie banche in difficoltà, l’Irlanda, al contrario, fa passi da gigante verso il risanamento delle proprie casse e la possibile restituzione del debito.   L’ORIGINE DELLA CRISI E L’IMPATTO SULL’ISOLA – La crisi americana del 2008 ha portato via dall’isola molte risorse bloccandone lo sviluppo e il passaggio definitivo ad un’economia capitalista moderna. Negli anni del boom economico molti centri hanno cercato di seguire Dublino nel suo modello di sviluppo per affrancarsi dalla mentalità latifondista (in gran parte dell’Irlanda i “ricchi” sono ancora coloro che posseggono le terre) cercando di porsi verso il capitalismo americano come territori ottimali dove far sorgere le loro sedi europee. Il risultato è stato che piccoli centri quali Cork e Limerick hanno subito un brusco sviluppo economico a cui pian piano si stava adeguando un parallelo cambiamento sociale. Ma la crisi, come dicevamo, ha portato via capitali e investimenti, di conseguenza le tante gru che si stagliavano nel panorama di questi centri cittadini sono via via sparite lasciando in molti casi strutture incompiute di ferro e cemento ( a Limerick era in costruzione il più grande centro commerciale d’Irlanda, ad oggi invece è rimasto solo qualche blocco di cemento poiché le imprese interessate hanno preferito minimizzare le perdite abbandonando il progetto). Questo ha comportato un forte rallentamento nell’adeguamento delle infrastrutture ancora molto carenti e per la popolazione e le amministrazioni locali si è trattato di una vera doccia fredda ritrovandosi senza occupazione e a metà di quella trasformazione di mentalità a cui si accennava prima.  
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LA TATTICA DEI VERDI E LA RICETTA ANTICRISI IRLANDESE – Alla vigilia degli Europei Trapattoni in conferenza stampa spiegava in maniera semplice e chiara come avrebbe affrontato gli Europei: buona difesa ed organizzazione. Pochi elementi chiari e semplici come quelli che hanno guidato le politiche del governo irlandese in questi anni, e se il buon Trap non è riuscito a trovare l’alchimia giusta i politici irlandesi possono essere più ottimisti. All’indomani della crisi dei subprime e delle banche gli irlandesi si ritrovarono con le proprie banche in ginocchio e la brusca interruzione dei capitali americani con la conseguenza di li a poco di ritrovarsi con un deficit di bilancio ed un debito pubblico da brividi dovuto soprattutto all’esigenza di ricapitalizzare le banche (ricapitalizzazione che a conti fatti è ammontata al 40% del PIL). Ottenuto nel 2010 dall’Unione Europea il finanziamento necessario a dar ossigeno ai conti pubblici (85 miliardi di euro approntati attraverso il fondo salva-Stati Efsf) la ricetta irlandese si è basata su pochi elementi: contrazione del già esiguo sistema del Welfare, nazionalizzazione delle principali banche (AIB e Bank of Ireland) e mantenimento delle politiche fiscali in modo da dare un segnale rassicurante agli investitori stranieri che la crisi non sarebbe ricaduta su di loro, evitando in questo modo ulteriori fughe di capitali. A distanza di un anno la cura sembra aver dato i suoi frutti i dati EUROSTAT indicano il crollo del deficit pubblico dal 31,2 al 13,1 % (9,8% al netto degli aiuti alle banche e comunque il più alto d’Europa) segnale di una inversione di rotta significativa. Suffragata da altri dati dati quali l’export e previsioni del PIL per il 2012 (si prevede una crescita tra il 4% e il 6%), l’Irlanda è ora accreditata come la prima nazione che potrebbe uscire definitivamente dalla propria crisi estinguendo il debito con l’Unione Europea.   IL FUTURO DOPO L’EUROPEO – Dopo solo due partite l’Irlanda si ritrova fuori dall’Europeo con sette goal subiti ed appena uno all’attivo, di gran lunga la peggior squadra europea in un girone che prevedeva però la presenza delle ultime due compagini campioni del mondo (Spagna e Italia) e un’ottima squadra come la Croazia. Adesso agli irlandesi non resta che tentare di salvare la faccia ottenendo un risultato positivo proprio contro i nostri azzurri nel prossimo decisivo match di lunedì. Per quanto riguarda invece il futuro, mister Trapattoni gode della fiducia degli irlandesi e, a meno di suoi ripensamenti, è ben saldo sulla sua panchina anche per le prossime qualificazioni mondiali quando dovrà rimettere mano con il suo famoso pragmatismo alla rosa per cercare di renderla il più possibile competitiva. Come detto anche per l’Irlanda stato il futuro è abbastanza chiaro e ben saldo all’interno dell’Europa dopo che a fine maggio il referendum sulla ratifica del Patto di Stabilità europeo ha dato esito positivo. L’Irlanda si vede quindi ancora in Europa e da questa otterrà ancora i finanziamenti, attraverso l’Esm, per rimanere a galla in attesa che possa tornare, forse già dal 2013, a finanziarsi sui mercati.   L’ISOLA CON I PIEDI IN EUROPA E LO SGUARDO ALTROVE – Ma mentre per l’accesso al credito l‘Eire si appoggia sull’Unione il modello economico-sociale irlandese è di certo un eccezione in Europa. Oggi l’Irlanda è un vero e proprio stato per le aziende e continua a spingere sul suo sistema fiscale molto vantaggioso (con conseguente riduzione al minimo del sistema del Welfare per mancanza evidente di risorse) e politiche di favore verso le aziende testimonia il cosiddetto ”Double Irish” (vedi “ilsole24ore” del 29 aprile 2012 http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-29/ecco-come-gigante-apple-190901.shtml?uuid=AbtwpOVF ) che permette loro di risparmiare molto in termini di tasse grazie alla triangolazione USA-Irlanda-Paradisi fiscali. Per il futuro bisognerà vedere come gestire questa specificità nel momento in cui l’Unione Europea deciderà di mettere in atto politiche di armonizzazione fiscale nel continente. Inoltre, sul futuro dell’Irlanda potrebbero incombere altre minacce nel caso in cui anche altri stati maggiormente dotati sotto il profilo delle infrastrutture e con posizioni geografiche migliori( si pensi alla Polonia dove alcune aziende, come la Dell hanno già spostato la propria sede) decidessero di emulare le sue politiche di vantaggio fiscale.   Cristiano Proietti
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Redazione

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