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    La Libia in frantumi

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    Il 20 Marzo scorso il nostro Responsabile Scientifico Lorenzo Nannetti ha tenuto una conferenza sulla situazione in Libia presso il Club Atlantico Bologna, affiliato al Comitato Atlantico Italiano (branca italiana dell’Atlantic Treaty Association legata alla NATO).

    LA CONFERENZA – Un’ottantina di partecipanti tra esponenti delle forze armate italiane, diplomatici, ed esponenti della società civile hanno potuto capire da vicino, in modo semplice ma approfondito, la reale situazione in Libia al di là di certe esagerazioni provocate dai media. Da alcune indicazioni di base sulle caratteristiche tribali della Libia, al perché il Paese sia collassato nel caos dopo la caduta di Gheddafi, fino alle tre principali dinamiche che dal 2011 a oggi si sono sviluppate portando alla situazione attuale:

    • La crescente indipendenza delle tribu Tuareg e Toubou nel sud del Paese
    • La situazione di conflitto e moltiplicazione delle fazioni che ha dato spazio alla crescita di formazioni estremiste e terroriste, la principale delle quali è Ansar al-Sharia
    • La formazione di due “poli” o “grandi coalizioni” (per quanto sempre frammentate), ovvero la coalizione “Alba della Libia raccolta attorno alle milizie di Misurata e al governo di Tripoli, e la coalizione legata al governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk che ha ormai come esponente principale il Generale Khalifa Haftar.

    Attorno a queste tre dinamiche è stata analizzata l’emersione dello Stato Islamico in Libia, la situazione energetica del Paese e l’influenza delle potenze regionali: Turchia e Qatar da un lato, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Arabia Saudita dall’altro.

    Le tribù libiche - cortesia di geopoliticalatlas.org
    Le tribù libiche – cortesia di geopoliticalatlas.org

     

    Particolare interesse ha destato l’analisi dei rischi reali per l’Italia e l’Europa, nel quale sono stati sfatati alcuni falsi miti presentati a volte dai media, da quelli altamente improbabili (ad esempio l’uso di missili SCUD), a quelli che vanno ridimensionati senza esagerazioni (la gestione della questione immigrazione) a quelli reali (l’ulteriore peggioramento della situazione, l’estensione a Paesi vicini, la vulnerabilità della nostra opinione pubblica ai messaggi mediatici aggressivi) e valutando il reale impatto sugli interessi energetici italiani: “Sono importanti, ma se fosse proprio necessario potremmo farne a meno” ha osservato Nannetti. “L’Italia non ha il coltello puntato alla gola sull’energia”.

    COSA FARE? COSA EVITARE? – E’ stata anche l’opportunità per parlare brevemente delle opzioni italiane…Nonostante la situazione sia effettivamente seria, Nannetti ha offerto una visione oggettiva e non propagandistica della situazione, evidenziando le reali possibilità a livello diplomatico, politico ed eventualmente militare ma spiegando perché, ad esempio, non sia possibile al momento ipotizzare alcuna grande operazione militare

    “Nel caso avvenga un intervento militare, non stiamo parlando di un’operazione tipo Afghanistan o Iraq” ha detto Nannetti “Nessuno manderà 60-100.000 uomini in Libia per stabilizzare l’intero Paese, non sembra plausibile”, notando come una qualche forma di riconciliazione tra Tobruk e Tripoli sia necessaria per creare le condizioni nelle quali un aiuto militare possa essere possibile. E anche in quel caso, ci si potrebbe limitare a una opera di protezione di infrastrutture chiave e supporto, lasciando ai locali la lotta sul terreno contro gli estremisti.

    Gli interessi energetici internazionali in Libia - cortesia di geopoliticalatlas.org
    Gli interessi energetici internazionali in Libia – cortesia di geopoliticalatlas.org

     

    DOMANDE E RISPOSTE – Dopo la conferenza varie considerazioni e domande da parte del pubblico, incluso il rischio di attentato “Oggi, rispetto a qualche mese fa, è più alto perché lo Stato Islamico è in difficoltà in Siria e Iraq e un gruppo in difficoltà cerca sempre di fare qualcosa di eclatante per mostrare di essere ancora forte”.

    “Come recuperare una concordia internazionale per risolvere tutti assieme queste sfide?” è stata un’altra interessante domanda.

    Il logo del Comitato Atlantico Italiano
    Il logo del Comitato Atlantico Italiano

    La risposta di Nannetti ha mostrato le difficoltà oggettive di rinunciare agli interessi di parte. “Purtroppo ogni Paese continua a mettere davanti a tutto i propri interessi e le proprie necessità interne, e questo rende difficile trovare posizioni e mettere in pratica sforzi comuni”, dalle differenze di visione interne all’Europa sul conflitto contro Gheddafi nel 2011, alla decisione della Francia di agire da sola in Mali per non perdere tempo in discussioni, alle dispute USA-Russia sull’Ucraina che rendono difficili cooperare altrove.

    “E’ anche triste” ha concluso “che anche davanti a sfide del genere i budget della difesa continuino a essere visti da una parte consistente dell’opinione pubblica solo come un “bancomat” dal quale attingere per tappare altri buchi. Si rischia di pagarlo caro.”

    La Redazione

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Il Comitato Atlantico Italiano, a cui è affiliato il Club Atlantico Bologna, svolge, da quasi 60 anni, attività di ricerca, formazione ed informazione sui temi di politica estera, sicurezza ed economia internazionale relativi all’Alleanza Atlantica, con particolare riferimento al ruolo dell’Italia nella NATO.

    In ambito internazionale, il Comitato Atlantico Italiano assicura la presenza dell’Italia in seno all’Atlantic Treaty Association (ATA), organismo internazionale di raccordo tra la NATO e le pubbliche opinioni dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica.

    Si ringraziano gli amici di Geopolitical Atlas per il gentile supporto nel fornire alcune delle mappe usate durante la presentazione e che potete osservare in questa pagina.[/box]

    Lorenzo Nannetti
    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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