Simferopol, sede del Consiglio di Stato, parlamento regionale della Repubblica di Crimea.
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In tre Sorsi – Promozione delle élite locali fedeli alla Russia, forti aiuti all’economia e repressione del dissenso: è questa la ricetta utilizzata da Mosca per governare la Crimea; ad un anno dall’annessione si propone uno sguardo sulla penisola.

1. LA POLITICA – Era il 18 Marzo 2014 quando Putin, i rappresentanti della città di Sevastopol e quelli dell’autoproclamata Repubblica di Crimea firmavano il trattato che avrebbe annesso i loro territori alla Federazione Russa. Esattamente dodici mesi dopo, i festeggiamenti per la celebrazione del “ritorno” della Crimea alla madrepatria sono culminati con un grande concerto, svoltosi in Piazza Rossa, a cui hanno partecipato più di 100.000 persone. Nell’occasione Putin ha enfatizzato in chiave nazionalista il legame storico, spirituale e di fratellanza che unisce la Crimea alla Russia; tale visione è condivisa dalla maggior parte della popolazione e tutti i sondaggi, anche quelli svolti da organismi più critici verso il Governo, rivelano questa tendenza.

Al momento, il Distretto Federale di Crimea si compone di due entità: la Repubblica di Crimea e la Città di Sevastopol. La prima è caratterizzata da un Parlamento regionale (il Consiglio di Stato) composto da 75 deputati e conta circa 2 milioni di abitanti; la seconda presenta un’assemblea cittadina di 24 membri e conta circa 320.000 abitanti. Le ultime elezioni svoltesi il 14 Settembre hanno visto prevalere, in modo alquanto prevedibile, Russia Unita. Il partito filoputiniano da anni presente in Crimea con percentuali intorno al 4%, questa volta si è aggiudicato ben 70 deputati nel Consiglio di Stato e 21 consiglieri nell’assemblea di Sebastopoli. Questa apparente rivoluzione non è stata però accompagnata da un’importazione di classe dirigente dalla Russia: il potere è stato affidato a politici filorussi già presenti nella penisola e a leader locali disposti a riconoscere il nuovo quadro istituzionale. Ad esempio, sia l’attuale Presidente della Repubblica di Crimea, Sergej Aksyonov, che il Governatore di Sevastopol, Sergej Menyalio, sono membri storici della sezione crimeana di Russia Unita, mentre molti membri dell’attuale Consiglio di Stato, tra cui l’ex Presidente della Camera Vladimir Kostantinov, erano in precedenza esponenti dell’ex partito di maggioranza della penisola, il Partito delle Regioni, dell’ex Presidente ucraino e filorusso Yanuckovic.

2. L’ECONOMIA – Sono Dimitri Kozak, vice Primo Ministro vicinissimo a Putin, e Oleg Savelyev, messo a capo del neoistituito Ministero per gli affari di Crimea, i due uomini del Governo federale ai quali è stato affidato il compito di coordinare la delicata ricostruzione economica della Crimea. La penisola si presenta come una regione geograficamente ed economicamente isolata, raggiungibile solamente partendo dal territorio russo per via aerea o per via navale; le sanzioni adottate nei confronti della Russia, inoltre, rendono di fatto impossibili gli investimenti esteri, facendo cadere sulla Russia la totalità delle “spese di annessione”. Secondo fonti governative, al momento sono stati destinati alla Crimea non meno di 131 miliardi di rubli (2,4 miliardi €) provenienti dal bilancio federale, mentre si prevede uno stanziamento complessivo di 840 miliardi di rubli (16 miliardi €), di cui 665 provenienti dal settore pubblico, entro il 2020. Tali investimenti serviranno soprattutto al miglioramento infrastrutturale della penisola, molto carente in questo settore, con collegamenti orientati soprattutto verso l’Ucraina. Rilevante in tal senso sarà la realizzazione, prevista non prima del 2018, di un ponte sullo stretto di Kerch che collegherà direttamente Russia e Crimea. La realizzazione dell’opera è già stata affidata alla SGM (StroyGazMontazh), società controllata da Arkady Rotenberg, imprenditore e amico personale di Putin. Gli investimenti in Crimea rappresentano uno sforzo finanziario notevole per la Russia, colpita nel frattempo da una forte crisi economico-finanziaria causata dal crollo del prezzo del petrolio e peggiorata dalle sanzioni internazionali. Gli effetti di questi aiuti si sono riversati in un aumento generalizzato dei salari, controbilanciato però dall’inflazione che, nella penisola, ha toccato punte del 43%, penalizzando soprattutto i dipendenti del settore privato a discapito invece dei pensionati e dei dipendenti pubblici, che hanno potuto constatare un aumento reale del proprio potere d’acquisto.

