Puoi leggerlo in 3 min.

In attesa delle prossime elezioni presidenziali e dei cambiamenti nella politica economica la crescita argentina continua a rallentare. Servono misure urgenti per affrontare la scarsa competitività e l’elevata inflazione, ma i merca sembrano guardare con fiducia al futuro del Paese

DIFFICOLTÀIl caso Nisman e le recenti tensioni politiche hanno distolto l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dall’altro scenario poco favorevole in Argentina: l’economia. Il Paese sudamericano, infatti, sembra scivolare nuovamente in una delle sue ricorrenti crisi. Il rigoroso controllo dei cambi e gli elevati tassi di inflazione hanno eroso il potere di acquisto dei consumatori e colpito duramente il settore industriale, mentre lo scarso afflusso di investimenti suggerisce che, almeno nel breve periodo, non vi saranno cambiamenti rilevanti. Le caute stime del Fondo Monetario Internazionale prevedono una contrazione del PIL per l’anno in corso del 2.8% con un trend negativo per i prossimi anni, rispettivamente del 2.5% nel 2016 e del 2.2% nel 2017. Un contesto internazionale poco favorevole, caratterizzato da una  riduzione della domanda interna e bassi prezzi delle materie prime, ha reso il modello economico basato sul surplus fiscale e commerciale inadeguato a sostenere i tassi di crescita degli scorsi anni. La volatilità dell’economia argentina è così legata in maggior modo a due ordini di problemi che si ripercuotono sulla bilancia commerciale: da una parte la scarsa competitività nei mercati internazionali, dall’altra la svalutazione della moneta.

VECCHIO DILEMMA – Le grandi opportunità di crescita e i vantaggi competitivi iniziali della svalutazione del peso (la moneta del Paese) e del contesto internazionale, favorevole per gli alti prezzi delle commodities, sono stati persi a causa dell’inflazione. Quest’ultima è un problema persistente che nemmeno il Governo della Kirchner è riuscito a dominare e di cui non sempre sono stati forniti dati attendibili e trasparenti; mentre secondo le statistiche ufficiali, i prezzi dal 2010 al 2012 sono cresciuti annualmente al ritmo del 10%, per gli analisti del FMI l’inflazione è oltre il 20%. L’Argentina è il secondo Paese al mondo con i tassi più elevati d’inflazione (la precede solo il Venezuela) e le politiche di contenimento dei prezzi si sono rivelate con il tempo inadeguate a frenare gli effetti sulla distribuzione dei beni. Secondo i dati della Confederazione argentina delle PMI, solo nello scorso anno, si è registrata una contrazione del mercato interno del 4,9%. La distorsione dei prezzi non solo ha generato sfiducia nella popolazione, gli aumenti salariali non hanno compensato l’aumento dei prezzi, ma soprattutto tra gli investitori esteri. Il calo dei prezzi delle materie prime, in particolar modo la soia, ha generato, invece, una stretta sulla valuta estera proveniente dalle esportazioni e di conseguenza difficoltà ad acquisire le materie prime necessarie allo sviluppo industriale. Nel primo bimestre 2014, infatti, il saldo positivo della bilancia commerciale è stato di 79 milioni di dollari, il risultato più basso degli ultimi 14 anni, per effetto della minore competitività dei prodotti, dell’aumento dell’import di energia e del calo dei prezzi internazionali dei prodotti agricoli esportati come soia, mais e farina.

Embed from Getty Images

L’inflazione continua a tormentare l’economia argentina

ACCESSO AL CREDITO – Le difficoltà di accesso al credito internazionale, la scarsa credibilità del Governo argentino nei mercati finanziari e l’inversione di tendenza dei prezzi delle materie prime, grazie al rallentamento delle più grandi economie emergenti in particolare la Cina, hanno reso Buenos Aires sempre più dipendente dallo scenario internazionale. Cristina Kirchner ha cercato di prendere tempo per traghettare il Paese all’inizio del nuovo anno, concludendo un accordo di interscambio di moneta, (currency swap), con la Cina. Lo scorso Luglio il presidente Xi Jinping ha concesso, così, l’erogazione di un prestito di 815 milioni di dollari vincolati all’acquisto d’importazioni cinesi e al finanziamento di opere legate al gigante asiatico, che ha dato ossigeno alle casse della Casa Rosada. Nonostante il clima di incertezza, sia sotto il profilo economico sia politico, che aleggia nel Paese, la borsa e il mercato internazionale danno nuova fiducia all’Argentina. Da inizio anno i titoli pubblici hanno recuperato posizioni e il “rischio paese”, misurato attraverso lo spread di rendimento tra i tango bond e i titoli di Stato statunitensi è diminuito del 19%.

IL FUTURO – La fiducia dei mercati è in contrasto con l’attuale crisi politica, ma il mondo della finanza guarda già al prossimo anno, certi che l’opposizione, seppur frammentata, avrà posizioni più vicine al mercato e mostrerà un atteggiamento di apertura per la risoluzione della controversia sugli “hedge fund”. Quel che è certo è che, oltre la credibilità, il successore di Cristina Kirchner dovrà attuare misure per favorire l’aumento di competitività e la crescita finanziaria. A otto mesi dalle elezioni presidenziali è difficile che l’attuale Governo possa attuare i provvedimenti necessari a risanare nell’immediato la situazione; piuttosto, il vincitore delle prossime presidenziali si troverà di fronte uno scenario economico di recessione, inflazione e mancanza di investimenti nel medio periodo. Nonostante l’economia argentina continuerà a dipendere dall’andamento del mercato internazionale, su cui l’influenza del Governo avrà poco conto, importanti cambiamenti dovranno essere attuati sul fronte interno; la crescita economica dipenderà sempre più dall’aumento di investimenti per sviluppare la sua capacità produttiva e dalla riconquista delle libertà economiche. Un netto cambio di strategia sembra necessario, e per scongiurare una nuova crisi le riforme dovranno concentrarsi sul contrasto alla fuga di capitali e al rafforzamento del comparto industriale.

Annalisa Belforte 

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]

Un chicco in più

Il think tank americano Heritage Foundation nella classifica annuale sulla libertà economica ha dato all’Argentina il posto numero 169 su 178. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

[/box]

 

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome