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Opposizione e parte della stampa si schierano contro il  Presidente dellEcuador, criticando le politiche fiscali e occupazionali del Governo. Intanto il livello di violenza ricomincia ad aumentare a Guayaquil, la città più popolosa del Paese andino.

UNITI CONTRO CORREA – La Ley de Justicia Laboral y Reconocimiento de el Trabajo, varata a fine Aprile, ha sancito la radicalizzazione del conflitto ecuadoriano, tra il Governo presieduto da Rafael Correa Delgado, e l’Union General de Trabajadores, la federazione sindacale, sostenuta dai partiti dell’opposizione, e supportata a livello mediatico dai principali giornali, El Universo y El Comercio, ostili al Presidente fin dai tempi del suo primo mandato. Il 1 Maggio scorso ha dato la stura a una serie di manifestazioni anti-governative, a cui il partito oficialista Alianza Pais ha risposto portando in piazza 50.000 sostenitori nella capitale Quito. Malgrado lo stretto contatto tra le due fazioni, non ci sono stati incidenti, ma la tensione rimane, aggravata dalla crisi economica, che ha costretto il Governo a compiere tagli drastici al welfare, motore e linfa della popolarità del suo leader. In particolare, la cancellazione del 40% dei contributi statali ai jubilados, i pensionati, e l’adeguamento al nuovo tasso di inflazione, sceso al 3% dal 16% degli anni passati, ha versato nuova benzina sul fuoco del malcontento.
In un’intervista a El Comercio, il leader sindacale Nelson Erazo imputa a Correa di aver ottenuto la riduzione della disoccupazione (attualmente al 4-5%) incentivando il precariato, ai danni soprattutto della parte meno industrializzata del Paese. Ambato e Amazonia sarebbero al 45% di empleo inadecuado, come viene definita quaggiù la sottoccupazione. Il governo ha risposto in questi giorni, applicando due punti-chiave della nuova legge:

1-Possibilità per i jubilados di richiedere il cumulo della tredicesima e quattordicesima pensione, entro l’anno corrente.

2-Estensione degli aiuti sociali previsti dal Bono de Desarollo Humano a oltre un milione di casalinghe (attualmente ne usufruiscono in 450.000) previo lo stanziamento di 43 milioni di dollari entro Luglio.

L’ opposizione replica che non ci sono fondi di copertura per tale manovra, e, a livello di piazza, gira voce che “el gobierno no tiene más plata. In effetti, con la caduta del costo del greggio, che a Giugno 2014 aveva toccato il minimo storico di 40 dollari al barile, i prezzi dei prodotti petroliferi erano crollati, e di conseguenza, diminuite le royalties dovute a l’Ecuador per i diritti di estrazione da parte degli investitori cinesi, che qui fanno la parte del leone. Ora, dopo la ripresa del Brent, che nei giorni scorsi ha sfiorato i 70 dollari, sembra che Correa possa tirare un sospiro di sollievo.

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Fig. 1 – Una strada di Guayaquil, città più grande dell’Ecuador

DEBITI E CREDITI – Riguardo questa tematica, l’anno scorso, a ridosso delle elezioni amministrative di febbraio, El Universo pubblicò un’inchiesta sul presunto indebitamento del governo; la Cina avrebbe pagato in anticipo i diritti di estrazione, ottenendo un credito progressivo che ammonterebbe allo stato attuale a circa 6 miliardi e 200 milioni. Secondo il giornale, i dati sarebbero stati forniti dallo stesso Ministero delle Finanze. L’editoriale non mancava di sottolineare che mai l’Ecuador era arrivato a tale grado di deuda, e che prima del 2009, il debito cinese era inesistente. Il quotidiano di proprietà dei fratelli Perez, che nel 2011 erano stati condannati per calunnia nei confronti di Correa, arrivò a sostenere che la Cina in America Latina avanza crediti per oltre 30 miliardi di dollari, sopravanzando Banca Mondiale e Stati Uniti, i quali applicherebbero interessi del 1,5% contro il 7% degli asiatici. Vero o no, la grancassa mediatica raggiunse il suo fine, contribuendo alla caduta di Alianza Pais, il partito del presidente, nei Municipi della capitale Quito, di Guayaquil, la città più popolosa del Paese, e di Cuenca nelle Ande, che oggi sono amministrati da candidati dell’opposizione. Il Governo mantenne però la maggioranza nelle prefetture. L’editorialista omise due punti-chiave nella sua ricostruzione:

