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La morte del pubblico ministero, Alberto Nisman, che indagava sull’attentato terroristico all’AIMA, ha riaperto le ferite del popolo argentino. Il malcontento dell’opinione pubblica è stato alimentato dalla risposta di Cristina Kirchner, confusa e poco credibile, rendendo il tema della giustizia una necessità da affrontare con urgenza

IL CASO – Luglio 1994: l’Argentina è scossa dall’attentato all’Asociación Mutual Israelita Argentina (AIMA) in cui persero la vita 85 persone e oltre 150 rimasero ferite. A distanza di oltre 20 anni nessuno è stato portato in giudizio e il pubblico ministero Alberto Nisman, chiamato ad investigare sul caso, lo scorso 18 gennaio è stato trovato ucciso nella sua abitazione. Vi sono forti dubbi sulla causa del decesso e il contorno della vicenda rende ancora più oscuri gli aspetti irrisolti del caso. Il giorno seguente alla sua morte il procuratore avrebbe dovuto depositare davanti al Congresso il dossier con le prove delle accuse mosse alla Presidente, Cristina Fernández de Kirchner, di aver insabbiato le indagini sull’attentato terroristico. La conclusione del lavoro di Nisman e di Marcelo Martínez Burgos indicarono, nel 2006, il Governo iraniano come mandante dell’attentato e Hezbollah come esecutore materiale. Secondo il magistrato, a capo delle indagini dal 2004, su decisione dell’ex presidente Néstor Kirchner, l’attentato è da interpretare come una sorta di “prolungamento” della guerra a Israele in terra latinoamericana. In quegli anni le accuse di Nisman erano condivise e sostenute dal Governo. Tuttavia, nel 2013, a seguito di un memorandum d’intesa con l’Iran,  la Kirchner e il Ministro degli Esteri Hector Timerman avrebbero volutamente coperto il coinvolgimento dei sospettati di Teheran per ottenere dei prezzi di favore nelle forniture di greggio.

CHIAREZZA – La notizia della morte del procuratore riapre la ferita del popolo argentino per il maggior attacco terroristico subito dopo il ritorno della democrazia. L’impatto sull’opinione pubblica di allora fu molto forte: per la prima volta il Paese dovette fare i conti con il terrorismo di matrice islamica. La ferita non è ancora stata rimarginata, perché non sono ancora stati assicurati alla giustizia gli autori.  Le numerose manifestazioni, che hanno agitato Buenos Aires e le altre città argentine, dimostrano come la morte di Nisman sia un caso politico-istituzionale più che giudiziario. L’opinione pubblica è scesa in piazza e migliaia di persone, con cartelli Yo soy Nisman che riprendono il “Je suis Charlie” di solidarietà alla strage di Parigi, hanno espresso dissenso e distacco dalle istituzioni, rivendicando la necessità di fare chiarezza sugli eventi. Le indagini proseguono senza dare, fin’ora, alcuna certezza sulla causa del decesso, anche se sembra sempre più veritiera l’ipotesi dell’omicidio. Per un Governo che ha messo al centro della sua retorica i diritti umani, le accuse che la giustizia possa essere sovrastata dagli interessi commerciali rappresentano un duro colpo. Lo Stato Argentino per lungo tempo ha ignorato le vittime dell’AMIA e la mancanza di misure per evitare violazioni di tale portata alimentano il timore che possano ripetersi. Il generale sospetto che difficilmente si arriverà alla verità riapre il dibattito sulla condotta del Governo, tra le cui responsabilità ricade la sicurezza e la salvaguardia dei cittadini.

