Un leone imperiale fa la guardia al padiglione cinese di Expo 2015
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Il 1° maggio 2015 è iniziata l’Esposizione Universale di Milano, un crocevia di popoli e padiglioni, in cui per la prima volta si affaccia la Cina. Una partecipazione che evidenzia  prossimità e diversità ed invita a riflettere sulle contraddizioni di un’umanità in ricerca dell’armonia e della solidarietà. 

SPAZIO ESPOSITIVO – Un viaggio nel tempo, che precede  un giro del mondo che dura lo spazio di pochi chilometri, in cui 144 Paesi si raccontano, provando a comunicare gli aromi e gli odori che li distinguono e ad associare ai sapori i colori del design. Una raffinata  tecnologia traduce idee sorprendenti, che tracimano, in particolare, dal perimetro di un padiglione cinese, il secondo di tutta l’Expo, e raccontano una “storia” a tutte le genti, insieme al Padiglione del gruppo immobiliare Vanke, e quello aziendale della China Corporate United, concepiti, insieme agli sprazzi di Cina nei vari cluster, come un’unica interfaccia dello Stato di Mezzo con il mondo.

IL ROADSHOW – È la prima volta che gruppi di imprese cinesi partecipano con propri padiglioni ad un’esposizione organizzata fuori dai confini nazionali, in un’ottica di cooperazione politica, economica e culturale con l’Italia e con il mondo, attraverso precise linee di intervento, definite in parte dal vertice ASEM. L’Expo diviene così la piattaforma per implementare la comunicazione tra i vari Stati attraverso l’universo imprenditoriale e per far conoscere l’interlocutore fondamentale del mondo economico del XXI secolo. Una struttura a forma di sfera  ha veicolato l’evento nei centri nevralgici  della RPC, con mostre, seminari ed assaggi di cibi per sottolineare la centralità della sostenibilità, dell’ambiente, della salute e della produzione alimentare. Fa da cornice  il progetto “The Fashion Food”, che focalizza l’attenzione anche sulle tendenze e sull’haute couture, per arricchire con gli scambi internazionali le eccellenze imprenditoriali dell’industria tessile, del turismo e del design.

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 Fig. 1 – Veduta esterna del padiglione cinese a Expo 2015

IL PADIGLIONE DELLA RPC – Un ambiente bucolico e al tempo stesso avveniristico che la Tsinghua University e il Beijing Qingshang Environmental & Architectural Design Institute hanno ideato e la Unique Exhibition e la Bodino Engineering (con la cura artigianale dei dettagli tutta italiana) hanno realizzato per il Padiglione della RPC. Una costruzione di 4590 mq, collocata nel Decumano, dedicata alla Cina contemporanea e alle sue solide radici rurali, per partecipare al mondo intero la peculiarità del Dragone, messa insieme dalle municipalità e dalle province che ne hanno evidenziato le mille sfaccettature. Si parte dalla Terra, con l’esplorazione, solo in parte virtuale, del mondo contadino, ritmato dal susseguirsi delle stagioni e dei raccolti, in contatto diretto e biunivoco con la natura, vagheggiata dai tetti di bambù del padiglione, simili ad onde di grano maturo, che lasciano filtrare raggi di energia naturale, che riecheggia il paesaggio agricolo cinese e ne riflette i colori del suolo.

RETAGGI CULTURALI – Una cultura, descritta nell’area Umana, segnata da grandi interventi dell’uomo, che ha controllato i fiumi, avvezzi persino a cambiare letto e gli argini, ha costruito dighe maestose, studiato le fasi lunari, dando vita ad una civiltà che ha solcato secoli e millenni, e che oggi richiede una leadership ancora più attenta ad un uso efficiente delle risorse in generale e ad un innalzamento di qualità e  del livello di sicurezza degli alimenti in particolare, per raggiungere l’Armonia, un equilibrio ideale tra uomo e natura, tra sviluppo e sostenibilità. La Cina, che utilizzando il 9% delle terre emerse, dà da mangiare al 21% della popolazione mondiale, mostra il percorso produttivo del cibo dalla terra alla tavola, arricchita dalle otto scuole di cucina, passando per i laboratori ipertecnologici che producono il riso ibrido.

china expo milan foto

Fig. 2 – Ampi spazi e giochi di luce: lo spettacolare interno del padiglione cinese

TECNOLOGIA ALL’AVANGUARDIA – Milioni di persone che affollano città lunari, cui si ispira lo skyline del Padiglione, abbagliate da mete impensabili fino a solo pochi anni fa, richiedono l’adozione di politiche nuove che accompagnino  l’eccezionale boom economico, forse oggi all’acme. L’abbandono massiccio delle campagne e l’allocazione dei fattori produttivi nelle città ha comportato dei cambiamenti sostanziali, che in Occidente si sono delineati attraverso tre secoli e in Cina solo negli ultimi anni. L’innovazione tecnologica, di cui il Paese di Mezzo ha compreso l’immensa portata, ha reso poi questi cambiamenti epocali. La Cina è all’Expo per mettere sotto i riflettori del mondo i risultati ottenuti in agricoltura e nell’industria ad essa collegata, nell’urbanizzazione e nello sviluppo sostenibile.

GLI ALTRI PADIGLIONI – Un morbido paesaggio collinare, rivestito  dalle scaglie di un sinuoso dragone rosso, sulle tranquille rive del Lake Arena, rappresenta l’imaginifico Vanke Pavillon, una multinazionale che ha ideato soluzioni abitative e gestionali innovative ma ancorate alle tradizionali dimore cinesi, che si estendevano dallo shi tang, (食堂Shítáng), luogo conviviale in cui costruire l’armonia delle famiglie che si trasforma in una location per la socializzazione, il networking e per business in co-branding e licensing. Il China Corporate United Pavilion, racchiuso in 1.270 mq  dalla Tongji Architectural Design & Research Institute Co Ltd, racconta il sogno di ogni seme, in cui è nascosta la vita, che nasce dalla luce e, attraverso i suoi cicli, cresce e si arrampica nel verdeggiante prisma centrale, fino alla sommità di una magnifica terrazza, riproducendo l’elica del DNA e simboleggiando la vitalità delle imprese cinesi. Un lavoro di équipe di un consorzio di aziende del settore tecnologico, energetico e alimentare, attente alle risorse naturali, alla food security e alla food policy, come alla visibilità dell’arte culinaria.

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Fig. 3 – Un’immagine notturna del padiglione cinese

I CLUSTER – Ai Padiglioni nazionali o delle Imprese Multinazionali, che molti paesi in via di sviluppo, purtroppo, non sono riusciti ad organizzare, si aggiungono i padiglioni collettivi – cluster – che riuniscono in un unico spazio espositivo, suddiviso per argomenti, Paesi con prodotti o caratteristiche assimilabili. Tra queste il Gruppo cinese più interessante è Huiyuan, quotato nella borsa di Hong Kong, produttore di succhi di frutta, e non solo, di elevata qualità, grazie al possesso di aziende agricole all’avanguardia nella filiera alimentare che garantiscono la salubrità necessaria ad una crescita sana. I cluster rappresentano il tratto caratteristico e fortemente innovativo dell’Expo 2015, che consente al visitatore di avviarsi per percorsi tematici e alle aziende di ottenere quella visibilità che il gap tecnologico di alcuni Paesi poveri impedirebbe.

ARMONIA CELESTE – Questo e altro racconteranno i simposi ed i workshops organizzati dai diversi dipartimenti cinesi incaricati di agricoltura ed alimentazione, e le singole aziende per uno sfruttamento ragionevole e misurato delle risorse naturali, un’attenzione particolare al riciclo ed una razionalizzazione dei consumi ancora eccessivamente random e per uno studio sempre più articolato sulle energie rinnovabili in un contesto di sostenibilità naturale e progresso razionale in un’ottica di profondo rispetto per la tradizione culturale. L’amministrazione di Xi Jinping sa bene che, per realizzare il rinnovamento della nazione, il cuore pulsante del sogno cinese, non basterà vagheggiare il benessere occidentale, nemmeno farlo assaggiare, ma si dovrà assicurare una vita sana in un contesto di sviluppo economico rispettoso del pianeta terra, che espliciti il sincretismo tra cielo e terra e tra uomo e natura, come insegna la tradizione.

Elisabetta Esposito Martino

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Karl August Wittfogel in Oriental Despotism conia la definizione di «società idrauliche» per indicare l’importanza delle opere pubbliche di carattere idraulico che in Cina risalgono agli albori della civiltà. Secondo Wittfogel (1896 -1988) fino alla fine degli anni ottanta era ancora poco indagata la sostanziale continuità che stava portando la Cina ad imporsi sul mercato internazionale, mobilitando forza lavoro e attirando ingenti capitali stranieri, attraverso una commistione di prototipi del passato remoto e di modelli ipermoderni ed iperliberisti, di cui lo studioso aveva preconizzato il successo.[/box]

Foto: Expomilano 2015

Foto: oltrelautostrada

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Elisabetta Esposito Martino

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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