a-Prima dell’avvento di Correa al potere, nel 2007, l’Ecuador, dopo la perdita della moneta ufficiale, il Sucre, voluta da Jamil Mahuad, e l’emissione a pioggia di Bonds governativi, promossa da Lucio Gutierrez e avallata dal FMI, era strangolato dal debito estero. Correa minacciò la bancarotta, facendo crollare il valore dei titoli, per ricomprarli successivamente al 35% del loro valore. Salvò così lo Stato dal fallimento reale. Mossa astuta, che però lo mise nella lista nera della finanza statunitense.

b-La clientela del BNF (Banco Nacional de Fomento) deve al governo 347 milioni di imposte non pagate; con questi soldi, si potrebbe rimpinguare il Bono e mettere in sicurezza il fondo pensioni. Giovedì 7 Maggio, il Ministero delle Finanze ha emesso la Ley de Remisión, che cancella tutti gli interessi di mora ai contribuenti, a condizione che i soldi vengano versati. Allo stato attuale, sono quasi 6 miliardi i debiti di imposta dovuti dalle società private al fisco ecuadoriano. Cascherebbero a fagiolo per estinguere il presunto fardello.

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Fig. 2 – Donne ecuadoregne 

SE SPARTA PIANGELe nuove amministrazioni, gestite dall’opposizione nelle città principali, non sembrano così brillanti come promesso; a Cuenca, che ha come Alcalde (sindaco) Marcelo Cabrera, che ha cambiato nel tempo varie casacche politiche, la società Etapa, che gestisce le telecomunicazioni e il servizio de l’acqua pubblica, ha raddoppiato le bollette dall’oggi al domani. Guayaquil sta soffrendo un grave stato di abbandono; il servizio urbano di bus ha cancellato diverse fermate, con notevoli disagi per gli utenti. Le strade sono sporche e chiassose, la delinquenza è di nuovo aumentata. La città più grande del Paese è considerata anche la più pericolosa.

Flavio Bacchetta (da Guayaquil)

Le foto sono dell’autore

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Un chicco in più

Due recenti inchieste sul livello di informazione in Ecuador, condotte da università private, hanno accertato il paradosso che i giornali dell’opposizione dedicano al presidente il doppio dello spazio concesso dalla testata governativa El Telegrafo.

Così come appaiono strumentali le accuse da parte sindacale di uno spostamento “a derecha” di Correa, che è stato il primo leader a dimezzare il livello di povertà nella nazione, creando un solido apparato statale, e investendo la maggior parte dei proventi petroliferi nel welfare. Le lacune governative da colmare, sono nello stato di trascuratezza in cui versano ancora le comunità amazzoniche e afro-ecuadoriane, di cui le città di Tena e la provincia di Esmeraldas sono l’epicentro.

I fatturati del turismo, quantificati dallo stesso ministero in 4 milioni al giorno solo dai visitatori stranieri, potrebbero adeguatamente rimpiazzare quelli altalenanti del petrolio.

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Foto: Presidencia de la República del Ecuador

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Flavio Bacchetta

Ho lavorato come agente di commercio in Italia, alternando la mia attività con il lavoro di fotoreporter free lance. Ho collaborato con il settimanale L’Espresso, Panorama, Oggi e altri ancora, tramite l’agenzia di Milano Laura Ronchi. Dal 1994 ho aperto nei Caraibi una mia azienda, che si occupa della produzione e distribuzione di prodotti grafici ricavati dalle mie immagini. Ho collaborato anche con quotidiani caraibici, quali The Gleaner in Giamaica, fornendo loro testi e foto. Scrivo sulla politica e i problemi sociali delle Americhe, dal 2010, come collaboratore esterno di quotidiani nazionali italiani, quali il Manifesto, e magazine online. Il Fatto Quotidiano ospita anche un mio blog di opinioni.

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