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In 3 sorsi – Lo scandalo nella FIFA si è ampliato ancora e Blatter ha annunciato le proprie dimissioni. Le Autorità statunitensi hanno nel mirino il vicepresidente Valcke, accusato per un intreccio di denaro tra Sudafrica e Caraibi. 

1. LE DIMISSIONI DI BLATTER – Con un colpo di scena a soli quattro giorni dalla riconferma, Joseph Blatter ha annunciato ieri le proprie dimissioni sulla scia dello scandalo che sta investendo sempre più la FIFA: «Nonostante il risultato di queste elezioni – ha dichiarato il Presidente –, mi rendo conto che il sostegno nei miei confronti non sia più condiviso. Offro quindi la mia rinuncia per ripulire l’immagine dell’Organizzazione». Nelle ultime ore, infatti, le indagini che il 27 maggio avevano portato all’arresto in Svizzera di sette alti dirigenti della FIFA (adesso divenuti nove) su richiesta delle Autorità statunitensi (Dipartimento della giustizia, FBI e Agenzia del fisco) erano arrivate a Jérôme Valcke, vicepresidente e braccio destro di Blatter, segno che il cerchio attorno allo svizzero si stava stringendo. Tra l’altro, secondo alcune fonti anonime dell’FBI, lo stesso Blatter sarebbe indagato, sebbene non siano giunti ancora né commenti, né conferme ufficiali. Il Presidente resterà in carica fino al prossimo congresso della FIFA, che sarebbe però il 13 maggio 2016 a Città del Messico, cosicché, compatibilmente con il regolamento dell’Organizzazione (che prevede che le elezioni siano convocate con un preavviso di 4 mesi), è probabile che sia convocata una seduta straordinaria tra dicembre 2015 e marzo 2016.

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Fig.1 – Joseph Blatter alla conferenza stampa di ieri

2. IL CASO VALCKE-SUDAFRICA-WARNER – Come anticipato nel precedente articolo sull’affaire FIFA, il focus degli investigatori era sui Caraibi, tanto che uno dei grandi protagonisti delle indagini è Jack Warner, fino al 2011 vicepresidente della FIFA e capo della CONCACAF (Federazione calcistica del Nord, Centro America e Caraibi), nonché più volte ministro del Governo di Trinidad e Tobago. Al momento dei primi arresti, dagli Stati Uniti era stato comunicato che il giro di corruzione non riguardava soltanto le contestate assegnazioni dei Mondiali in Russia (2018) e Qatar (2018), poiché all’esame degli inquirenti c’erano vicende della metà degli anni Novanta (quando ancora Blatter non era al vertice) e situazioni ambigue legate alle Coppe del Mondo in Giappone e Corea (2002), Germania (2006) e Sudafrica (2010). Proprio il torneo tenutosi nel continente nero è il fulcro delle accuse a Valcke (ancora non indagato), che sono piuttosto articolate. Nel 2008, un «alto funzionario» della FIFA, che sarebbe appunto Valcke, spostò 10 milioni di dollari dai conti dell’Organizzazione versandoli al già citato Jack Warner, presidente della CONCACAF. Secondo gli inquirenti, quindi, si sarebbe trattato di una tangente per portare i Mondiali in Sudafrica. Come mai allora i soldi partirono dalla FIFA stessa e non dal Sudafrica? Perché la FIFA li anticipò: il Sudafrica non disponeva di 10 milioni di dollari, pertanto l’Organizzazione li versò in sua vece, scalandoli poi dai proventi del Mondiale del 2010. Per di più, il Sudafrica ha dichiarato che il versamento di denaro fu mascherato da contributo per un progetto di sviluppo nei Caraibi. In un primo momento Valcke ha negato le accuse, posizione sostenuta da testimoni che hanno riportato come a disporre l’operazione fosse stato l’allora responsabile delle operazioni finanziarie della FIFA, Julio Grondona (morto nel 2014), ma in breve tempo è stata resa pubblica una mail che mostrava il ruolo attivo del vicepresidente. La lettera è considerata una prova fondamentale perché, tra l’altro, contraddice i tempi e i modi del transito di denaro tra la FIFA, per conto del Sudafrica, e Jack Warner: il Presidente caraibico, infatti, scrisse a Valcke dei 10 milioni di dollari il 4 marzo 2008, però i versamenti sono datati 1° gennaio, 31 gennaio e 7 marzo. Infine, nel mezzo c’è anche Chuck Blazer, ex potentissimo della CONCACAF, già incastrato dalle Autorità statunitensi e oggi pentito fondamentale per l’inchiesta.

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Fig. 2 – Jérôme Valcke, vicepresidente della FIFA

3. LA SUCCESSIONE – Blatter si è dimesso quando lo scandalo ha raggiunto il suo braccio destro, segno che l’FBI è di fatto riuscita a fare il vuoto attorno al Presidente. Negli ultimi giorni, inoltre, si era fatta sentire la pressione non tanto dei potenti del calcio, quanto degli sponsor, prima fra tutti la Coca-Cola, che chiedevano una profonda pulizia nella FIFA. Blatter ha affidato al responsabile del Comitato di compliance e audit, Domenico Scala, il compito di attuare un programma di profonde riforme, ma ormai è aperto il dibattito sulla successione. Il Presidente si è dimesso probabilmente per il timore di essere raggiunto dalle indagini durante il mandato, pertanto sarà interessante cercare di capire come si organizzerà per affrontare la tempesta – non è ancora escluso, per esempio, che si offra spontaneamente di collaborare con le Autorità svizzere per evitare di finire nelle mani dell’FBI. A questo punto, comunque, comincia lo scramble per la FIFA, che vedrà la prosecuzione dello scontro geopolitico per il controllo, più che del calcio, dei programmi di sviluppo e dei grandi eventi internazionali, straordinari volani di denaro e manifestazioni di potenza. Tra i candidati in prima linea potrebbero esserci il presidente della UEFA Michel Platini, che da due anni sta preparando la propria scalata alla FIFA con il sostegno di Ahmad Fahad al-Ahmad al-Sabah, sceicco del Kuwait dal peso molto rilevante anche in sede CIO, il quale a sua volta potrebbe farsi avanti in modo indipendente. Occhio poi a molti ex calciatori, da Figo (candidatosi e ritiratosi nelle ultime elezioni) a Romario, passando per Zico. La sorpresa, però, potrebbe arrivare dalla presentazione di un candidato unico africano, considerato che il continente nero era una delle roccaforti di Blatter.

Beniamino Franceschini

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Ecco il video con l’annuncio delle dimissioni di Blatter.[/box]

Foto: broadleak

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