http://en.wikipedia.org/wiki/Islamabad#/media/File:Parliament_House,Islamabad_by_Usman_Ghani.jpg
La sede del Parlamento del Pakistan
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In 3 SorsiLa ripresa dei lavori per il gasdotto tra Iran e Pakistan e la neutralità di Islamabad nello Yemen dimostrano una ritrovata volontà di collaborare. Cambiamenti in vista?

1. INTESA NUCLEARE – I 5+1 hanno riconosciuto il diritto iraniano a sviluppare un proprio programma nucleare a scopi civili e hanno previsto un graduale ritiro delle sanzioni. Ed è proprio la prospettiva di crescita economica a far esultare il vicino Pakistan. Nonostante i rapporti sempre altalenanti, i due Paesi sono legati da un accordo di amicizia del 1950, dal quale potrebbe ripartire la cooperazione in materia di energia atomica (non è un segreto che Islamabad abbia fornito ufficiosamente tecnologie e know-how a Teheran negli scorsi decenni). Inoltre, la fine del regime punitivo, permetterebbe di completare il grande progetto del “gasdotto della pace e della prosperità”. Il Pakistan potrebbe far fronte alla carenza di combustibile grazie alle riserve iraniane. Questo non senza conseguenze. Se l’intesa di aprile verrà confermata in giugno, la minoranza sciita nel Paese (circa il 20% della popolazione) potrebbe rafforzarsi ed esercitare forti influenze sul Governo di Nawaz Sharif.

2. CRISI YEMENITA – Il 10 Aprile, due giorni dopo la visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, il Parlamento, inaspettatamente, ha approvato con voto unanime la neutralità nello Yemen. Alle precedenti pressioni della coalizione sunnita per unirsi ai raid aerei, Islamabad ha risposto con la sola promessa di soccorso in caso di minaccia ai confini sauditi. Considerati la non vincolatività della decisione parlamentare e i suoi ampi poteri in campo militare, risulta inaspettato anche l’immobilismo di Sharif, molto legato ai Paesi del Golfo. Schierarsi contro gli Houthi avrebbe inasprito lo scontro settario in Pakistan. In più, riposizionare una parte delle truppe presenti lungo il confine con l’Afghanistan, avrebbe indebolito le operazioni anti terrorismo. È evidente che ci sia dell’altro: Zarif ha auspicato la partecipazione congiunta ad un tavolo per la mediazione politica dello scontro yemenita ed ha incoraggiato una futura cooperazione per affrontare le sfide regionali. Islamabad sta cautamente cercando di approfittare della mano tesa iraniana.

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Giunzione delle due branche del gasdotto Iran-Pakistan

3. ANALISI E PROSPETTIVE – Iran e Pakistan stanno rinsaldando i loro rapporti alla luce di futuri vantaggi strategici e politici resi possibili dall’accordo sul nucleare e dalle priorità nello Yemen. Il progressivo ritiro delle sanzioni apre l’economia iraniana al commercio internazionale e Islamabad non vuole rinunciare ai benefici che ne possono derivare (il gasdotto ne è solo un esempio). Allo stesso modo, non intervenire nello Yemen è un segnale di cambiamento. Per l’Iran la scelta è (quasi) scontata, soprattutto alla luce del fatto che le accuse di sostegno agli Houthi mal si conciliano con la necessità di dimostrarsi affidabili e credibili. Al contrario, il Pakistan tenta di mediare tra gli obblighi morali verso i sauditi – che hanno accolto Sharif in esilio e continuano a elargire denaro al Paese – e la volontà di confermare la disponibilità a colaborare con Teheran in futuro. Islamabad non potrà continuare a lungo questo gioco, avvicinarsi a Teheran può costare molto caro e gli Al Saud potrebbero ridimensionare i rapporti bilaterali dopo lo sgarbo subìto.

Sveva Sanguinazzi

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Breve storia della relazione Iran – Pakistan

La Persia è il primo Stato a riconoscere la sovranità del Pakistan (1947) ma, dopo un inizio idilliaco, l’armonia vacilla. Da subito, i due Paesi partecipano alla coalizione occidentale della guerra fredda, stringono rapporti bilaterali commerciali e politici e si soccorrono a vicenda, prima contro l’India (1965 e 1971), poi in chiave anti-irachena (anni Ottanta). Il colpo di Stato del generale Zia ul-Haq in Pakistan (1978) e la rivoluzione di Khomeini in Iran (1979) sconvolgono gli equilibri. L’intesa si allenta quando Teheran si avvicina all’India e Islamabad rafforza l’alleanza con Stati Uniti e Arabia Saudita (ormai nemici dell’ayatollah), dai quali riceve ingenti donazioni. La precaria situazione afghana polarizza le diplomazie (anni Ottanta e Novanta): dopo l’invasione sovietica, il Pakistan appoggia i Talebani – finanziati da Riad – mentre l’Iran difende le minoranze – brutalmente vessate. Recentemente, malgrado i partner di Islamabad contrarino Teheran, la fiducia sembra riapparsa. La duratura collaborazione economica si è estesa al campo della sicurezza e potrà intensificarsi grazie al ritiro delle sanzioni e alla condivisione di strategie in politica estera, a partire dallo Yemen.

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Sveva Sanguinazzi

Sono nata nel 1989 a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) ed ho conseguito la laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna, scrivendo una tesi sul rapporto tra Arabia Saudita e terrorismo islamico (marzo 2014). Dopo un breve soggiorno Erasmus a Copenhagen, attualmente (ottobre 2014 – giugno 2015) vivo a Tunisi, dove seguo un corso di perfezionamento della lingua araba. Una volta tornata in Italia mi piacerebbe iniziare un dottorato o un periodo di ricerca presso società private. Affascinata dai Paesi del Golfo (e più in generale da tutta la regione MENA), mi interesso di tutto ciò che riguarda il terrorismo, dell’influenza che la religione esercita sulla politica e di tribalismo.

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