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Miscela StrategicaDiversi fattori hanno portato l’Italia ad avviare uno studio di fattibilità per la progettazione di un lanciatore aerotrasportato in grado di porre in orbita terrestre satelliti miniaturizzati

RISTRETTEZZE GEOGRAFICHE – L’Italia non è un Paese per lanci spaziali. In un precedente articolo abbiamo evidenziato che, per poter lanciare un razzo da terra, la base spaziale deve essere posizionata secondo criteri ben determinati, primo tra i quali l’assenza di zone abitate o con infrastrutture sulla traiettoria iniziale di volo del vettore. Questo per evitare eventuali danni a cose e persone in caso di malfunzionamenti. In secondo luogo, più la base è lontana dall’equatore più il razzo dovrà compiere manovre (quindi usare più propellente) per cambiare il piano orbitale di destinazione. La penisola italiana è un luogo densamente popolato e che si trova nelle immediate vicinanze di altre aree popolate e, anche nella sua punta più a sud, non è a una distanza ottimale dall’equatore. Questi fattori impediscono all’Italia di potersi dotare di una base di lancio spaziale, eccezion fatta per il poligono di Salto di Quirra in Sardegna, dove sono stati effettuati numerosi test su razzi, ma mai di tipo atto a porre in orbita terrestre carichi utili. Eppure il Paese ha una consolidata tradizione spaziale anche, e soprattutto, nel settore della propulsione a razzo e dei lanciatori. Il programma San Marco, fortemente voluto e iniziato dal Generale dell’Aeronautica Militare Luigi Broglio, riuscì a mettere in orbita i primi satelliti made in Italy. Per ovviare alle problematiche geografiche il primo lancio fu effettuato negli Stati Uniti dalla base di Wallops Island in Virginia, mentre per i successivi tre furono utilizzate due piattaforme (di cui una donata dall’ENI) ancorate al largo delle coste del Kenya, esattamente sull’equatore.

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Fig. 1 – Lancio del vettore Vega

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Satelliti italiani in orbita

  • 4 COSMO-SkyMed
  • 3 Sicral
  • 1 Athena-FIDUS

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LA GESTIONE EUROPEA DEI LANCIATORI – Con la nascita dell’ELDO (European Launcher Development Organization – Organizzazione europea per lo sviluppo di lanciatori), una delle agenzie che poi hanno dato vita all’ESA (European Space Agency – Agenzia spaziale europea), i Paesi europei hanno sostanzialmente unificato la gestione dei lanciatori. Per quanto concerne la progettazione e la costruzione di razzi o componenti di essi, la parte del leone la facevano la Francia, la Germania Federale e l’Italia. Questa collaborazione era incentivata dal fatto che nessuno dei tre Paesi sarebbe riuscito a competere da solo con i due colossi spaziali, Stati Uniti e Unione Sovietica. Dopo i primi fallimenti dei vettori europei della serie Europa, nel 1979 fu finalmente lanciato con successo il razzo Ariane-1, finanziato dall’ESA, che fece a acquisire ai Paesi facenti parte dell’agenzia la capacità di accesso indipendente allo spazio. Attualmente il settore lanciatori europeo segue un’organizzazione piuttosto complessa, con al vertice il consorzio Arianespace. L’azienda vede tra i suoi azionisti l’Agenzia spaziale francese CNES con quota di maggioranza relativa (34,69%) e diverse aziende aerospaziali europee, tra le quali spicca il consorzio Airbus-Safran Launchers Holding (27,42%), che unisce Safran (francese) e Airbus Defence and Space (a maggioranza francese). L’Italia è rappresentata da Avio SpA, con una quota del 3,38%. In questi anni, Arianespace non ha mai istituito una politica chiara di priorità per il lancio di satelliti per la Difesa, preferendo mantenere l’approccio, usato anche a livello commerciale, del first come first served. Inoltre, dopo la Ministeriale ESA del dicembre 2014, la decisione di sviluppare il nuovo vettore Ariane-6 comporterà un riassetto della gestione europea dei lanciatori con, in prospettiva, una preminenza francese grazie ad Airbus-Safran – che ha anche l’intenzione di comprare la quota di Arianespace detenuta dalla CNES, divenendo così azionista di maggioranza assoluta.

IL PROGETTO MALMISAT – Diversi settori della Difesa italiana, soprattutto l’Aeronautica Militare, temono che il nuovo assetto di Arianespace, fortemente sbilanciato verso la Francia, possa mettere a rischio la possibilità per l’Italia di sfruttare la capacità europea di accesso allo spazio. Il destino ancora incerto dell’azienda Avio SpA (a rischio acquisizione da parte di Airbus-Safran), che ha progettato e assembla il vettore Vega tramite il consorzio ELV con l’Agenzia spaziale italiana (ASI), aggiunge un ulteriore motivo di preoccupazione. Per mantenere in ogni caso una capacità di lancio nazionale e per coprire eventuali “buchi” operativi, è stato avviato uno studio denominato Malmisat, finanziato per parte del 2014, tutto il 2015 e parte del 2016. Lo studio si pone come obiettivo la progettazione di un sistema per il lancio satellitare aerotrasportato per carichi di peso massimo di 60 chilogrammi (della classe dei microsatelliti) ad uso civile, militare o duale.

