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Caffè Europeo – La nazionale portoghese si presenta ai prossimi Campionati Europei di Polonia ed Ucraina con lo scomodo compito di affermarsi quale “sorpresa” del torneo continentale. Pur non rientrando nel gruppo delle favorite e senza alcun assillo di vittoria, la nazionale guidata in campo da Cristiano Ronaldo potrebbe essere una sorta di mina vagante del torneo. La nazionale lusitana tiene tanto alla manifestazione calcistica anche per dimenticare la dura crisi economica che ho colpito il Paese rendendolo particolarmente vulnerabile e a serio rischio di “crack” finanziario   SE ATENE PIANGE, LISBONA NON RIDE – Gli effetti della crisi mondiale dopo aver colpito Grecia e Irlanda hanno raggiunto rapidamente anche il Portogallo, provocando gravi conseguenze nel Paese sia a livello finanziario che a livello politico. Il contesto portoghese presenta gravi problemi strutturali che espongono il Paese ad un concreto rischio di bancarotta. Nonostante le elezioni anticipate del giugno 2011, in cui a vincere è stato il Partito Social Democratico (PSD) di Pedro Passos Coelho, la situazione interna al Paese è ancora fortemente instabile, tanto che nelle proiezioni della Commissione Europea, Lisbona risulta essere il più serio candidato a succedere alla Grecia nel “crack” dell’euro-zona. D’altronde la fragilità intrinseca della struttura economica lusitana è resa evidente dalla sua scarsa produttività, dall’elevato debito pubblico (alla fine del 2011 era stimato al 107,8% del PIL), dalla mancanza di competitività dell’economia portoghese, dall’alto tasso di disoccupazione che si aggira intorno al 12% – mentre quella giovanile concentrata maggiormente nelle regioni del Nord e del Sud del Paese si attesta al 20% – ed, infine, dal declassamento del rating nazionale da parte dell’agenzia statunitense Standard & Poor’s, la quale prevede una contrazione del 3% del PIL portoghese per il 2012. Ad aggravare una crisi già così radicata e diffusa si aggiunge, infine, il fatto che anche l’economia spagnola versa in condizioni critiche, visto che Madrid è il principale partner commerciale del Paese lusitano e proprio presso le banche spagnole sono depositati circa un terzo dei titoli di Stato portoghesi.   IL CALCIO COME RISCATTO SOCIALE – In Portogallo il calcio e l’hockey su prato sono gli sport nazionali per eccellenza. Come altri Paesi latini, il calcio riveste anche un ruolo importante sociale. In particolare, questo sport è visto come un mezzo di affermazione e di rivalsa. Il calcio portoghese, però, non è esente dai gravi problemi che attanagliano il Paese e come tale riflette le sue stesse difficoltà. I club portoghesi hanno accumulato debiti per oltre 800 milioni di euro e molti rischiano il fallimento (ad esempio l’Uniao Leiria). Sebbene la crisi economica abbia colpito duramente le formazioni del campionato portoghese, la passione delle tifoserie è rimasta intatta. Le squadre principali della Primeira Liga – l’equivalente della nostra Serie A – sono le due formazioni di Lisbona (Sporting Club e Benfica) e il Porto campione nazionale. Anche il tifo riflette le diverse estrazioni sociali dei cittadini portoghesi. Se la tifoseria del Benfica coincide tradizionalmente con le fasce più basse della popolazione e degli immigrati delle ex colonie africane, quella dello Sporting si identifica con i ceti più benestanti e conservatori della nazione. Anche la tifoseria del Porto ha un gruppo di supporters per caratteristiche molto vicino a quello degli “Encarnados” (i rossi del Benfica). Infatti, la maggior parte dei tifosi portisti hanno un’estrazione sociale molto umile e oltre al soprannome di “dragões” (dragoni), essi sono conosciuti anche con l’appellativo di “tripeiros”, mangiatori di trippa, piatto tipico di Oporto.   LA NAZIONALE DI CALCIO La formazione lusitana vanta una lunga tradizione di grandi giocatori del calibro di Eusebio, Luis Figo, Rui Costa e Joao Pinto. Pur non avendo mai raggiunto grandi risultati a livello nazionale maggiore – eccezion fatta per il terzo posto ai Mondiali inglesi del 1966 e per il secondo posto nell’Europeo casalingo del 2004 –, il calcio portoghese ha dato il meglio di sé soprattutto a livello giovanile, divenendo campione del mondo under-20 nel 1991. Attualmente la “selecção” lusitana occupa il 6º posto nel ranking mondiale per squadre nazionali della FIFA (Fédération Internationale de Football Association). Allenatore della nazionale è Paulo Bento, buon centrocampista di quantità e qualità dello Sporting Lisbona a cavallo degli anni ’90 e gli inizi del 2000, il quale ha ereditato una nazionale uscita malamente dal Mondiale sudafricano del 2010 e, in generale, alla deriva con la gestione di Carlos Queiroz, storico assistente del mitico Sir Alex Ferguson, allenatore del Manchester United.  
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LE STELLE I leader indiscussi della formazione lusitana sono i fenomeni di Real Madrid e Manchester United, Cristiano Ronaldo, Pepe e Nani. L’estroso Cristiano Ronaldo è il leader assoluto della squadra: ala-goleador e fuoriclasse indiscusso di livello mondiale. Il grintoso e irascibile Pepe, difensore brasiliano naturalizzato portoghese, come Cristiano Ronaldo gioca nelle fila del Real Madrid e rappresenta l’altro leader della formazione lusitana. Altro giocatore particolarmente importante nelle file della “selecção” è Nani, funambolico esterno offensivo del Manchester United. Nelle convocazioni è presente anche una vecchia presenza del calcio italiano, ossia il talento mai esploso di Quaresma, autore di una grande stagione in Turchia con la maglia del Besiktas.   IL CAMMINO VERSO EURO 2012 Il cammino di qualificazione portoghese all’Europeo ucraino-polacco non è stato agevole. Infatti, la squadra si è qualificata come seconda nel suo girone e prima di giungere appunto alla manifestazione calcistica della prossima estate ha vinto lo spareggio contro la Bosnia Herzegovina di Edin Dzeko. I lusitani sono inseriti nel girone B e se la dovranno vedere con squadre del calibro della Germania – che ha eliminato il Portogallo grande favorito per la vittoria finale ai quarti della scorsa edizione in Austria e Svizzera –, della corazzata Olanda di Sneijder, Robben, Van Persie e Van der Vaart e contro la sempre temibile Danimarca, vincitrice a sorpresa dell’edizione continentale del 1992 al posto dell’allora fortissima Jugoslavia squalificata per via della guerra nel Paese balcanico. Passano soltanto le prime due squadre di ogni girone. Insomma, sotto a chi tocca!   Giuseppe Dentice
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Redazione

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