epa04133731 Crimean Premier Sergei Aksyonov shows his just received Russian Passport in Simferopol, Ukraine, 20 March 2014. Russian President Putin on 18 March 2014 signed a treaty with the Moscow-backed leaders of Crimea and Sevastopol about the two regions' accession to Russia. EPA/ARTUR SHVARTS +++(c) dpa - Bildfunk+++

Fig. 1: il Presidente della Repubblica di Crimea, Sergej Aksyonov

3. I TATARI E I DIRITTI UMANI – La repressione del dissenso rispetto all’annessione è al centro della strategia russa per il mantenimento dell’ordine all’interno della Crimea; conseguentemente risulta particolarmente grave la situazione dei diritti umani nella penisola. A partire dall’annessione sono stati denunciati 12 casi di rapimento e 7 casi di sparizione, oltre a numerose violazioni del diritto di espressione, di riunione e di associazione. Al contempo, le autorità risultano essere particolarmente tolleranti verso i gruppi nazionalisti filorussi presenti nella penisola, responsabili di violenze verso simpatizzanti filoucraini. A patire la situazione è soprattutto la minoranza tatara di fede musulmana (10% della popolazione), che ha maggiormente sofferto il passaggio della penisola dall’Ucraina alla Federazione. I tatari ricordano ancora le deportazioni staliniane del 1944 e il conseguente clima di discriminazione instauratosi da parte dei russi nei loro confronti. Non sorprende dunque che la maggior parte dei tatari abbia sentimenti filoucraini, tanto da boicottare sia il voto del referendum del 16 Marzo sia delle elezioni del 14 Settembre. Inoltre, a pesare negativamente sui rapporti con la minoranza, vi sono le decisioni delle autorità russe di marginalizzare ed epurare gli elementi progressisti o ritenuti filo-ucraini del Mejils, l’organo rappresentativo della comunità tatara, cooptando simultaneamente i pochi tatari filorussi nella classe dirigente della penisola. La politica di Mosca, però, non mira allo scontro con i tatari, quanto ad una loro inclusione in un diverso sistema politico, cercando al contempo di evitare la creazione di una minoranza islamica radicale nella regione. Le violazioni dei diritti umani in Crimea, per quanto gravi e riprovevoli, vanno quindi lette in quest’ottica e raffrontate con gli standard di repressione del dissenso politico anche in altre regioni della Federazione Russa, Nord Caucaso e Cecenia in particolare.
Difficile, invece, è fare previsioni per il futuro. Molto dipenderà da come evolveranno la crisi ucraina e  l’economia russa, ma quel che è certo è che i russi sono in Crimea per restare. La popolazione locale è tutto sommato sollevata per non essere stata coinvolta nella guerra civile che si combatte nel sud-est dell’Ucraina, e difficilmente la legalità internazionale verrà ristabilita nella penisola.

Stefano Bargiacchi

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Un chicco in più

Il Levada-Center svolge da tempo sondaggi d’opinione e ricerche sociologiche in Russia. L’organizzazione svolge le proprie attività in modo indipendente, senza influenze governative e secondo i migliori standard internazionali.

Il  Center for Strategic and International Studies propone una cronologia aggiornata degli avvenimenti concernenti la crisi ucraina, oltre a numerosi contributi sul tema.

Si riporta il testo del discorso pronunciato da Putin il 18 marzo 2014 in occasione dell’annessione della Crimea

Le Nazioni Unite e le principali ONG che si occupano del tema stanno seguendo con attenzione la situazione dei diritti umani in Ucraina.

Rapporto HRW

Rapporto AI

Rapporto UNHRC

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