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Fig. 2 – Il razzo Pegasus della Orbital ATK viene rilasciato poco prima dell’accensione del motore

OPPORTUNITÀ – La capacità autonoma di lancio satellitare aerotrasportato metterebbe l’Italia al riparo da un’eventuale “francesizzazione” del settore europeo dei lanciatori. L’aviolancio non è stato scelto a caso: come descritto in precedenza, la penisola italiana non si presta a una base spaziale fissa e la riattivazione della base di Malindi in Kenya (ora centro per il tracciamento dei satelliti e denominata Centro Spaziale Luigi Broglio) non sarebbe economicamente sostenibile; inoltre, il lancio satellitare aerotrasportato garantisce una maggiore prontezza operativa in caso di necessità. Un sistema del genere farebbe dell’Italia (almeno per un certo periodo) l’unico Paese  europeo in grado di lanciare microsatelliti a un costo sufficientemente contenuto, aprendo anche nuove opportunità economiche, data la potenziale espansione del mercato mondiale dei satelliti miniaturizzati. Ad oggi la costellazione satellitare italiana COSMO-SkyMed, composta da quattro piattaforme, garantisce un passaggio sopra la zona interessata (detto “tempo di rivisita”) all’incirca ogni sei ore. Una maggiore disponibilità di satelliti ridurrebbe questo periodo, migliorando l’affidabilità dei dati in quanto aggiornati in tempo minore. Anche nel settore telecomunicazioni i satelliti miniaturizzati potrebbero essere lanciati in ausilio a quelli già in orbita della serie Sicral (Sicral-1, Sicral-1B, Sicral-2/Syracuse-3C) per la Difesa e l’Athena-FIDUS ad uso duale. L’Italia possiede le capacità industriali per assemblare sia i microsatelliti sia il vettore leggero aerotrasportato. Quest’ultimo sarebbe configurato in base all’aeromobile da utilizzare per il lancio.

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Fig. 3 – Satelliti miniaturizzati rilasciati dalla Stazione spaziale internazionale

POSSIBILI IMPREVISTI – Lo sviluppo di un sistema di lancio aerotrasportato da parte dell’Italia ha come scopo principale quello di dotarsi di un’“assicurazione” nel caso la capacità europea di accesso allo spazio dovesse diventare troppo dipendente dall’industria aerospaziale francese, scenario aggravato dall’eventualità dell’acquisizione di Avio SpA da parte del consorzio Airbus-Safran Launchers Holding. In particolare:

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[tab_title] 1. Avio SpA non italiana [/tab_title]
[tab_title] 2. Dati satellitari [/tab_title]
[tab_title] 3. Sostenibilità [/tab_title]
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[tab] La scorsa estate (2014) si è andati molto vicini all’acquisizione di Avio SpA da parte di Safran. La possibilità si è in seguito affievolita, ma l’azienda italiana deve necessariamente trovare un compratore o un investitore poiché al momento il socio unico è la società BCV Investments S.C.A., compartecipata da Cinven Limited (85%) e Finmeccanica (15%). Con il riassetto di quest’ultima voluto dall’amministratore delegato Mauro Moretti, le possibilità di acquisire una quota di maggioranza di Avio sono decisamente aumentate.[/tab]
[tab] Operazioni militari o emergenze nazionali sono il motore principale per un aumento della richiesta di dati satellitari aggiornati. Una diminuzione delle prime (possibilmente a causa di ulteriori tagli al bilancio della Difesa) e, auspicabilmente, delle seconde, potrebbe rendere vano lo sviluppo di un sistema di lancio satellitare aerotrasportato. Rimarrebbe il settore civile/commerciale, che tuttavia richiederebbe un allargamento del mercato dei satelliti miniaturizzati che, al momento, non è certo.[/tab]
[tab] Un conto è finanziare uno studio sulla carta, un altro è realizzarlo e renderlo funzionante. L’attuale spesa istituzionale (del settore pubblico) per lo spazio in Italia è in calo (alla Ministeriale ESA il contributo di Roma all’Agenzia non è calato solo grazie a forti pressioni esterne e il programma COSMO-SkyMed Seconda Generazione è stato salvato per un soffio). L’industria del settore è in una fase critica di lenta e incerta uscita dalla crisi, perciò sorgono forti dubbi riguardo alla disponibilità di adeguati fondi del settore privato per il progetto di un lanciatore aerotrasportato e per la produzione in serie di microsatelliti (una produzione saltuaria non garantirebbe i benefici delle economie di scala e aumenterebbe i costi unitari). [/tab]
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Luigi Broglio Space Centre

Fig. 4 – La sezione a terra del Centro Spaziale Luigi Broglio in Kenya

[one_half] [box type=”warning” align=”” class=”” width=””]RISCHI

  • Probabile indisponibilità di finanziamenti sufficienti.
  • Sostenibilità politica e finanziaria del sistema lanciatore/microsatelliti.
  • Riduzione delle necessità operative della Difesa italiana.
  • Temporaneità della soluzione basata su satelliti miniaturizzati (decadimento orbitale rapido).
  • Perdita di capacità dell’industria nazionale dei satelliti medi e pesanti.

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[box type=”note” align=”” class=”” width=””]VARIABILI

  • Traduzione del progetto di studio Malmisat in realtà.
  • Destino di Avio SpA (e, quindi, del vettore Vega).
  • Gestione del settore europeo dei lanciatori (definizione di una politica di priorità nei lanci).
  • Effettivo ampliamento del mercato dei satelliti miniaturizzati.
  • Mezzi e infrastrutture adeguate per poter lanciare da latitudini prossime all’equatore.
  • Volontà politica, strategica e industriale di mantenere una capacità autonoma di accesso allo spazio.

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Emiliano Battisti

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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