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Il procuratore argentino Alberto Nisman

L’IMPUNITÀ – Mentre le questioni giudiziarie vanno avanti di pari passo con il dibattito, interno e internazionale, lontano dalla verità,  la questione centrale rimane la giustizia per le vittime. Il problema dell’Argentina di oggi sembra essere l’impunità. Il cambiamento avvenuto nel Paese dal 1983, con la transizione alla democrazia, ha portato a diversi risultati positivi come la riforma delle forze armate, le operazioni di mantenimento della pace, e la cooperazione regionale oltre ad aver rafforzato le credenziali in termini di diritti umani. Nonostante ciò vi sono alcuni aspetti che radicano il sentimento negativo della popolazione nei confronti dell’impunità e della giustizia. L’inefficienza del sistema giudiziario è tornata sotto i riflettori con la morte del magistrato, alimentando la necessità di un’interpretazione democratica delle forze di sicurezza. Un sistema di intelligence estremamente politicizzato, il cui vertice non è stato mai riformato dopo il ritorno della democrazia, e i problemi che pervadono il sistema giudiziario e l’apparato di pubblica sicurezza sono un fatto noto tra i cittadini. La corruzione dilagante e gli scandali che hanno coinvolto anche esponenti politici rendono difficile superare il velo d’impunità che danneggia la democrazia e risveglia la sfiducia del tessuto sociale.

SCARSA CREDIBILITÀ – Il caso Nisman avrà importanti conseguenze nel panorama politico argentino e porterà cambi istituzionali profondi. Di fronte a  tale situazione gli attori politici, in particolare il Governo in carica, dovranno dare risposte concrete attraverso una trasparente condotta delle indagini, oltre a definire le responsabilità. L’Argentina, e non solo, si aspetta maggiore chiarezza dalle azioni di Governo. La risposta della Kirchner, prima sostenendo che si fosse trattato di un suicidio poi accusando gli agenti dell’intelligence, hanno fatto ridotto la capacità da parte della Presidente di modellare il dibattito politico. Il cambio di posizione, accentuato dalle dichiarazioni attraverso Facebook e Twitter, la polemica con il quotidiano “Clarín” e l’ipotesi di un complotto nei suoi confronti hanno reso poco credibile la comunicazione istituzionale. La morte di Nisman ha eclissato le precedenti preoccupazioni sopra il default del debito sovrano, gli scandali di corruzione legati al Governo, e la difficile congiuntura economica. La situazione rischia di alimentare le tensioni politiche presenti nel Paese, alle soglie delle elezioni politiche dell’ottobre 2015 in cui il tema della giustizia avrà una particolare rilevanza, e richiama l’attenzione sulla visione peronista della politica estera, imperniata su tre pilastri: integrazione regionale sudamericana, indipendenza dalle istituzioni finanziarie internazionali e protezionismo. Le opposizioni, seppur incapaci  di interpretare una valida alternativa al Kirchnerismo, vorrebbero, invece, una svolta nella politica economica e un posizionamento internazionale maggiormente legato all’occidente. Il futuro del Sud America potrebbe dipendere molto dalle posizioni argentine, ma per ora la priorità è la necessità di condurre un’indagine efficace sulla morte di Nisman e dare giustizia alle vittime  dell’AIMA. Solo così l’Argentina potrà contrastare il processo di erosione della credibilità interna e internazionale delle sue istituzioni.

Annalisa Belforte

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Un chicco in più

Il report delle indagine concluse da Alberto Nisman e Marcelo Martínez Burgos è disponibile a questo link.

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1 commento

  1. Vengono solo molte domande, anche tacendo quelle, inquietanti, sul delitto Nisman (faccenda luridissima). Chi decide, chi giudica la credibilità delle istituzioni argentine? I “fondi avvoltoio” che chiedono soldi a un paese sempre sull’orlo di un secondo default? Quell’Occidente che sostenne la criminale dittatura che annientò i giovani e le energie migliori del paese?
    E poi: perchè l’Italia ha rapporti così limitati con quello che nel bene come nel male è il secondo paese più “italiano” sulla faccia della terra? Tutto ciò che accade a loro, potrebbe benissimo accadere da noi, e viceversa.

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