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Caffè Europeo – In Francia, come Hollande, dopo Sarkozy, è incaricato di esaudire le grandi aspettative riposte in lui, così, in modo analogo, Blanc è chiamato a chiudere definitivamente l’esperienza di Domenech riscattando i Bleus dal disastro del Mondiale sudafricano, nel 2010. La Nazionale transalpina può vantare un attacco con nomi d’eccellenza e una qualità tecnica complessiva tra le migliori al mondo, cosicché le speranze dei francesi sono decisamente motivate. Con Hollande e Blanc, la Francia attende un nuovo corso: perché, in fondo, anche lo sport è politica

 

LE CHANGEMENT C’EST MAINTENANT – Dopo i propositi di grandeur dell’era Sarkozy, la Francia tenta di scrivere una nuova pagina della propria storia. L’elezione di Francois Hollande rappresenta, tuttavia, molto più di un solo cambio di rotta, poiché da molti osservatori è stata interpretata quale segnale di rottura rispetto all’Europa carolingia che procede lungo la direttrice Parigi-Berlino, ossia, in pochissime, semplici parole, un secco rifiuto della linea di Angela Merkel. Il nuovo Presidente francese, però, è divenuto anche un simbolo della sinistra europea, quasi un profeta delle forze socialiste, laiche e riformiste capace di rompere dopo trent’anni la maledizione di Mitterrand. Le aspettative nei suoi confronti riguardano tutti gli aspetti della vita del Paese, dalla politica estera, fino ai rapporti tra i poteri interni, passando per il rilancio dell’economia e il superamento dei contrasti acuiti di Sarkozy. Hollande, uscito vincitore da una campagna elettorale estremamente dura e polarizzata, è stato eletto nella speranza che divenga in Europa il portatore delle necessità di anteporre la crescita al rigore, convincendo la Germania che un allentamento dei vincoli di bilancio sia non solo fondamentale, ma anche indispensabile per la ripresa dell’Unione. Sul Presidente peseranno anche le attese per il rinnovamento dei rapporti con gli Stati Uniti e con i Paesi arabi in fermento, senza dimenticare la necessità di chiarire il ruolo della Francia in Africa, laddove la Françafrique, di per sé gravosa per il bilancio, ha condotto risultati controversi e non sempre limpidi.

 

DOPO LA TEMPESTA – Nel complesso, la situazione, – sia permesso un paragone in altri contesti inadeguato, – non è dissimile da quanto accaduto alla Nazionale francese con il passaggio da Raymond Domenech a Laurent Blanc. I Bleus, infatti, tornarono dal Sudafrica con il peggior risultato mai ottenuto in una competizione mondiale, eliminati nella fase a gironi, senza vittorie, con una sola rete all’attivo. Quanto, tuttavia, più impressionò l’opinione pubblica francese fu la vera e propria insurrezione della squadra contro Domenech, personaggio dal carattere brusco e scontroso, criticato in patria e poco amato dai propri giocatori. Durante l’incontro con l’Uruguay, infatti, Nicolas Anelka, esasperato dal clima nello spogliatoio, insultò il tecnico, gesto che fu sanzionato con l’allontanamento dell’attaccante dal ritiro. I suoi compagni, però, si mostrarono solidali con lui, rifiutandosi di allenarsi e consegnando a Domenech un duro comunicato, preludio allo sfogo violento del capitano della Nazionale, Patrice Evra, il quale, al termine della partita contro il Sudafrica, si scagliò fisicamente contro il tecnico. Già in aprile, comunque, la Francia era stata sconvolta dall’affaire Zahira, uno scandalo reso pubblico dalla televisione “M6” e che interessò Ribéry, Govou e Benzema, accusati di aver frequentato una prostituta minorenne. La reazione dell’opinione pubblica fu sostenuta dal ministro dello Sport, Rama Yade, la quale chiese che i giocatori coinvolti non fossero convocati in Nazionale. L’episodio è ancora oggetto di discussione, nonostante tutte le accuse siano cadute, poiché i calciatori dimostrarono che all’epoca fossero ignari dell’età della ragazza.

 

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L’UNDICI DI BLANC – Oltralpe, quindi, grandi aspettative accompagnano Laurent Blanc, che, durante gli ultimi due anni, ha lavorato intensamente per donare nuova credibilità ai Bleus attraverso un profondo rinnovamento della formazione e un metodo basato su discrezione e rigore. La formazione francese vanta nomi illustri e molti giocatori giovani, ma è l’attacco il reparto al quale prestare maggiore attenzione, poiché Blanc potrà contare su punte del livello di Benzema e Giroud, e sul sostegno, durante la fase offensiva, di Gourcuff, Ménez, Nasri e Ribéry. In difesa, Evra, Mèxes e Révèillere garantiscono una buona solidità, mentre a centrocampo M’Vila e Malouda hanno l’esperienza e la tecnica per compattare i ranghi, interdire l’azione avversaria e dettare i tempi della ripartenza dei tre attaccanti o dei trequartisti. Considerato che Blanc potrebbe schierare un 4-3-3, adattabile in un 4-2-3-1, la formazione non dovrebbe essere dissimile dalla seguente: LLoris; Reveillere, Mexes, Rami, Evra; M’Vila, Cabaye, Malouda; Nasri, Benzema, Ribery.

 

ALLEZ LES BLEUS! – Già vincitrice di due Europei, nel 1984 e nel 2000, la Francia giocherà nel gruppo D, affrontando Ucraina, Svezia e Inghilterra, un girone che, secondo Raymond Domenech, non costituirà un ostacolo insuperabile, ma che, in realtà, nasconde molte insidie. Laurent Blanc ha tentato di mantenere alta la tensione, e, soprattutto, di gestire l’aspetto comportamentale della squadra con fermezza, pretendendo continuità in campo e disciplina nello spogliatoio. «Il nostro obiettivo, – ha detto il tecnico, – sono i quarti di finale: non dimentichiamo da dove partiamo, cioè qual è stato il risultato dell’ultima competizione internazionale, nel 2010». La Francia ha tutte le potenzialità per condurre gli Europei ad altissimo livello, perché, da un lato, la qualità della formazione è tra le migliori al mondo, dall’altro lato, almeno sino a qui, il lavoro di Blanc è stato fondamentale per riportare la serenità tra i Bleus.

 

Beniamino Franceschini

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Beniamino Franceschini

Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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