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Un vero e proprio blackout quello avvenuto in queste ultime ore in Turchia: un blocco massiccio, un attacco alla democrazia seguito da un bagno di sangue. Otto lunghe ore di attesa, con la vita del giudice Mehmet Selim Kiraz appesa ad un filo. Facciamo chiarezza e cerchiamo di capire cos’è successo veramente.

A DUE ANNI DA GEZI PARK – Il sequestro del pm all’interno del Palazzo di Giustizia Caglayan, sul versante europeo di Istanbul, avvenuto nella mattinata di ieri, porta la firma di due brigatisti del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C. Il loro gesto gridava vendetta per la morte di Berkin Elvan, il quindicenne simbolo delle proteste di Gezi Park, colpito alla testa da una capsula di gas lacrimogeno nel Giugno 2013 e poi deceduto in ospedale nel Marzo scorso senza essere mai uscito dal coma che lo aveva fatto addormentare.

ORE 13.02 – La foto del magistrato con una pistola puntata contro la testa, la bocca tappata, il viso dei sequestratori coperto, viaggia diffusa su internet. Movente dei sequestratori: la lamentata lentezza della giustizia turca. La vicenda della morte del giovane Berkin aveva commosso la Turchia, con centinaia di migliaia di persone in fila per i suoi funerali a Istanbul. Una morte che gridava vendetta, e che ha trovato il presunto autore solo poche settimane fa, per ora, tra l’altro, ancora non incriminato. Al pm Kiraz era toccato fare chiarezza sulla vicenda, con le indagini iniziate 4 mesi fa. La dinamica dell’attacco terrorista ha ancora tinte fosche, e non è a tutt’ora chiaro come i due membri del Dhkp-C (gruppo già dichiarato terrorista da Turchia, UE e USA e responsabile di un attacco kamikaze nel 2013 contro l’ambasciata statunitense ad Ankara) siano potuti entrare armati nel palazzo.

ORE 13.09 – Nel frattempo le teste di cuoio turche si mobilitano: la polizia circonda i locali al sesto piano del Palazzo di Giustizia dove si trova in ostaggio Kiraz, evacuando i locali e il personale presente. Anche il padre del giovane Berkin fa sentire la sua voce, e twitta la sua richiesta ai militanti perché lascino andare il magistrato: “Mio figlio è morto, non voglio altre morti, liberatelo!“.

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Un’immagine degli scontri a Gezi Park

ORE 15.36 – Nelle ore concitate dopo il sequestro del giudice, il commando armato, secondo l’edizione on-line del quotidiano Hurriyet, aveva avanzato alle autorità turche un ultimatum, in scadenza a metà pomeriggio. In un comunicato diffuso sul sito halkinsesi.tv il gruppo ha chiesto che entro le 15.36 locali l’agente che nel 2013 sparò il candelotto lacrimogeno che colpì Berkin Elvan alla testa facesse una confessione ‘in diretta’. Richieste forti che comprendevano anche il rinvio a giudizio degli agenti davanti a un “tribunale popolare” e la scarcerazione di coloro che sono sotto processo per aver manifestato a favore di Elvan.

ORE 15.49 – Nonostante l’ultimatum sia ormai scaduto, le trattative continuano. Il blackout colpisce però anche la stampa: secondo lo Zaman online, quotidiano già famoso per gli arresti dei giornalisti avvenuti qualche mese fa, un procuratore di Istanbul avrebbe imposto ai media di non riferire sulla vicenda del sequestro in corso del giudice Kiraz. Il tutto attraverso un’ordinanza consegnata all’Authority televisiva governativa (Rtuk). Nel pomeriggio le emittenti televisive si sono adeguate al divieto di diffondere le immagini sulla vicenda. A prendere la decisione, il Premier Ahmet Davutoglu, in base a una norma che gli consente di ordinare la “censura” per motivi di sicurezza nazionale e ordine pubblico.

ORE 19.53 – Quando il blitz delle teste di cuoio turche ha inizio, partono le raffiche delle automatiche e due esplosioni. Poi altri colpi di arma da fuoco. Nello scontro, restano uccisi i due sequestratori, mentre il giudice, ferito nell’assalto, si spegne in ospedale, nonostante il disperato tentativo di salvarlo. A confermarlo è lo stesso capo della polizia.

IL BLACKOUT PIU’ MASSICCIO DEGLI ULTIMI 15 ANNI – Nelle stesse ore in cui il giudice Kiraz veniva sequestrato, un blackout elettrico di dimensioni importanti (il più massiccio degli ultimi 15 anni, secondo il quotidiano nazionale Hurriyet) ha colpito diverse zone della Turchia, causando forti disagi in almeno 44 Province, fra cui Ankara e Istanbul. Nella megalopoli del Bosforo, tram e metro avevano smesso di funzionare. Secondo il Ministro dell’Energia, il blackout è dovuto a un problema tecnico che ha colpito le principali linee di trasmissione nella regione dell’Egeo. In diverse zone la produzione industriale è stata interrotta. Si fa dunque strada l’ipotesi, ventilata anche dallo stesso Mministro all’Energia Taner Yildiz, di un attacco ‘cibernetico’. “Si è trattato di un errore umano, un disguido tecnico o di un attacco telematico? Stiamo seguendo gli eventi con grande attenzione“.

Le ultime notizie di questa mattina fanno sapere che le autorità turche hanno arrestato 22 sospetti esponenti della fazione radicale di sinistra Dhkp-C dopo il sequestro del procuratore Kiraz. Inoltre, in mattinata un uomo armato ha fatto irruzione nella sede dell’AKP, il partito del Presidente Erdogan, ma è già stato arrestato. Vi terremo informati sugli sviluppi di una vicenda i cui contorni sono ancora in divenire.

Alessia Chiriatti

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Un chicco in più

Vi consigliamo due approfondimenti di lettura: un pezzo della BBC sui marxisti dello Dhkp-C e una descrizione della fazione estremista da parte del sito “Tracking Terrorism“.

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Alessia Chiriatti

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi sul conflitto in Ossezia del Sud ed il titolo di Master per le Funzioni Internazionali presso la SIOI. Ho inoltre conseguito il titolo di Analista delle Relazioni Internazionali con Equilibri S.r.l. Ho infine collaborato con la rivista Eurasia e presso la sede centrale del Forum della Pace nel Mediterraneo dell’UNESCO. I miei principali interessi di ricerca riguardano la politica estera della Turchia ed i suoi rapporti con Siria e Georgia, e si collocano nell’ambito della gestione dei conflitti, della cooperazione alla pace e dei Peace studies.

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